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Scuola digitale, a che punto siamo. Lite sindacati-ministro

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#lascuolanonsiferma - MIUR

Come procede e come si discute sulla Scuola digitale. L’articolo di Carlo Terzano

All’ombra dell’emergenza da coronavirus si combatte una guerra sotterranea tra i sindacati da un lato e il ministro dell’Istruzione dall’altro. L’oggetto del contendere è quella Scuola digitale messa in piedi in fretta e furia per far proseguire la didattica e, soprattutto, evitare di perdere l’anno scolastico. Anche perché, è notizia di questi minuti, si fa sempre più concreta l’ipotesi che non si ritornerà tra i banchi il prossimo 3 aprile: il comitato scientifico sostiene che non abbia senso uno stop inferiore ai 60 giorni.

SCUOLA DIGITALE, COSA FA INFURIARE I SINDACATI

Nel pomeriggio di ieri, i sindacati hanno indirizzato al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina una missiva dai toni perentori:

Relativamente all’oggetto, le sottoscritte Organizzazioni Sindacali chiedono che la nota contenente “Prime indicazioni operative per le attività di didattica a distanza” sia immediatamente ritirata perché contenente modalità di organizzazione del lavoro che sono oggetto di relazioni sindacali.

Le Organizzazioni Sindacali ritengono inoltre che la nota non risponda all’attuale configurazione normativa né allo stato di emergenza che stiamo vivendo: in questo momento straordinario in cui il Governo ha decretato la sospensione delle attività didattiche, l’attivazione della didattica a distanza non può limitarsi a replicare contenuti e modalità tipiche di una situazione di normalità.

Quanto a controlli, valutazioni ed esami, andrebbe considerato con la dovuta attenzione che si tratta di attività comportanti per loro natura un carico di stress che nella presente situazione occorrerebbe quanto più possibile attenuare per tutti (alunni, famiglie, docenti, dirigenti).

Le modalità individuate dalla nota come riproduzione in remoto delle attività ordinaria, oltre ad apparire illegittime e inapplicabili, richiedono inoltre, implicitamente ed esplicitamente, che sia i docenti sia gli alunni possano accedere, in modo generalizzato, a connessioni internet con strumenti software e hardware adeguati, cosa che non può certamente darsi per scontata, né il Ministero si è preoccupato di verificare almeno sommariamente la reale disponibilità delle strumentazioni idonee prima di impartire le indicazioni.

Pertanto le sottoscritte Organizzazioni Sindacali chiedono di essere urgentemente convocate per un confronto da svolgersi con modalità on line sulle materie sopra esposte, nella convinzione che l’esigenza attualmente pressante di favorire il massimo di condivisione e cooperazione per reggere efficacemente una situazione di straordinaria emergenza possa essere sostenuta anche attraverso un positivo svolgimento delle relazioni sindacali.

Sarebbe infine quanto mai auspicabile tenere conto dell’impegno già oggi messo in campo da quanti (docenti, ata, educatori, dirigenti, alunni e famiglie) si stanno prodigando, oltre ogni limite e con ogni strumento possibile, per rendere concretamente viva e operante la comunità scolastica in un quadro di così pesanti difficoltà.

LA NOTA CHE HA AGITATO I SINDACATI

Questa la nota ministeriale sulla Scuola digitale che ha fatto venire il sangue agli occhi dei sindacalisti. Questo, in particolare, il passo incriminato: “Il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti, che non siano preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento o che non prevedano un intervento successivo di chiarimento o restituzione da parte del docente, dovranno essere abbandonati, perché privi di elementi che possano sollecitare l’apprendimento”. Molti insegnanti, infatti, finora si sono limitati a inserire su cloud materiale didattico. Dispense che gli alunni devono studiare senza che siano mai state illustrate. Altri docenti, abbiamo appreso, hanno persino girato ai propri alunni i link di video Youtube in cui le discipline scolastiche vengono spiegate da terzi, dimenticando che sarebbe invece un loro compito insegnargliele.

COSA SIGNIFICA SCUOLA DIGITALE PER IL MINISTERO

La nota del ministero fa pacatamente notare come il ruolo del docente non possa limitarsi a questo: “La didattica a distanza, in queste difficili settimane, ha avuto e ha due significati. Da un lato, sollecita l’intera comunità educante, nel novero delle responsabilità professionali e, prima ancora, etiche di ciascuno, a continuare a perseguire il compito sociale e formativo del “fare scuola”, ma “non a scuola” e del fare, per l’appunto, “comunità”. Mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza, combatte il rischio di isolamento e di demotivazione. Le interazioni tra docenti e studenti possono essere il collante che mantiene, e rafforza, la trama di rapporti, la condivisione della sfida che si ha di fronte e la propensione ad affrontare una situazione imprevista. Dall’altro lato, è essenziale non interrompere il percorso di apprendimento”.

THE SCHOOL MUST GO ON

Sono di tutt’altro avviso i sindacati, che contestano al ministero di Viale Trastevere come tali modalità di organizzazione del lavoro siano tutt’ora oggetto di relazioni sindacali. Bocciata anche la proposta di continuare il periodo scolastico come se nulla fosse, procedendo normalmente con interrogazioni e valutazioni “troppo stress”, dicono i sindacati. Quell’hashtag #lascuolanonsiferma coniato dal MIUR proprio non è andato giù ai sindacalisti, che anche nell’emergenza vorrebbero prima contrattare i nuovi obblighi in capo ai docenti. L’emergenza ha effettivamente costretto a saltare tappe fondamentali nella catena di comando: il ministero sollecita i presidi a riaprire, almeno virtualmente, le scuole mentre non c’è stato né modo né tempo di indire i collegi di istituto. Ma siamo di fronte a una emergenza, appunto. E la Scuola digitale potrebbe essere la risposta.

IL GAP DIGITALE

Non tutte le rivendicazioni dei sindacati della scuola, però, appaiono anacronistiche, slegate cioè dal periodo storico (anche la scuola deve declinarsi nelle forme del lavoro agile e smart) e, soprattutto, dalla contingenza drammatica. Hanno fondamento le eccezioni che riguardano il digital divide. Le sigle fanno infatti notare che non tutti i “docenti e gli alunni possono accedere, in modo generalizzato, a connessioni internet con strumenti software e hardware adeguati”.

LA CARTA DEL DOCENTE PER ACQUISTARE SOFTWARE E HARDWARE

Per quanto riguarda gli insegnanti (fermo restando che sono sotto pagati e frustrati, nessuno qui affermerà mai il contrario), non è del tutto vero: c’è la carta del docente che permette a maestri e professori di dotarsi degli strumenti idonei per la teledidattica a spese dello Stato. Semmai bisognerebbe porre l’attenzione su un altro punto: ovvero che non sono mai stati fatti corsi ministeriali per preparare i docenti all’uso delle attuali tecnologie. Se si considera che abbiamo la classe insegnanti più anziana d’Europa, il tema non è di poco conto e non basta coniare hashtag e accelerare sulla Scuola digitale per superarlo, come vorrebbe fare Lucia Azzolina.

LA SCUOLA DIGITALE È DEMOCRATICA?

I rappresentanti del mondo dell’istruzione hanno poi ragione quando sottolineano il fatto che non tutti gli alunni abbiano i mezzi per connettersi. La Scuola digitale rischia di essere ben poco democratica. Secondo il report di Save the Children “Non tutti a mensa” in Italia oltre 1 milione e 200mila bambini e ragazzi – il 12,1% del totale, più di 1 su 10 – vive in condizioni di povertà assoluta, e 2 milioni e 156mila in povertà relativa. Se per 3,3 milioni di ragazzi le mense scolastiche oggi chiuse offrivano il solo pasto caldo quotidianamente garantito, difficilmente si può pensare che a casa abbiano gli strumenti hardware e software per collegarsi alla Scuola digitale, che rischia dunque di essere una scuola elitaria.

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