Innovazione

Sandbox, perché le startup italiane smaniano. Report Politecnico di Milano

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Che cosa emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio del Politecnico di Milano

Come è noto, il mondo delle startup e delle Pmi italiane è in attesa dell’entrata in vigore del Sandbox (letteralmente, “scatolone di sabbia”). Vale a dire, aree franche dedite alla sperimentazioni imprenditoriali all’interno delle quali i progetti a contenuto innovativo vengono costruiti e autorizzati in maniera semplificata e flessibile in deroga a quanto prescrivono i tradizionali adempimenti normativi, amministrativi e patrimoniali. Come avevamo già scritto pochi giorni fa (leggi anche: Sandbox e Innovation Hub: 2 possibili regali sotto l’albero per le startup italiane – fintech e non solo), dovrebbe ormai essere questione di giorni. Infatti, se l’esecutivo giallorosso manterrà le tempistiche (entro 180 giorni dal 30 giugno 2019 ovvero dall’entrata in vigore della legge 58/2019 di conversione del Decreto Crescita), entro fine settembre il ministero dell’Economia dovrebbe varare la regolamentazione attuativa. Nel frattempo, l’ultimo report dell’Osservatorio del Politecnico di Milano ha sondato l’opinione degli addetti ai lavori.

COSA DICONO LE STARTUP ITALIANE SUL SANDBOX

Secondo il report Fintech & Insurtech: è tempo di alleanze della School of Management del Politecnico di Milano, la creazione di un Sandbox italiano è ritenuta utile dal 44% delle startup Fintech & Insurtech che operano nel nostro Paese. In particolare, gli analisti dell’Osservatorio fanno notare che a premere maggiormente siano le realtà dei settori Wallet & Payments, Crowdfunding e Proptech, a prescindere  dal fatto che rientrino o meno nel perimetro regolamentato da Banca d’Italia.

PERCHÉ IL SANDBOX PIACE

Le motivazioni per ritenere utile un Sandbox sono principalmente legate a possibilità di crescita e alla possibilità di adempiere più efficientemente e con minori costi alle normative vigenti (segnalati rispettivamente dal 55% e 42% delle nuove imprese che ritengono utile il Sandbox). La maggior parte di quel 44% che si è detto favorevole (55%) rientra nel perimetro regolamentato da Banca d’Italia o altre Autorità. Allo stesso tempo, il 34% delle startup che non rientrano nel perimetro percepisce comunque la necessità di partecipare a un Sandbox Italiano.

SI ABBATTONO I TEMPI DEL TIME TO MARKET

L’accesso al Sandbox viene percepito come un supporto alla crescita per vari motivi: come mezzo per ridurre i costi, per la possibilità di sperimentare nuove soluzioni e prodotti, anche con un minore Time to market, e perché consente la creazione indiretta di fiducia negli stakeholder, quasi fosse una sorta di certificazione di qualità (come avviene nel Regno Unito, dove diverse startup mostrano con evidente orgoglio e affermazione l’essere ammesse nel Sandbox della FCA). Per quanto riguarda invece le ragioni di tipo regolamentare, le startup ritengono utile la creazione di un Sandbox italiano in quanto o si muovono in un settore nuovo per la regolamentazione, o faticano a capire la regolazione vigente. Sanerebbe, insomma, annosi problemi della burocrazia italiana.

A SPINGERE I SETTORI PROPTECH, WALLET E CROWDFUNDING

Come già si anticipava, il settore in cui le startup operano ha una grande influenza sull’utilità percepita di un Sandbox italiano. Il 71% delle 7 startup che operano nel settore Proptech ritengono utile il Sandbox, seguite da quelle operanti nel campo dei Wallet & Payments e del Crowdfunding (rispettivamente, il 71% e il 59%).

CHI LA RITIENE UNA NOVITA’ ININFLUENTE

Ma non tutte le PMI italiane smaniano per il Sandbox. Infatti, come rilevano gli analisti che hanno redatto il report, le startup che la riterrebbero una novità “meno utile” sono quelle operanti nella Cybersecurity, nell’Insurance e nel Financial Advisoring (sono favorevoli, rispettivamente, il 31%, 22% e 16% delle startup). L’utilizzo della Blockchain nella soluzione proposta porta la startup a ritenere più utile un Sandbox (71% di quelle che utilizzano la tecnologia Blockchain). Al contrario, un Sandbox è percepito meno utile dalle startup che utilizzano Mobile App e Artificial Intelligence (rispettivamente, dal 36% e dal 39% di quelle che utilizzano tali tecnologie).

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