Innovazione

Tim, Vodafone, Wind-Tre, Fastweb. Ecco i consigli Antitrust per l’asta 5G

di

pitruzzella

La gara per le frequenze che serviranno al lancio dei nuovi servizi 5G dovrà essere disegnata in modo da aprire il mercato delle comunicazioni mobili alla concorrenza tanto che nella prima fase della gara saranno escluse Telecom Italia, Vodafone e Wind-Tre. E’ questo il monito che arriva dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Agcm, che ha pubblicato le sue considerazioni sugli aspetti concorrenziali legati all’assegnazione delle frequenze che daranno il via ai servizi 5G, accogliendo le indicazioni giunte dalla consultazione pubblica dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Agcom.

Le frequenze in gioco

Il 5G è lo standard mobile di nuova generazione: garantisce comunicazioni veloci e affidabili e apre le porte a servizi innovativi basati sulla capacità di mettere in comunicazione non solo le persone ma le cose – automobili, infrastrutture, macchinari industriali, sensori, robot. E’ insomma la tecnologia della smart city, dell’Industria 4.0, della Internet of Things. Il giudizio dell’authority guidata da Giovanni Pitruzzella contenuto nella segnalazione inviata al ministero dello Sviluppo economico e all’Agcom vale in particolare per la banda 700 MHz, considerata la più pregiata, ma la gara per assegnare i diritti d’uso delle frequenze del 5G prevista dalla legge di Bilancio 2018 riguarda anche le frequenze 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz.

Sul mobile c’è concentrazione di mercato

Per l’Agcm le procedure di gara per le frequenze del 5G dovranno essere definite con due obiettivi: assicurare il più ampio livello di copertura e di accesso a tutti gli utenti su tutto il territorio nazionale ai servizi 5G, per benefìci socio-economici di lungo termine; e “garantire e ampliare condizioni di mercato concorrenziali e che incentivino gli investimenti nei servizi di telecomunicazione mobile”. L’Agcm scrive che il mercato dei servizi di telecomunicazione mobile in Italia ha le caratteristiche di un oligopolio, il cui livello di concentrazione è aumentato dopo la fusione fra Wind e H3G (Tre),  e ora “è necessario assicurare che il processo di assegnazione delle frequenze per i servizi di comunicazione mobile a banda larga rappresenti un’opportunità per l’ingresso e l’affermazione di nuovi operatori”.

Il rinnovo senza gara che ha favorito i big

La definizione di regole di gara che favoriscano l’ingresso o il consolidamento di nuovi operatori appare ancora più necessario all’autorità italiana sulla concorrenza perché negli scorsi anni la prassi in questo campo è stato il rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze (per alcuni operatori storici anche per la durata di 35 anni) e non lo svolgimento di gare (a differenza di quanto fatto in altri paesi europei, come la Germania). Il peso dei big, e la capacità con cui possono ricorrere in gara all’overbidding, potrebbero escludere i nuovi entranti soprattutto dalle frequenze sotto 1 GHz, le più preziose per favorire la copertura della rete e che oggi sono assegnate con uno sbilanciamento sugli operatori storici (Telecom Italia, Vodafone e Wind-Tre), che detengono quattro blocchi da 2×5 MHz ciascuno, mentre il nuovo entrante Iliad, che ha acquisito le frequenze che Wind-Tre hanno dovuto cedere come condizione alla loro fusione, ha un singolo blocco.

Gara 5G a due fasi per proteggere la concorrenza

Per sfruttare la gara del 5G al fine di “ricreare un contesto concorrenziale nelle telecomunicazioni mobili” l’Agcm pensa che siano valide le indicazioni emerse dalla Consultazione pubblica dell’Agcom. In particolare, sulla banda 700 MHz, l’Agcm dà parere favorevole alla scelta di individuare 6 blocchi da 2×5 MHz, per un totale di 60 MHz di spettro con il limite di tre blocchi nella banda 700 Mhz che uno stesso operatore può acquisire. Sì anche al limite di 60 MHz detenibili considerando tutte le frequenze sotto 1 Ghz (massimo sei blocchi tra quelli già detenuti in banda 800 MHz e 900 MHz e quelli assegnati in banda 700 MHz). In più la durata del diritto d’uso sarebbe fino al 31 dicembre 2037 con possibilità di rinnovo solo una volta e per un massimo di otto anni (durata ventennale, come suggerito anche dalla Commissione europea nei giorni scorsi). L’asimmetria attuale nel possesso delle frequenze si potrebbe curare con una gara a due fasi, come suggerito dall’Agcom: una prima fase mette sul piatto almeno due blocchi da 2×5 MHz riservati ai nuovi entranti ed esclude Telecom Italia, Vodafone e Wind Tre; l’altra mette all’asta le rimanenti risorse e include nella competizione tutti gli operatori – storici e nuovi.

Sulla banda 3,6 – 3,8 MHz, l’Agcm ritiene che siano minori i rischi di overbidding ed è sufficiente prevedere molteplici lotti da assegnare in gara, per esempio quattro blocchi da 50 MHz, con un tetto di 100 MHz acquisibili che tenga conto di tutte le frequenze in banda 3,4 – 3,6 MHz, delle scadenze dei diritti d’uso al 2023 e di eventuali rinnovi (va ricordato che Linkem, Tiscali, Tim, Go Internet e Mandarin hanno presentato all’Agcom la richiesta di propoga dei diritti d’uso di queste frequenze al 2029 anziché al 2023). Anche sulle frequenze 26,5-27,5 GHz, l’Agcm appoggia la riserva di un blocco da 200 MHz per i nuovi entranti e un tetto di 200 MHz per singolo operatore.

L’autorità sulla concorrenza spinge perché si proceda in Italia velocemente con lo svolgimento della gara e la messa a disposizione della banda 700 MHz agli operatori mobili; oggi sul sito del ministero dello Sviluppo economico è apparso l’avviso sull’apertura della consultazione pubblica per ricevere, entro il 6 maggio 2018, osservazioni o commenti dai soggetti interessati al processo di liberazione della banda 700 MHz.

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