Advertisement skip to Main Content

Russia

Russia, pronto a partire il super sottomarino Belgorod

L'analisi di Giovanni Martinelli

L’industria bellica russa è ormai da anni come prigioniera di una sorta di “circolo vizioso”. Accanto ad ancora grandi capacità tecnologiche in alcuni settori, si contrappongono clamorose mancanze in altri. A completare il quadro, in negativo, provvedono poi bilanci della Difesa che non garantiscono un flusso di risorse adeguato e certo nel corso tempo nonché, infine, importanti carenze da un punto di vista organizzativo da parte delle singole aziende o gruppi industriali.

In questo contesto per l’appunto caratterizzato da punte di eccellenza ma anche da fallimenti importanti, spicca invece il settore delle costruzione subacquee; nella misura in cui si distinguono dei segnali in base ai quali la Russia sembra aver acquisito un ritmo notevole nella realizzazione di proprio nuovi sottomarini; sia quelli a propulsione convenzionale, sia quelli a propulsione nucleare. Questi ultimi poi, di diversi tipi.

Ed è proprio in quest’ultima categoria di battelli che se ne ritrova uno dalle caratteristiche davvero (molto) particolari; al punto da essere diventato una specie di “oggetto di culto” fra gli analisti del settore. Se ne parla ormai da anni, rigorosamente avvolto da un alone di mistero perché una delle piattaforme più segrete del mondo. Sennonché, a riportarlo alla ribalta ha provveduto la notizia rilasciata dall’agenzia ufficiale russa Tass: il Project 09852 Belgorod entrerà in servizio la prossima estate e sarà assegnato alla Flotta del Pacifico (particolare peraltro non irrilevante).

Ma perché tutto questo interesse verso un singolo sottomarino? Il perché è presto detto: come accennato poco sopra, quella in questione è una piattaforma dalle caratteristiche e capacità che non hanno uguali in tutto il mondo. Impostato nel lontano 1992 come SSGN (sottomarino a propulsione  nucleare per il lancio di missili da crociera) della classe Project 949A Antey, la sua costruzione nei cantieri Sevmash di Severodvinsk è stata condizionata dalla fine dell’Unione Sovietica e dalle difficoltà che ne sono sono seguite.

La svolta arriva però nel 2012 quando, completato ormai all’80%, ne fu decisa la sua trasformazione in “sottomarino per missioni speciali”; dopo una ulteriore serie di importanti lavori di modifica, il K-329 Belgorod viene infine varato nell’aprile del 2019. Quello che emerge è così una specie di “mostro”: lungo quasi 180 metri (un record assoluto!) e con un dislocamento in immersione intorno alle 24.000 tonnellate almeno.

Propulso da 2 reattori  nucleari, si presume che possa raggiungere velocità superiori ai 30 nodi; con la tipica autonomia “illimitata” garantita d questo tipo di apparato di propulsione. Ma le particolarità non finiscono certo qui. In primo luogo perché esso sarà assegnato al GUGI; un acronimo traducibile in Inglese come “Main Directorate of Deep-Sea Research”. Una specie di “seconda Marina”, che allinea numerosi mezzi speciali per la condotta di operazioni subacquee altrettanto speciali. Con il dato interessante che il GUGI risponde direttamente al Ministro della Difesa di Mosca; dunque, un vero e proprio assetto strategico.

Ma questo battello si distingue anche, se non sopratutto, per altre 2 caratteristiche peculiari; la prima è che il Belgorod sarà il primo sottomarino russo a poter impiegare la temibile arma chiamata Poseidon. Saranno infatti 6 gli Unmanned Underwater Vehicle (UVV) imbarcati, cioè “droni subacquei” dalla capacità impressionanti; lunghi 24 metri e pesanti 100 tonnellate, anche questi mezzi dispongono di un reattore nucleare che garantisce loro autonomia illimitata. Ma sopratutto, dispongono di una testata nucleare diversi megatoni che potrebbe essere impiegata (difficilmente contrastabile) contro porti o città costiere; da qui, il nome di “arma del giudizio”, per gli effetti devastanti che potrebbe provocare.

La seconda caratteristica peculiare di questa piattaforma è costituita dalla capacità di trasportare altri sottomarini a propulsione nucleare di dimensioni più contenute, alla stregua di una “nave madre”; appositamente progettati a loro volta per svolgere missioni a grandi profondità. Che, evidentemente, non possono certo essere circoscritte alla sola ricerca scientifica quanto, piuttosto e per esempio, al sabotaggio/ascolto delle reti di comunicazione sottomarine.

Di fatto, l’ingresso nell’era della cosiddetta “Seabed Warfare”; cioè la guerra dei fondali marini. Rispetto alla quale, proprio il Belgorod (grazie anche alle sue numerose altre capacità) rappresenterà una sorta di pioniere: al pari della Russia stessa che, non a caso, proprio nell’ambito del GUGI non solo dispone già di piattaforme simili (e di altre ancora) ma, in aggiunta, si propone  di ampliare ulteriormente questa flotta dalle caratteristiche così “particolari”.

 

 

Back To Top