Innovazione

Perché sto perdendo a Bruxelles la battaglia sull’Intelligenza artificiale. Parla il prof. Floridi

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“Io sono nel gruppo della Commissione Europea sul progetto per l’Intelligenza Artificiale e sto combattendo una battaglia, che sto perdendo, per evitare che si inseriscano scenari apocalittici nel documento di Bruxelles”. Che cosa ha detto il prof. Luciano Floridi alla rivista on line Industria italiana diretta da Filippo Astone

«Basta parlare di Intelligenza Artificiale come se fosse qualcosa che entrerà nelle nostre vite in futuro. L’Intelligenza Artificiale è già parte integrante della nostra quotidianità. Inoltre tutti continuano a concentrarsi sull’IA come se fosse un pericolo costante per la nostra società. Eppure creerà valore economico, e quindi lavoro. E migliorerà la qualità della vita. Da questo punto di vista dobbiamo prendere spunto dal mondo industriale, dove la robotica ha avuto un impatto significativo fin dagli anni Sessanta del secolo scorso. Oggi la transizione non riguarda più tanto la sostituzione dell’essere umano, ma l’impiego dei dati in maniera totalmente diversa.»

«L’Europa così com’è deve iniziare a fare fronte comune sul tema delle ineguaglianze, per evitare che si creino disparità di ricchezza tra i cittadini e di trattamento nei confronti delle grandi aziende del digitale che sono ormai di dimensioni stratosferiche».

Luciano Floridi, professore ordinario di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford presso l’Oxford Internet Institute, dove dirige il Digital Ethics Lab, racconta in un’ampia intervista con Industria Italiana perché la rappresentazione dell’Intelligenza Artificiale come nemica dell’uomo sia fake. E faccia danni.

Su Intelligenza Artificiale e Robot sono anni che sentiamo ripetere luoghi comuni allarmistici e caratterizzati da estrema stupidità da parte di chi li scrive, a cominciare da colleghi giornalisti che lavorano in testate importanti. Prevale l’allarmismo, perché così è più facile attirare l’attenzione di lettori e spettatori. E perché chi esprime queste sciocche preoccupazioni è impreparato e incompetente. Ma l’allarmismo fa grandi danni. Noi dovremmo mettere tutte le nostre energie di sistema Paese e di ecosistema industriale per cavalcare queste nuove tecnologie, investendo al massimo possibile. Così si potrebbe recuperare la competitività perduta, creare ricchezza e posti di lavoro, aumentare la cultura. Invece, ancora si perde tempo con dubbi e paure di infimo livello.

Professor Floridi, mi piacerebbe iniziare dai luoghi comuni sbagliati sull’Intelligenza Artificiale. A mio parere, creerà valore economico e quindi anche lavoro. Invece si tende ad adottare una visione spettacolarizzata e negativa del tema con macchine che somigliano a Terminator. E a concentrarsi sugli aspetti apparentemente negativi. Così si cattura più attenzione da parte del pubblico, più lettori, più clic. Ma si distorce la realtà e si creano tanti danni…

Questo modo di rappresentare l’Intelligenza Artificiale non aiuta di certo a favorire la transizione che stiamo vivendo. Si narrano scenari apocalittici in cui l’umanità sarà distrutta dalle macchine per distrarre la collettività dai problemi seri che ci sono e ci saranno con l’incremento massiccio delle tecnologie. Abbiamo paura dell’incerto e questo è molto grave. Ad esempio, nel settore della sanità potremmo già oggi fare cose molto buone con sistemi di Intelligenza Artificiale che consentirebbero di ridurre sofferenza umana. Ma non le mettiamo in atto. Questa è una cosa gravissima che va addebitata alla politica e ai media.

Io sono nel gruppo della Commissione Europea sul progetto per l’Intelligenza Artificiale e sto combattendo una battaglia, che sto perdendo, per evitare che si inseriscano scenari apocalittici in questo documento. Il documento è disponibile online nella prima versione: chi lo consulta troverà scenari apocalittici che vengono indicati come possibili e si sostiene che la Commissione Europea combatterà affinché non si verifichino. Ma se noi, per ipotesi, sostenessimo che la Commissione Europea farà qualunque cosa pur di evitare la diffusione di un’epidemia di zombie, l’uomo qualunque non è proprio tranquillo. E si dice, nella sua testa “ma allora gli zombie esistono e sono possibili”. Invece è semplicemente una sciocchezza. Il documento finale è migliorato, ma continua a fare confusione tra possibile (si immagini: vincerò sempre qualsiasi lotteria alla quale partecipo) e plausibile (non succederà mai).

 

(breve estratto da Industria Italiana; qui la versione integrale)

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