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Al via la consultazione online sulla Costituzione di internet

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Nel preambolo si premette che: “questa Dichiarazione dei diritti in Internet è fondata sul pieno riconoscimento di libertà, eguaglianza, dignità e diversità di ogni persona”, concetto ribadito fin dal primo dei 14 punti. Poi viene difeso il diritto che ogni utente ha di “accedere a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”, con una particolare attenzione rivolta alle persone con disabilità. Il terzo principio riguarda la neutralità della rete e garantisce che ogni persona abbia “il diritto che i dati che trasmette e riceve in Internet non subiscano discriminazioni, restrizioni o interferenze in relazione al mittente, ricevente, tipo o contenuto dei dati, dispositivo utilizzato, applicazioni o, in generale, legittime scelte delle persone”.

Il quarto punto è forse il più importante perché tratta della tutela dei dati personali che deve garantire il rispetto della dignità, dell’identità e della riservatezza dell’utente internet. “I dati  – si legge nel testo – devono essere trattati rispettando i principi di necessità, finalità, pertinenza, proporzionalità e, in ogni caso, prevale il diritto di ogni persona all’autodeterminazione informativa” e “possono essere raccolti e trattati solo con il consenso effettivamente informato della persona interessata o in base a altro fondamento legittimo previsto dalla legge”.

Tale consenso è revocabile e deve essere accompagnato dalle dovute autorizzazioni. Si vietano altresì l’accesso e il trattamento dei dati personali con finalità che indirettamente discriminatorie. Nel punto successivo si stabilisce il “diritto di accedere ai propri dati, quale che sia il soggetto che li detiene e il luogo dove sono conservati, per chiederne l’integrazione, la rettifica, la cancellazione secondo le modalità previste dalla legge” e si prescrive che tali dati vengano conservati per un tempo limitato. La Carta però prevede anche che la magistratura possa accedere a tali dati soltanto previa autorizzazione e solo nei casi e nei modi stabiliti dalla legge.

Col diritto all’identità si stabilisce che gli utenti possano fornire: “solo i dati strettamente necessari per l’adempimento di obblighi previsti dalla legge, per la fornitura di beni e servizi, per l’accesso alle piattaforme che operano in Internet”.  

Il 9 e il 10 punto garantiscono l’anonimato e il diritto all’oblio. Con anonimato si intende il diritto a “comunicare elettronicamente in forma anonima per esercitare le libertà civili e politiche senza subire discriminazioni o censure” che può essere infranto solo se esiste un interesse pubblico e nei casi previsti dalla legge a seguito di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. L’oblio si rifà alla possibilità “di ottenere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza”.

Tale diritto non limita però la libertà di ricerca e il diritto dell’opinione pubblica a essere informata. Gli altri diritti concernono la libertà di manifestazione del pensiero, la difesa all’incitamento e all’odio, e  la correttezza chiarezza che i responsabili delle piattaforme digitali devono rispettare nei confronti dei loro utenti. Il tredicesimo punto tutela la dimensione culturale ed educativa di internet che le istituzioni sono tenute a promuovere. L’ultimo punto sembra quasi un appello alla comunità internazionale perché ogni persona si veda riconosciuta i propri diritti in rete sia in patria che all’estero.

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