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Cosa nasconde il processo che vede a confronto AT&T e Antitrust Usa?

L’Antitrust ha bloccato l’acquisizione da parte di AT&T di Time Warner per problemi di concorrenza. Ma il “no” di Trump potrebbe mascherare la voglia di vendetta politica. Articolo di Giusy Caretto

Ha preso il via quello che è stato ribattezzato  il processo del secolo. Da una parte AT&T dall’altra Donal Trump (meglio, l’Antistrust Usa): la prima prova a portare a compimento l’acquisizione da 85 miliardi di dollari di Time Warner, mentre l’amministrazione a stelle e strisce è convinta che un matrimonio come questo possa danneggiare la concorrenza.

GLI OBIETTIVI DI AT&T

AT&T ci tiene in modo particolare ad Time Warner e pur di accaparrarsi l’azienda, aveva messo sul piatto ben 85 miliardi di dollari. Grazie alla fusione, Randall Stephenson, numero uno di At&T, potrebbe dar vita ad un gigante dei media a tutto tondo, allargando il core business dell’azienda di telecomunicazioni, affinchè possa offrire ai clienti non solo servizi (banda larga) e tv satellitare, ma anche contenuti esclusivi.

Per AT&T questa non è la prima acquisizione nel mondo dei media (lo scorso anno per quasi 50 miliardi di dollari ha comprato l’operatore di televisione satellitare DirecTV), ma è decisamente il salto di qualità che ogni azienda attende.

PERCHE’ L’ANTITRUST OSTACOLA LA FUSIONE

Per le autorità, la fusione porterebbe alla nascita di una nuova realtà le cui dimensioni ridurrebbero le opzioni sul mercato e genererebbero aumenti dei prezzi, a tutto svantaggio dei consumatori. Time Warner, ricordiamo, vanta nel suo portafoglio canali popolari e prestigiosi quali Hbo e Cnn. L’unione “causerebbe gravi danni ai consumatori americani, aumenterebbe il loro canone Tv mensile e limiterebbe l’innovazione”, aveva spiegato il repubblicano Makram Delrahim, il responsabile della divisione antitrust.

Delrahim è convinto che con la fusione, AT&T avrebbe una posizione troppo dominante nel settore della Pay-Tv. Posizione, questa, che gli consentirebbe di ricattare o indebolire sistemi rivali di distribuzione con la rimozione del contenuto di qualità di Time Warner.

 RESISTERE AI COLOSSI DI INTERNET

Di questi tempi, comunque, bisogna pur capire le motivazioni di At&T: la fusione fusione verticale, tra reti e content, sarebbe legittimata dalla voglia di tener testa ai colossi di Internet, quali Google, Facebook, Netflix, Amazon, sempre più impegnati in progetti mediatici capaci di divorare pubblicità.

UN PROCESSO DA TENER D’OCCHIO

La guerra legale in corso tra AT&T e Antitrust attira l’attenzione di tanti: il processo, infatti, potrebbe avere importanti conseguenze anche per i passati e i futuri merger. Mentre una vittoria di AT&T in tribunale potrebbe spianare la strada ad altre importanti fusioni (si guardi a Comcast, gigante delle Tlc, interessato a 21st Century Fox di Rupert Murdoch, o a catene di farmacie che vogliono lanciarsi anche nel campo dell’assicurazione medica): una vittoria dell’Antitrust potrebbe fissare nuovi ed importanti paletti per i merget futuri, ridisegnandone le regole e i confini.

IL PRECEDENTE

In realtà, qualcosa da cui il giudice può prendere spunto ci sarebbe. Nrl 2011, Comcast si è fuso con NbcUniversal: l’amministrazione Obama diede il via libera al matrimonio finanziario fissando alcuni condizioni che potessero garantire il rispetto della concorrenza.

UNA VENDETTA DI TRUMP?

A Delrahim, però, sembra che le condizioni non piacciano e che la questione non sarà di facile risoluzione. Proprio questo, però, solleva importanti dubbi: che Trump, con il suo secco “No” voglia colpire la CNN, accusata di essere troppo critica nei confronti del Presidente.

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