Anche se con ritardo, finalmente un po’ di azione. La Commissione ieri ha avviato un’indagine formale contro Grok e ampliato un’inchiesta sull’algoritmo di X, dopo che lo scandalo scoppiato per la generazione di deepfake a carattere sessuale da parte dello strumento di Intelligenza artificiale di Elon Musk.
“I deepfake a sfondo sessuale che ritraggono donne e bambini sono una forma di degrado violenta e inaccettabile”, ha detto la vicepresidente della Commissione, Henna Virkkunen: “Con questa indagine, determineremo se X ha adempiuto ai propri obblighi legali ai sensi del DSA o se ha trattato i diritti dei cittadini europei, compresi quelli di donne e bambini, come danni collaterali del suo servizio”.
La Commissione sospetta che X non abbia adeguatamente valutato e mitigato i rischi associati all’inclusione della funzionalità Grok sulla piattaforma, in particolare la diffusione di contenuti illegali come immagini manipolate a sfondo sessuale (incluso materiale pedopornografico). X non ha presentato alcuna valutazione dei rischi prima di lanciare Grok, come previsto dal DSA. Inoltre, la Commissione ha ampliato l’indagine avviata contro X nel 2023 sull’algoritmo della piattaforma per includere l’impatto del passaggio a un sistema di raccomandazione basato su Grok.
LE REAZIONI POLITICHE E L’APPLICAZIONE DEL DSA
“L’avvio di un nuovo procedimento della Commissione europea contro X per la diffusione di deepfake sessuali legati all’uso di Grok è una decisione necessaria e attesa”, ha detto l’europarlamentare di Renew, Sandro Gozi, sottolineando che il DSA “deve essere applicato fino in fondo e senza zone franche”.
Secondo Gozi, le regole del digitale dell’Ue non possono essere “negoziabili” con Donald Trump e la sua Amministrazione. “La Commissione Europea usa finalmente la sua arma migliore per difendere i cittadini europei dagli oligarchi della tecnologia”, ha commentato l’eurodeputata dei Verdi, Alexandra Geese, chiedendo che siano rapidamente “adottate misure severe per proteggere donne e bambini dai deepfake a sfondo sessuale. Il tempo è essenziale per dimostrare che l’Europa è finalmente pronta a difendere i suoi valori e la sicurezza dei suoi cittadini”, ha spiegato Geese.
I TEMPI DELL’INCHIESTA E IL NODO DELL’ALGORITMO
Geese ha ragione a sottolineare che il fattore tempo è “essenziale”. L’inchiesta della Commissione sull’algoritmo di X è in corso dal dicembre del 2023. Sono passati due anni, sono state inviate richieste di informazioni e ordini di conservazione dei dati e dei documenti e ora è stata allargata l’indagine all’integrazione di Grok. Fonti della Commissione riconoscono che l’algoritmo è l’elemento “sistemico” dell’inchiesta ai sensi del DSA. Tradotto: quello che potrebbe fare più male a Elon Musk.
Ma, sui tempi lunghi, la Commissione si difende sostenendo che è necessario per condurre l’inchiesta nel pieno rispetto delle regole. Paradossalmente, i tempi ora si allungheranno ancora di più per la necessità di verificare come funziona il sistema di raccomandazione di X attraverso Grok. Secondo una fonte della Commissione, le autorità nazionali sarebbero potute intervenire più rapidamente per alcuni incidenti, come i contenuti antisemiti o i deepfake a carattere sessuale. Inoltre, a differenza che in passato, X ha iniziato a collaborare con la Commissione. Prima o poi “arriverà il momento della verità” su X, ci ha detto la fonte: il giorno in cui la Commissione dovrà decidere se imporre una multa. Quando non è chiaro.
WHATSAPP DESIGNATA VLOP E NUOVI OBBLIGHI PER META
La Commissione ieri ha anche formalmente designato WhatsApp come piattaforma online molto grande (Very Large Online Platform o VLOP nel gergo) ai sensi del Digital Services Act (DSA), dopo che la sua funzione “Channels” ha raggiunto la soglia di almeno 45 milioni di utenti nell’Ue. Channels, la funzione di WhatsApp che consente agli utenti di diffondere informazioni, aggiornamenti e annunci a un vasto pubblico, rientrano nella definizione di servizio di piattaforma online, secondo la Commissione. Di conseguenza, è soggetta agli obblighi generali del DSA.
Per contro il servizio di messaggistica privata di WhatsApp rimane esplicitamente escluso dall’applicazione del DSA. Ora Meta, la casa madre, avrà quattro mesi di tempo per garantire che WhatsApp rispetti gli obblighi aggiuntivi previsti dal DSA per le piattaforme molto grandi, come la valutazione e la mitigazione di eventuali rischi sistemici (violazioni dei diritti umani fondamentali e della libertà di espressione, manipolazione elettorale, diffusione di contenuti illegali e problemi di privacy).
(Estratto dal Mattinale europeo)


