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Usa, tutti i finanziamenti pubblici per lo sviluppo di semiconduttori

Chip Stellantis

Il Senato Usa ha approvato a larga maggioranza un provvedimento per finanziare con 50 miliardi lo sviluppo e la realizzazione di semiconduttori per contrastare la Cina

 

Il Senato Usa ha votato lo US Innovation and Competition Act (Usica), un disegno di legge per fronteggiare la minaccia tecnologica della Cina.

Con 68 sì e 32 no i senatori Usa hanno dato il primo via libera a investimenti per 250 miliardi di dollari su intelligenza artificiale, scienza quantistica e produzione di chip e semiconduttori.

Repubblicani e democratici hanno superato quindi le differenze e unito le forze per approvare uno dei più importanti interventi del governo americano nella politica industriale. L’ambizioso piano nel settore della scienza e della tecnologia è presentato come un testo “storico” per contrastare la minaccia economica della Cina e il suo modello “autoritario”.

Non solo, la mancata espansione della produzione nazionale di semiconduttori o il reindirizzamento delle catene di approvvigionamento di terre rare, affermano i sostenitori del provvedimento, potrebbero lasciare gli Usa in uno svantaggio strategico negli anni a venire.

Il disegno di legge ha guadagnato sostegno dopo anni in cui gli Stati Uniti si sono opposti ai sussidi governativi per l’industria privata, che si tratti di Airbus in Francia o Huawei in Cina, sottolinea il New York Times.

Lo US Innovation and Competition Act deve ora passare alla Camera dei Rappresentanti per essere inviato alla Casa Bianca per la firma del presidente Joe Biden.

Tutti i dettagli.

GLI STANZIAMENTI PREVISTI

La misura bipartisan del Senato Usa stanzia circa 190 miliardi di dollari per disposizioni volte a rafforzare la tecnologia e la ricerca e lo sviluppo in settori chiave come l’intelligenza artificiale e la scienza quantistica.

Nella sua forma attuale, il disegno di legge prevede anche un aumento del 30% dei finanziamenti per la National Science Foundation. Stanziati 29 miliardi di dollari per una nuova direzione scientifica che si concentri sulle scienze applicate.

52 MILIARDI DI DOLLARI ALL’INDUSTRIA DEI SEMICONDUTTORI

Ma al centro dello US Innovation and Competition Act c’è anche il sussidio all’industria americana dei chip.

Il testo prevede infatti l’approvazione di una spesa di 52 miliardi di dollari in cinque anni per incoraggiare la fabbricazione negli Stati Uniti di chip e semiconduttori. Quest’ultimi al momento principalmente prodotti in Asia.

Il finanziamento è destinato sia a dare impulso ai produttori nazionali sia ad attirare i migliori produttori di semiconduttori stranieri per aprire una nuova produzione avanzata negli Usa.

Il senatore John Cornyn, un repubblicano in passato critico nei confronti dei finanziamenti governativi all’industria, ha dichiarato in merito al finanziamento dei semiconduttori: “Francamente, penso che la Cina non ci abbia lasciato altra scelta che fare questi investimenti”.

LE PRESSIONI DELLE BIG TECH E DEI GRUPPI AUTOMOTIVE

Nei mesi scorsi i gruppi dell’automotive hanno sollecitato l’amministrazione Biden per garantire la fornitura di chip per le fabbriche di automobili. L’industria automobilistica ha risentito particolarmente della carenza di semiconduttori.

Al momento gli analisti ritengono che la carenza globale di chip persisterà fino al 2022. Ma anche l’industria tech risentirà della crisi dei chip.

E la Semiconductors in America Coalition ha messo in guardia sull’azione del governo che non dovrebbe favorire un singolo settore. Tanto che il mese scorso anche le big tech come Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon si sono unite alla coalizione con i produttori di chip come Qualcomm e Intel per fare pressione sul governo degli Stati Uniti.

La coalizione ha chiesto dunque al Congresso di approvare lo stanziamento di 50 miliardi di dollari per la ricerca e la produzione di semiconduttori.

BIDEN CORSO AI RIPARI PER LA CARENZA DI CHIP

Per fronteggiare le crescenti preoccupazioni per la carenza globale di semiconduttori, all’inizio di quest’anno Biden ha firmato un ordine esecutivo.

L’ordine richiedeva una revisione governativa di 100 giorni delle catene di approvvigionamento per affrontare le carenze nell’acquisizione di chip.

L’INDAGINE SULLE SUPPLY CHAIN

“Ieri, l’Amministrazione Usa ha pubblicato i risultati di un’indagine sulle supply chain globali” ha riportato Il Sole 24 Ore. “L’obiettivo era valutare i rischi della dipendenza del Paese dall’import di merci strategiche, semiconduttori, batterie, terre rare, farmaci e principi attivi. Il report raccomanda di aumentare la produzione manufatturiera e ridurre la dipendenza da competitori strategici, come la Cina, appunto. Con una retromarcia rispetto all’ideologia del libero mercato: «Per troppo tempo, gli Usa – si legge – hanno accettato come inevitabili alcuni aspetti della globalizzazione, in particolare il timore che imprese e capitali corrano ovunque ci siano i salari, le tasse e le regolamentazioni più basse». Secondo il documento, è il momento di introdurre «imposte, tutele del lavoro, standard ambientali, che aiutino a far sì che la globalizzazione funzioni per gli americani in quanto lavoratori e famiglie e non semplicemente come consumatori»”.

“La nuova task force sulle catene di approvvigionamento sarà guidata dai ministri del Commercio, Agricoltura e Trasporti. Dovrà individuare le aree dove domanda e offerta non sono allineate, in settori come edilizia e costruzioni, semiconduttori, trasporti, agricoltura e alimentare. Con un occhio alle vulnerabilità emerse in questi mesi e l’obiettivo a lungo termine di impedire che si ripetano”.

LA REAZIONE DI PECHINO

Poche ora dopo il voto del Senato americano, il Parlamento cinese ha espresso forte indignazione e una risoluta opposizione al disegno di legge, ha riferito l’agenzia cinese Xinhua, come riportato da Agi.

Ciò che colpisce di più della legislazione americana — fa notare il New York Times — è il grado in cui i progetti finanziati dal disegno di legge sono strettamente paralleli a quelli del programma cinese “Made in China 2025”. Il programma cinese incanala enormi spese governative in tecnologie in cui il paese sta cercando di essere indipendente da fornitori esterni. Il governo di Pechino ha annunciato la sua iniziativa sei anni fa.

Segno che gli Usa non intendono perdere terreno nei confronti del Dragone.

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