Dopo aver ulteriormente ristretto l’accesso a Telegram, la Russia ha definitivamente bloccato WhatsApp, che verrà sostituito da Max, un’app di messaggistica sviluppata su ordine del presidente Vladimir Putin, che già da settembre scorso viene installata di default su tutti i cellulari, i tablet e le smart tv venduti nel Paese.
È la stretta finale di Mosca sulla privacy, infatti, secondo diversi esperti e dissidenti è molto probabile che il governo voglia usarla per controllare le conversazioni private dei cittadini, grazie a regole sulla protezione dei dati personali molto meno rigide.
UN VIZIO DALLE RADICI PROFONDE
La strategia russa per il controllo del web ha radici lontane, con le prime restrizioni legislative risalenti al 2012, ufficialmente introdotte per proteggere i minori ma intensificatesi drasticamente dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. In quell’anno, Mosca ha designato Meta come organizzazione estremista, vietando Facebook e Instagram, mentre WhatsApp era inizialmente rimasta operativa come il servizio di messaggistica più popolare con oltre 100 milioni di utenti.
La situazione è precipitata nell’agosto 2025, quando il regolatore Roskomnadzor ha iniziato a limitare le chiamate vocali e video su WhatsApp e Telegram per “contrastare i criminali”, rendendo le connessioni instabili o impossibili. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha giustificato il blocco definitivo di WhatsApp affermando che la decisione è stata presa “a causa della mancata volontà [di Meta] di conformarsi alle norme e alla legge russa”, aggiungendo che “Max è un’alternativa accessibile sul mercato per i cittadini, un messenger nazionale in fase di sviluppo”.
Contemporaneamente, le autorità hanno intensificato la pressione sulle VPN, limitando l’accesso a 439 servizi per impedire l’aggiramento delle restrizioni. Philipp Dietrich, esperto di internet presso il German Council on Foreign Relations, osserva che per un sistema autoritario un internet libero non funziona e che l’obiettivo è “spingere gli utenti verso sistemi nazionali che in qualche modo puoi controllare”.
LA MENTE E I NUMERI DI MAX
Sviluppata da VK e controllata dal colosso energetico Gazprom e da Yuri Kovalchuk, stretto collaboratore di Putin, Max è stata progettata per essere una “super-app” sul modello del WeChat cinese, integrando messaggistica, pagamenti e servizi governativi. Dal 1° settembre, l’applicazione deve essere preinstallata su tutti i nuovi dispositivi venduti in Russia.
La crescita degli utenti è stata repentina: dai soli 1 milione di account registrati a giugno, l’app ha raggiunto i 18 milioni ad agosto, arrivando a dichiararne 30 milioni a settembre, con circa 45 milioni di account totali creati, pari a quasi un terzo della popolazione.
Il governo, scrive The Moscow Times, punta a integrare Max con il portale statale Gosuslugi, permettendo ai cittadini di pagare bollette, fissare appuntamenti medici e firmare documenti direttamente dalla piattaforma. Nonostante l’app somigli esteticamente a Telegram o WhatsApp, gli esperti segnalano una differenza fondamentale: la mancanza di crittografia end-to-end per le chiamate. Lo stesso Peskov ha dichiarato che “qualsiasi app di messaggistica è un sistema completamente trasparente” e che gli utenti devono capire che sono tutte accessibili “per i servizi di intelligence”.
COERCIZIONE AMMINISTRATIVA E CAMPAGNE DI PROMOZIONE
Per imporre l’uso di Max, The Moscow Times riferisce che il Cremlino ha messo in atto una massiccia campagna pubblicitaria coinvolgendo star dei social come la rapper Instasamka e la pop star Valya Karnaval, che hanno lodato la qualità delle chiamate anche in condizioni difficili. Parallelamente, è stata avviata una forte pressione amministrativa: almeno 57 regioni stanno costringendo dipendenti pubblici, insegnanti e studenti a migrare sulla nuova piattaforma.
Il ministero dei Servizi Abitativi di Mosca ha ordinato il trasferimento di tutte le chat di condominio da WhatsApp a Max, mentre il ministero dell’Istruzione ha reso obbligatorio l’uso dell’app nelle scuole, incorporando le funzioni della piattaforma educativa Sferum. In città come Rostov e San Pietroburgo, l’app viene utilizzata rispettivamente come sistema di allerta e per i servizi municipali.
Molti cittadini e professionisti hanno espresso timori, come un pediatra di San Pietroburgo che ha dichiarato: “Sapendo che Max è uno strumento di controllo statale, preferirei davvero non usarlo”. Il blogger Anatoly Nesmiyan ha commentato con asprezza che gli impiegati pubblici “eseguiranno qualsiasi sciocchezza venga dall’alto”.
VULNERABILITÀ TECNICHE E RISCHI PER LA PRIVACY
L’analisi dell’app inoltre ha rivelato criticità strutturali e rischi significativi per la riservatezza. Max può essere installata solo utilizzando numeri russi o bielorussi, impedendo di fatto l’uso ai russi residenti all’estero.
Analisi indipendenti definiscono l’app “altamente intrusiva”, evidenziando la raccolta di indirizzi IP, dati biometrici, geolocalizzazione e rubriche telefoniche; la politica sulla privacy dichiara esplicitamente che tali dati possono essere condivisi con enti governativi e partner aziendali.
Sotto il profilo della sicurezza, programmi di “bug bounty” hanno portato alla scoperta di diverse vulnerabilità critiche, per le quali VK ha già pagato ricompense fino a 220.000 rubli, offrendo ora fino a 5 milioni di rubli per le falle più gravi.
Tale controllo si inserisce in un contesto di blackout dell’internet mobile che hanno colpito fino a 77 regioni simultaneamente, tuttavia, per consolidare il passaggio alla nuova app, il governo sta progettando di mantenere Max come unico servizio accessibile durante queste interruzioni.
Secondo l’avvocato Sarkis Darbinyan, sebbene il Cremlino stia ricalcando il modello di Pechino, la riuscita di questa sovranità digitale forzata dovrà scontrarsi con la resistenza di una popolazione abituata da decenni alla velocità e alla libertà delle piattaforme internazionali.



