Innovazione

Perché Tim deve controllare la rete unica. Il pensiero dei piccoli azionisti Telecom Italia

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Affidare a un unico soggetto come Tim il controllo della rete consente di massimizzare sinergie industriali e ritorni sugli investimenti. L’intervento di Franco Lombardi, presidente di Asati (associazione dei piccoli azionisti Telecom Italia)

Martedì 19 novembre i fondi dovranno presentare le offerte per l’acquisizione congiunta di Open Fiber. Ribadiamo la centralità del controllo della rete da parte di Tim.

Con una certa apprensione, assistiamo da giorni a diverse dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa da autorevoli esponenti politici e manager volte a screditare la portata del progetto di costituzione di una rete unica nazionale sotto l’egida di Tim e a condizionare le negoziazioni in corso con i fondi infrastrutturali, che dovrebbero esprimersi martedì prossimo 19 novembre, avviate dall’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, e coperte da impegni alla riservatezza, peraltro sottoscritti anche da Open Fiber e dai suoi principali azionisti, Cdp e da Enel.

Ci riferiamo in particolare alle posizioni espresse dal professor Franco Bassanini. Il presidente di Open Fiber è intervenuto più volte la scorsa settimana per rimarcare la sua contrarietà al controllo dell’infrastruttura di rete da parte di Tim e ha anche elaborato scenari su come strutturare una possibile combinazione tra Tim e Open Fiber ad alcuni articoli di stampa sulle presunte preoccupazioni espresse da alcuni fondi infrastrutturali statunitensi in merito ai potenziali rischi Antitrust derivanti dall’integrazione verticale in caso di combinazione delle reti tra Tim e Open Fiber e alla possibile perdita dei sussidi Infratel per la copertura delle aree a fallimento di mercato.

A tale riguardo vogliamo ricordare che: l’integrazione verticale non rappresenta una criticità di per sé, laddove sussistono i presupposti, come nel resto d’Europa, per un intervento regolatorio volto a garantire condizioni di accesso wholesale eque e non discriminatorie, tutelando la cosiddetta equality-of-input e output, e volte a favorire la concorrenza tra gli operatori. Ricordiamo che in tutti i Paesi europei la rete è controllata dagli ex-incumbent (Telefonica in Spagna, Deutsche Telekom in Germania, Orange in Francia).

Questo modello combinato con un’efficace regolamentazione ha consentito per decenni di realizzare investimenti tecnologici fondamentali per lo sviluppo del Paese, favorendo nel contempo l’entrata di nuovi soggetti nel mercato. Quest’ultimi hanno beneficiato di costi di accesso all’infrastruttura ragionevoli, senza doversi sobbarcare l’onere di realizzare ingenti investimenti, e hanno potuto disporre di maggiori risorse finanziare da dedicare allo sviluppo commerciale delle proprie attività retail.

Affidare a un unico soggetto come Tim il controllo dell’infrastruttura consente, a nostro avviso, di massimizzare sinergie industriali e ritorni sugli investimenti facendo leva su un ampio ventaglio di soluzioni (rame, fixed-wireless-access, FTTC, FTTH e 5G) di cui Tim dispone in tutto il territorio nazionale, e di offrire la migliori tecnologie nelle diverse aree del Paese grazie ad una consolidata e capillare presenza, ma anche all’esperienza delle sue persone, vero e principale asset di Tim.

Il modello wholesale only ha consentito a Open Fiber di ottenere un maggior punteggio nelle tre gare per le concessioni Infratel, unitamente ai forti sconti offerti da Open Fiber rispetto alle basi d’asta. Va chiarito tuttavia, che questo status di operatore non verticalmente integrato non rappresentava tuttavia una discriminante o una pregiudiziale per poter partecipare alle gare Infratel e ottenere i sussidi in caso di aggiudicazione della concessione.

Riteniamo quindi che con opportune interlocuzioni con le autorità regolatorie e con la Commissione europea ci siano i presupposti legali per consentire a Open Fiber di non perdere i sussidi Infratel (circa Eu1.4mld) in caso di un cambio di controllo e di una combinazione societaria con Tim.

Fatte queste importanti premesse invitiamo tutte le parti coinvolte nei negoziati con Open Fiber ad una maggiore responsabilità e a rispettare il vincolo di riservatezza sottoscritto.

Ricordiamo peraltro che queste continue esternazioni, su cui Consob è chiamata a vigilare, condizionano da tempo l’andamento del titolo Tim, accrescendo l’incertezza sul gruppo e allontanando l’interesse degli investitori istituzionali, oscurando gli importanti risultati finora raggiunti dall’amministrazione Gubitosi nel rilancio strategico del gruppo e nella riduzione dell’indebitamento.

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