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Perché Twitter non può decidere chi bannare. Parla Mirabelli (ex Corte costituzionale)

Twitter Mirabelli

Come il giurista, già vicepresidente del Csm ed ex presidente della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, ha commentato la decisione di Twitter di oscurare l’account di Trump

 

Su Trump “la decisione di Twitter ha avuto rilevanza politica, è evidente il rischio che poteri privati gestiscano queste situazioni”.

È questa l’opinione di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, che ha commentato con l’Agi la decisione di Twitter di chiudere l’account personale di Donald Trump per “il rischio che inciti ulteriormente la violenza”. Il riferimento è all’assedio al Campidoglio lo scorso 6 gennaio.

“Sarebbe bene” che sia un’Authority “e non lo stesso gestore” a decidere l’oscuramento, temporaneo o definitivo, di un account in presenza di messaggi che potrebbero costituire il rischio di un incitamento alla violenza.

Mentre si discute se la sospensione a tempo indeterminato di Twitter dell’account del presidente Donald Trump sia eticamente giusta, ecco cosa pensa il giurista e già vicepresidente del Csm, Mirabelli (presidente della Corte costituzionale dal 23 febbraio al 21 novembre 2000).

COSA HA FATTO TWITTER CON L’ACCOUNT DI DONALD TRUMP

Venerdì scorso il social media fondato da Jack Dorsey ha escluso in modo permanente il presidente uscente degli Usa, Donald Trump. Il quale, ricorda Bloomberg, ha oltre 88 milioni di persone che seguono il suo account.

“Dopo un’attenta revisione dei recenti tweet dell’account @realDonaldTrump, abbiamo sospeso definitivamente l’account a causa del rischio di ulteriore incitamento alla violenza”, ha dichiarato Twitter. “Nel contesto degli eventi orribili di questa settimana, mercoledì abbiamo chiarito che ulteriori violazioni delle Regole di Twitter avrebbero potenzialmente portato a questa stessa linea di condotta”.

Twitter ha bannato permanentemente quindi Trump, oltre che aver proceduto alla cancellazione di messaggi che lo stesso Trump ha scritto subito dopo sull’account ufficiale della Casa Bianca e della presidenza degli Stati Uniti.

Twitter ha dichiarato alla Cnn che anche l’account della campagna Trump è stato definitivamente bandito. Prima che @TeamTrump fosse sospeso, era stato visto condividere lo stesso thread di quattro tweet che Trump aveva tentato di postare dall’account @POTUS.

DECISIONE SPETTA A UN’AUTHORITY INDIPENDENTE

Secondo il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli, a valutare dev’essere “un organismo indipendente, che non sia caratterizzato da controllo governativo o politico, perché in tal caso sarebbe anche peggio in quanto potrebbe dare una connotazione politica al controllo”.

In questo caso infatti una società tecnologica privata, che non risponde a nessun altro che agli azionisti, che agisce secondo politiche e principi che sono auto-definiti, ha preso la decisione di oscurare il presidente degli Stati Uniti da un mezzo di comunicazione che ha rilevanza politica.

PER MIRABELLI C’È LA RILEVANZA POLITICA NEL CASO DI TWITTER

Il costituzionalista sottolinea che un altro problema è “la responsabilità che il gestore ha o potrebbe avere per la diffusione di messaggi, se ha un controllo, e quali possano essere le conseguenze del controllo: chiusura o sospensioni. Nel caso specifico la decisione di Twitter ha avuto rilevanza politica, ed è evidente il rischio che poteri privati gestiscano queste situazioni”.

Ricordiamo infatti che la legge federale (la sezione 230 del Communications Decency Act) solleva le società di social media dalla responsabilità quando una terza parte utilizza la piattaforma. La norma del 1996 protegge le aziende tecnologiche dalla responsabilità sui contenuti pubblicati dagli utenti, garantendo la libertà di espressione sul web.

Ma oggi le più grandi piattaforme digitali — in cui anche i politici fanno comunicazione — sono di proprietà di società private. Per questo si discute della riforma della sezione 230 negli Stati Uniti.

Secondo Mirabelli ormai i social “hanno assunto, per la diffusione e incisività e offerta del servizio, rilievo pubblico. Hanno una posizione dominante anche come tipo di servizi che fanno e affidano la loro produttività economica a questo”. Mirabelli sottolinea che “c’è un principio di eguaglianza che riguarda anche i rapporti con i privati”.

NECESSITÀ DI VALUTAZIONE DA PARTE DI UN ORGANISMO INDIPENDENTE E NON DAL GESTORE STESSO

Inoltre per il presidente emerito della Corte costituzionale, Mirabelli, “non si può correre il rischio di emarginare chi è diverso o chi la pensa in maniera differente. Ritengo che una decisione come quella adottata possa essere presa senza esitazioni se l’uso del social significa commissione di reati, ovvero se i messaggi trasmessi costituiscano già reati. Per questo dico che a valutare questo sia un organismo indipendente e non lo stesso gestore. Siamo oggi in grado di affermare che quei messaggi costituissero reato?”.

POSSIBILITÀ DI UN CONTENZIOSO

Infine, il presidente emerito della Consulta evidenzia poi un aspetto non meno importante, specie per un gigante del mondo web: “Può nascere un contenzioso, e non solo dal punto di vista risarcitorio, quindi economico, ma anche con caratterizzazione ‘punitiva’. E nel sistema statunitense questo esiste, c’è questa possibilità di esercitarlo nei confronti di un’azienda o di una singola persona fisica”.

“Una misura simile – sostiene Mirabelli – potrebbe risultare non conveniente. Il nodo è cosa abbia determinato per davvero questo effetto. Quei messaggi sono stati benzina sul fuoco, viene detto. Dalle immagini viene fuori un elemento sconsolante. Cosa penseremmo noi se in Italia i manifestanti entrassero di forza alla Camera o al Senato? Non sarebbe più una dimostrazione, che è anche il sale della democrazia, ma mai contro le istituzioni”.

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