Innovazione

Servizi cloud, ecco come Amazon e Microsoft sbaraglieranno la concorrenza

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Il mercato dei servizi in cloud sta vivendo un’espansione enorme, ma di pari passo con la sua crescita si registra una concentrazione sempre maggiore delle quote di mercato nelle mani di pochi player, su tutti Amazon e Microsoft. Questo il dato che emerge da un recente report della società di advisory Gartner, che si focalizza appunto sulle nuove tecnologie applicate a business.

I DATI E LE PREVISIONI

Quando si parla di servizi in cloud ci si riferisce sia a quei provider che forniscono ai privati la possibilità di stipare dati in server dedicati, sia alla possibilità di utilizzare software direttamente dal cloud, grazie ad applicazioni dedicate (il cosiddetto Software as a service, Saas).

I dati diffusi da Gartner registrano un’impennata nell’utilizzo di servizi in cloud. E le previsioni sono di un ulteriore rialzo. Il Saas, che nel 2016 cubava circa 51 miliardi di dollari l’anno, nel 2022 arriverà a 139 miliardi. Significa che il 46% dei software che verranno utilizzati sarà in cloud. Il giro di affari legato alle infrastrutture dei servizi in cloud (Iaas) crescerà ancora di più: dai 24 miliardi del 2016 ai 108 previsti per il 2022.

Vale anche per il sistema complessivo dei servizi in cloud (che comprende Saas, Iass e altri), che passerà dal 136 milioni del 2016 ai 368 del 2022.

IL RISCHIO MONOPOLIO

Non c’è soltanto la crescita in termini assoluti. L’analisi di Gartner evidenzia come la quota di mercato nelle mani dei primi dieci provider si alzerà del 20% nel giro di cinque anni, arrivando al 70% nel 2021.

Fra i “top player” troviamo Amazon, Microsoft, ma anche Ibm e Google e la cinese Alibaba. Andy Young, un analista della società di consulenza Saggezza, ha sottolineato su DataEconomy.com come il report di Gartner abbia ridotto il numero di grandi fornitori di servizi in cloud da 14 a 6. «Questo lascia intendere un cambiamento nei loro criteri di inclusione», e conseguentemente significative modifiche del mercato.

La modifica dei criteri è cartina al tornasole di un rafforzamento delle principali aziende, secondo Young soprattutto AWS e Azure (i cloud di Amazon e Microsoft), a suo avviso «gli unici veri players», laddove «gli altri provider non offrono la stessa varietà di servizi e neppure si avvicinano a quella scala».

Fra le conseguenze della crescita dei colossi, il fatto che i piccoli provider sarebbero stati «spinti fuori dal mercato». Sempre secondo l’esperto, le aziende che acquistano servizi in cloud «dovrebbero prestare attenzione ai provider che ottengono una influenza potenziale non controllata su clienti e mercato». Questo perché, per un’azienda, “sposare” un provider al cui cloud cui “affidare” il suo business di lavoro può rivelarsi rischioso, specie quando si decide di “migrare” altrove.

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