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Facebook at work. Così Zuckerberg sfida LinkedIn

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Linkedin

Mark Zuckerberg, stando alle indiscrezioni, intende lanciare Facebook at work, una versione parallela della sua primogenita creatura che servirà ai colleghi di lavoro per interagire tra di loro. Facebook oggi vanta una rete con 1,35 miliardi di utenti mensili, di cui due terzi visitano il sito quotidianamente, ma molte imprese impediscono loro l’accesso durante l’orario di lavoro.

Negli Stati Uniti gli utenti passano circa 40 minuti su Facebook su un totale di 9 ore complessive passate su internet. Facebook at work potrebbe essere l’opportunità per aumentare il numero di ore trascorse sul social network e quindi accrescere anche le visualizzazioni e i click sui banner pubblicitari. Potrebbe nascere, inoltre, una versione “ad hoc” da vendere alle imprese.

Non si tratterebbe di un nuovo social network ma di “un nuovo sito” molto simile al primo per non disorientare gli utenti che userebbero le stesse credenziali di sempre e potrebbero chattare con i colleghi e condividere con loro i documenti, così come già fanno con Google Drive e Dropbox. Vi sarà lo spazio dedicato alle notizie, ai gruppi e agli aspetti privati della propria vita come le foto dei viaggi o i video degli eventi speciali, che saranno oscurate ai colleghi di lavoro perché le due identità (quella personale e quella lavorativa) saranno separate, a meno che non si abbiano gli stessi in entrambi i Facebook.

Facebook at Work punterà a fare concorrenza anche a Slack, un servizio molto diffuso tra le aziende della Silicon Valley che funziona come una sorta di chat aperta all’interno della quale condividere e modificare documenti, immagini o video oppure organizzare sessioni di lavoro. A subire maggiormente degli effetti negativi sarà Outlook e tutti i servizi e-mail che, fatta eccezione forse per Gmail e Yahoo mail, non potranno che veder diminuire i loro utenti.

Ma il vero obiettivo di Facebook at work è LinkedIn che conta 90 milioni di utenti attivi mensili e che nell’ultimo trimestre ha registrato un +45% dei ricavi pari a 568 milioni di dollari. Tali ricavi non provengono solo dalla pubblicità (19%) ma essenzialmente si basano ai dati venduti alle società che reclutano personale (61%) e solo un’altra piccola parte deriva dagli account premium (20%).

Twitter, invece, è in difficoltà sia per quanto concerne la crescita degli utenti sia dal punto di vista finanziario e questo ha portato all’abbandono di vari manager come l’ex capo delle news Viviane Schiller, il capo degli ingegneri Christopher Fry, il cfo Mike Gupta, il capo del prodotto Michael Sippey.

Il social network del cinguettio, negli ultimi tre mesi, ha registrato ricavi del 114% pari a 361,3 milioni di dollari ma il bilancio resta in rosso con un aumento delle perdite di oltre 100 milioni di dollari rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il dato maggiormente negativo è quello relativo agli utenti mensili (284 milioni), saliti solo del 5% rispetto al secondo trimestre.

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