Innovazione

Perché il dossier 5G agita il governo Johnson

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Johnson cultura

Tutte le ultime novità sul dossier Huawei-5g nel Regno Unito.

Prime spine nella maggioranza conservatrice che sostiene Boris Johnson. Se da un lato il coronavirus sta facendo emergere le prime critiche sulla sua premiership, dall’altro il caso Cummings, e i rapporti tra Regno Unito e Cina dimostrano come in casa Tories non stia andando tutto per il verso giusto nonostante l’imponente maggioranza – +80 seggi – che Johnson e i suoi hanno alla Camera dei Comuni. Il futuro di Huawei e del 5G nel Regno Unito è tornato materia di discussione nel governo.

La scorsa settimana il National Cyber Security Centre (NCSC) ha annunciato che è in corso un esame sull’impatto che la tecnologia 5G dell’azienda cinese avrà sui network che la utilizzeranno. Nel gennaio scorso il governo Conservatore aveva dato il via libera all’utilizzo della tecnologia 5G dell’azienda cinese, riducendone il suo ruolo nel mercato e, allo stesso tempo, ottenendo precise garanzie dai Servizi Segreti sulla sicurezza del paese.

La decisione aveva generato malcontento presso gli alleati americani, con i componenti del National Security Council Usa che erano venuti a Londra per degli incontri blindatissimi con i vertici di Whitehall e dell’intelligence.

Ora, con l’annuncio da parte americana di nuove sanzioni per limitare il ruolo di Huawei, il portavoce dell’NCSC ha affermato che “si impone una revisione del rapporto dello UK con Huawei”. La formula utilizzata è vaga, ma potrebbe essere abbastanza per i Conservatori per compiere un’inversione a U rispetto a quanto deciso a inizio anno quando Johnson diede il via libera all’uso della tecnologia del gigante cinese nella parte “edge” della rete fino a un massimo del 35% dei componenti e aveva deciso di bandire Huawei dalle sue parti sensibili – “core”.

Secondo Assembly, una società di consulenza vicina agli operatori telefonici e della rete britannici, “l’addio di Huawei potrebbe causare ritardi alla rete 5G e costare fino a 7 miliardi di sterline all’economia del Regno Unito”. Anche uno studio della stessa
Huawei mostra come l’eventuale lockout all’azienda cinese potrebbe “generare un aumento dei costi nel 5G dall’8 al 29% per mancata competitività nel mercato”.

La decisione del NCSC è stata accolta con favore dai backbenchers Tory alla Camera dei Comuni, che già a marzo avevano inscenato la prima ribellione contro il governo Johnson e dato luce al China Research group, un think tank interno al partito sul modello dello European Research Group – che valuterà il rapporto tra Cina e Regno Unito anche rispetto alla crisi del coronavirus e di altri investimenti sostenuti – o proposti – da Huawei e altri colossi dello stato cinese in Inghilterra.

Anche il Premier però potrebbe beneficiare della decisione: Johnson si appresta a portare in aula il Telecoms Infrastracture Bill, che ha già superato le prime due letture ai Comuni con una maggioranza trasversale comprendente anche i laburisti.
Il cambio di passo sulla sicurezza avviene in un momento delicato anche per l’intelligence: dal 31 marzo infatti Ken McCallum è stato nominato nuovo Direttore Generale del MI5. Una scelta coerente con il mandato di rafforzare ulteriormente la rete di cybersecurity interna britannica.

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