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Tutti gli scazzi nel governo sul 5G

O-ran Alliance

Che cosa si agita nel governo Draghi in vista del prossimo voto del parlamento su un emendamento per il 5G molto atteso in particolare da WindTre e Inwit

 

C’è tensione nel governo Draghi sul 5G. O meglio sull’innalzamento dei limiti di sicurezza per i campi elettromagnetici ad almeno 20 volt per metro quadrato al fine di consentire lo sviluppo delle reti a banda larga.

Se da una parte il Pnrr italiano destina 6,31 miliardi alle reti ultraveloci e 5G (di competenza del ministro per la Transizione digitale Vittorio Colao), e il decreto Governance Pnrr e Semplificazioni, approvato a fine maggio, snellisce le procedere, per consentire la realizzazione veloce delle reti 5G, è fondamentale l’adeguamento dei limiti di emissione elettromagnetica ai livelli europei.

Al momento in Italia i limiti sono a 6 volt per metro quadrato, soglia fissata ben 20 anni fa e 10 volte inferiore a quella applicata nei paesi dell’Unione europea, tra cui Germania, Francia e Spagna, con i quali il nostro paese è in competizione sul mercato globale delle esportazioni.

Il Parlamento dovrebbe votare il 22 luglio l’emendamento sull’elettrosmog che innalza la soglia a 61 volt, il livello europeo appunto.

“Ma l’accordo politico non c’è e la misura potrebbe slittare” scrive oggi La Stampa.

Senza l’innalzamento della soglia gli operatori telefonici saranno costretti a installare molte più antenne a parità di territorio e popolazione.

“Da giorni i tecnici si stanno confrontando per trovare la quadra, consentendo all’esecutivo una riformulazione dell’emendamento in grado di essere condivisa da tutta la maggioranza. Da quello che filtra si è proposta un’intesa a 20 volt per metro quadrato, ma il parere dell’esecutivo tarda ad arrivare”, sottolinea La Stampa.

Tutti i dettagli.

CHE COSA DICE L’EMENDAMENTO DI ITALIA VITA SUL 5G

Come segnala La Stampa, “l’emendamento al decreto Semplificazioni, a prima firma Marco Di Maio, deputato di Italia viva, all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Ambiente di Montecitorio, prevede l’incremento del limite di elettrosmog a 61 volt, il livello europeo”.

IL QUADRO GENERALE DELL’ITALIA SUL 5G

Come dicevamo, riguardo all’elettrosmog le limitazioni imposte in Italia sono un decimo di quelle indicate dalle autorità europee.

“Negli ultimi 20 anni si è creato infatti un imbuto giuridico che non permette agli operatori telefonici di alzare le emissioni elettromagnetiche, come nel resto d’Europa e del mondo” ha evidenziato oggi La Verità.  “Ma allo stesso tempo ha costretto le compagnie telefoniche a tappezzare il territorio italiano di antenne per superare questo tipo di problemi, creando così maggior inquinamento di anidride carbonica”, rimarca La Verità.

IL FORCING DI WINDTRE SULLE ANTENNE

E proprio gli operatori telefonici esortano l’esecutivo a intervenire sulla revisione dei limiti di campo elettromagnetico.

Tra questi c’è WindTre. Già a fine marzo in un post su Linkedin il ceo di WindTre Jeffrey Hedberg esortava il governo a intervenire sulle limitazioni imposte ai campi elettromagnetici. Ma ora l’azienda è tornata a porre l’accento sul tema.

“Secondo un’analisi interna recente sullo sviluppo della rete 5G di Windtre” — citata dal quotidiano la Verità — si ipotizza che se restassero in vigore gli attuali limiti si dovranno realizzare 6.000 nuovi siti di trasmissione ex novo, quindi nuove antenne. Tradotto in impatto ambientale, “6.000 nuovi impianti assorbirebbero energia elettrica per 162 Gwh/anno, che corrispondono a quasi 45.000 tonnellate di Co2/anno. Quindi per realizzare la rete 5G – e soddisfare le crescenti esigenze degli utenti e delle imprese – in assenza di una armonizzazione dei limiti italiani alla normativa europea, sarà necessario un aggravio delle emissioni inquinanti per il 20% del totale”.

I SUSSURRI DI INWIT

Lo scorso mese anche la società delle torri Inwit, primo Tower Operator italiano, aveva sollecitato il governo nella stessa direzione.

In occasione della sua partecipazione al webinar “La prevenzione è in linea. L’occasione del 5G” a fine giugno, Michelangelo Suigo, direttore relazioni esterne, comunicazione & sostenibilità di Inwit, ha dichiarato: “È bene ribadire, come già chiarito da numerosi studi internazionali e nazionali come ad esempio dall’Istituto Superiore di Sanità, che il passaggio al 5G non comporta un aumento dell’esposizione elettromagnetica complessiva. Tale dibattito rischia solamente di creare un costante ‘rumore di fondo’ che ci porta lontano dalla vera questione: come l’innovazione tecnologica abilitata dal 5G può migliorare la nostra vita e la nostra economia”, aveva concluso Suigo.

LE DIVERSE POSIZIONI DEI MINISTRI

Ma la revisione delle soglie di elettrosmog stanno dividendo l’esecutivo Draghi.

Come ha sintetizzato La Stampa, “oltre a Colao, i ministri competenti in materia sono Giancarlo Giorgetti, Roberto Cingolani, Renato Brunetta e Roberto Speranza: il leghista è contrario, il titolare della Salute sta valutando una riscrittura del testo. Transizione ecologica e Pubblica amministrazione hanno già dato il via libera”.

IL FOGLIO CRITICA GIORGETTI

Dunque a remare contro l’innalzamento dei limiti d’inquinamento elettromagnetico (e l’armonizzazione con i livelli europei) è proprio il titolare del Ministero dello Sviluppo Economico.

Ha sottolineato oggi il Foglio: “L’ostacolo principale, a questo punto, viene da Giancarlo Giorgetti, secondo quel che trapela dal parlamento. Sì proprio lui, il ministro dello sviluppo economico, l’esponente dell’ala pragmatica della Lega, considerato dai suoi avversari un paladino del “partito dei produttori”, sensibile alle esigenze delle imprese e persino degli argomenti confindustriali. Invece sulla rete mobile di ultima generazione stende la rete del dubbio. Ha cominciato manifestando la sua preferenza per la rete fissa”.

“Poco dopo ha dichiarato che il per il 5G ci volevano più fondi — ricorda Il Foglio — e bisognava bloccare le mire cinesi di Huawei. Il governo è ricorso al golden power, la minaccia di Pechino si è allontana, ma il 5G non s’è avvicinato al cuor del ministro. Un atteggiamento apparentemente paradossale. C’è chi lo spiega con la pressione dei sindaci. Un anno fa il movimento chiamato pomposamente Alleanza italiana stop 5G, aveva ottenuto ben 500 ordinanze di sospensione degli impianti. Niente antenne nuove, ma nemmeno il potenziamento di quelle esistenti”.

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