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Rt e R0: fatti, numeri e polemiche

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Tutti i limiti dell’indice Rt secondo la fondazione Gimbe.

Dati statitici, numeri e indicatori allo studio del governo decideranno se e come sarà ripristinata la mobilità tra Regioni. Tra gli indicatori da tenere presente qualcuno vorrebbe includere l’indice Rt o R0. Indicatori, però, che come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità e la fondazione Gimbe presentano forti limiti.

Andiamo per gradi.

L’INDICE RT

Partiamo dalle definizioni. L’indice Rt “misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva (…), rappresenta il numero medio delle infezioni prodotte da ciascun individuo infetto dopo l’applicazione delle misure di contenimento dell’epidemia stessa.”, si legge sul sito del Ministero della Salute. Si tratta di un valore dinamico che varia nel corso dell’epidemia e si riduce proporzionalmente alla diminuzione dei soggetti suscettibili e aumenta con nuovi focolai.

Con il decreto del Ministero della Salute del 30 aprile, il governo ha incluso, tra i 21 indicatori di monitoraggio della fase 2, l’indice Rt, elaborato settimanalmente dalla Fondazione Bruno Kessler.

LE DIFFERERNZE CON R0

L’R0  “è “il “numero di riproduzione di base” che rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile cioè mai venuta a contatto con il nuovo patogeno emergente. Questo parametro misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva. Si tratta di un valore statico”, scrive l’Iss.

In base ad uno studio condotto in 6 Regioni su 62.843 casi al 24 marzo 2020, le stime di R0 variavano tra 2,13 e 3,33.

RT PER SPOSTAMENTI TRA REGIONI

In questi giorni in cui si valuta la possibilità di riapertura tra le Regioni è spuntata l’ipotesi che l’indice Rt potesse essere utilizzato come discriminante.

BRUSAFERRO: RT NON CRITERIO PER SPOSTAMENTI

L’ipotesi, però, è stata subito archiviata dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. “Il tema della mobilità fra Regioni è importane e l’obiettivo è affrontarla in sicurezza, probabilmente con numero di nuovi casi ridotto ancora di più rispetto a oggi”, ha detto Brusaferro, nel corso di una conferenza stampa su Covid-19. “Quello di Rt è un dato che cambia su base settimanale, quindi non è un valore su cui si può basare la decisione sullo spostamento fra Regioni. È poco probabile che i cittadini si spostino da un luogo all’altro in elicottero”, ha concluso con una battuta.

CARTABELLOTTA (GIMBE): RT NON E’ INDICE ADEGUATO

A pensarla come Brusaferro è anche il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta: “I valori di Rt sono diventati oggetto di dibattito pubblico con inopportune classifiche tra le Regioni che, in relazione alle variazioni settimanali, lo trasformano da vessillo da sbandierare a pomo della discordia, e viceversa. Addirittura, si è arrivati a ventilare l’ipotesi, subito archiviata dal Presidente dell’ISS, di utilizzare il valore di Rt per la mobilità interregionale”.

“Il valore di Rt inserito tra gli indicatori del Ministero della Salute per il monitoraggio della fase 2, di fatto è stato trasformato in un numero magico su cui fare classifiche, previsioni e addirittura prendere decisioni politiche regionali senza considerarne i limiti intrinseci e le criticità che ne influenzano il calcolo nel nostro contesto nazionale, dove continua a mancare un’adeguata base di dati”.

I LIMITI DELL’INDICE RT

Ma quali sono i limiti dell’indice? Ad indicarli è sempre la Fondazione Gimbe:

  • Viene stimato con modelli matematici basati su dati reali, per cui il suo valore dipende sia dal modello utilizzato che dalla qualità dei dati.
  • Viene calcolato sulla data d’insorgenza dei sintomi della malattia, o in alternativa su quella di accertamento virologico dell’infezione, che in Italia spesso viene notificata con molti giorni di ritardo e in misura variabile tra le Regioni. Peraltro, nei casi asintomatici la data di insorgenza dei sintomi non può essere rilevata per definizione.
  • È inversamente proporzionale al tasso dei “casi chiusi”, ovvero persone non più infette a seguito di decesso o guarigione, dati non molto affidabili viste le evidenze sulla sottostima dei decessi e sulla sovrastima delle guarigioni in Italia.
  • Presuppone che nella popolazione generale tutti abbiano la stessa probabilità di contrarre l’infezione, non distinguendo quindi i focolai circoscritti dalle situazioni di contagio diffuso.

IL BOLLETTINO ISS

Anche il bollettino Iss, del 20 maggio, esplicita che il valore dell’indice può essere stimato correttamente solo con un ritardo di 15 giorni e che la stima può essere poco accurata in conseguenza di cambiamenti nei criteri di esecuzione dei tamponi. Non solo.
Secondo quanto scrive Iss, i valori di Rt sono calcolati solo sul 30% dei casi riportati alla Protezione Civile per la necessità di allinearsi alle Regioni con la percentuale più bassa di dati disponibili. L’ultima stima di Rt è stata calcolata alla data del 19 maggio e, sottratti i 15 giorni necessari per il consolidamento dei dati, è riferibile quindi al 3 maggio.

SI TRATTA DI INDICE MOLTO VARIABILE

“Le nostre valutazioni indipendenti confermano che il dibattito politico e scientifico si sta concentrando su un indice molto variabile, condizionato dalla qualità dei dati, non tempestivo (l’ultima stima riflette ancora la fase di lockdown), calcolato su meno di un terzo dei casi confermati dalla Protezione Civile e influenzato dalle notevoli differenze regionali nell’esecuzione di tamponi diagnostici”, ha detto Cartabellotta.

SOSTITUZIONE RT CON R0?

Tra le ipotesi paventate anche la possibilità di sostituire nelle valutazioni sulla mobilità tra regioni l’indice Rt con R0. “Se la richiesta delle Regioni di abbandonare l’utilizzo dell’indice Rt ha un senso, risulta assolutamente incomprensibile quella di sostituirlo con il valore di R0, visto che si tratta dello stesso indice in fasi diverse dell’epidemia, a dimostrazione che sul monitoraggio del contagio la confusione regna ancora sovrana”, ha commentato il presidente della fondazione Gimbe.

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