Innovazione

Come funzionerà e chi colpirà la web tax. Fatti, numeri, commenti e polemiche

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Tutti i dettagli sulla web tax prevista dal governo nella nuova manovra e gli effetti su Amazon, eBay, Facebook, Booking, Airbnb e non solo. La posizione del governo, le analisi degli esperti e le reazioni di Confindustria

Arriva la Web tax per finanziare la Manovra: il governo inserirà la nuova misura attraverso il pacchetto di modifiche che dovrebbe arrivare a breve in commissione Bilancio al Senato.

La tassa al 3% è destinata alle imprese che si occupano di commercio, ma anche a quelle che vendono dati e fanno pubblicità online. Ecco tutti i dettagli.

L’ANNUNCIO DI GIUSEPPE CONTE

“Si prevede l’istituzione di una imposta sui servizi digitali gravante sui soggetti che nell’esercizio di attività di impresa prestino servizi digitali e che superino determinate soglie di ricavi”, ha detto il premier Giuseppe Conte.

LE PAROLE DI DI MAIO

A chiarire maggiormente quanto detto dal premier Conte è stato il ministro dello Sviluppo economico, Luigi di Maio, assente in Aula durante l’intervento del Presidente del Consiglio: “Sarà una tassa per i big della rete e solo per loro”.

COME SARA’ LA WEB TAX

Non sono stati rivelati tutti i dettagli (si pensi ai tempi), ma si prevede un prelievo del 3% sulle imprese con un ammontare complessivo di ricavi ovunque realizzati non inferiore a 750 milioni e uno di ricavi derivanti da servizi digitali, realizzati nel territorio dello Stato non inferiore a 5,5 milioni (i ricavi sono assunti al lordo dei costi e al netto dell’imposta sul valore aggiunto e di altre imposte indirette).

L’imposta si applica ai ricavi derivanti dalla fornitura dei servizi di ”veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia; messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi; trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale”.

L’ANALISI DI ITALIA OGGI

“La nuova web tax italiana guarda all’Europa e mira ad Amazon ed eBay”, scrive oggi il quotidiano Italia Oggi: “Imposta del 3% per le imprese che gestiscono piattaforme digitali attraverso cui vengono venduti beni e servizi, con fatturato globale pari ad almeno 750 milioni di euro di cui 5,5 milioni derivanti da servizi digitali. Il prelievo inciderà anche sulla vendita di pubblicità online e sulla cessione dei «big data» di contenuti generati dagli utenti dei siti”

IL COMMENTO DEL SOLE 24 ORE

“La web tax confezionata dal Governo si sviluppa su tre “vie” – ha commentato oggi il Sole 24 Ore – pubblicità mirata agli utenti della rete on line; fornitura di servizi venduti su piattaforme digitali (la definizione di marketplace è così ampia che verrebbero ricompresi anche i nuovi operatori della ristorazione come Deliveroo o Justeat o ancora le piattaforme che offrono alloggio come Airbnb, Booking, così come il marketplace di Facebook dove si vendono a basso costo beni usati e nuovi); trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo sempre di un’interfaccia digitale”

FINANZIARE REDDITO CITTADINANZA

I ricavi della web tax finanzieranno il reddito di cittadinanza: la misura dovrebbe garantire un gettito di 150 milioni nel 2019 e di 600 milioni l’anno nel biennio successivo.

SERVONO 4 MESI PER APPROVAZIONE NORMA

La misura non prenderà avvio a gennaio: per l’approvazione, infatti, serviranno almeno 4 mesi, e un decreto ministeriale ad hoc Mise-Mef.

LA PREOCCUPAZIONE DI ANITEC-ASSINFORM

“La scelta del Governo di aumentare le entrate inserendo una imposta sui servizi digitali preoccupa perché, sebbene si applichi soltanto a grandi imprese globali, rischia di ripercuotersi anche sulle piccole e medie imprese italiane che utilizzano i servizi digitali per promuoversi o vendere i propri prodotti”, ha affermato Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende dell’Ict. Servirebbe “una normativa almeno europea e auspicabilmente OCSE uniforme per non penalizzare la competitività italiana che sconta un livello impositivo già molto alto”.

“Inoltre la modalità di inserimento nel maxi emendamento, senza proficuo confronto con le categorie e con gli operatori che conoscono il settore, come invece avviene in sede Europea, rischia di produrre una norma sbilanciata e dalle coperture quanto meno incerte. Le entrate ipotizzate dal Governo sembrano infatti molto superiori rispetto alle stime del mercato”, ha aggiunto Gay.

IL COMMENTO DI GIORGETTI

“Della web tax si discute da tempo, non è che l’ha imposta Moscovici. Il problema di come tassare delle situazioni che grazie alle regole sfuggono alle transazioni nazionali per andare verso i paradisi fiscali, è una questione di oggi ma soprattutto di domani”. Così il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, a margine della presentazione di un libro a Palazzo Chigi. “Non è giusto che andiamo a tassare il povero artigiano o il commerciante stanziali – ha aggiunto – che non hanno mai pensato di andare alle Cayman per stabilire la loro sede fiscale, mentre le multinazionali che guadagnano miliardi possono tranquillamente farlo. E’ giusto e doveroso che il legislatore si occupi anche di questo, per non tassare sempre i soliti poveri noti che sgobbano 20 ore al giorno”.

 

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