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Perché Apple dichiara guerra a Intel

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Apple è sul punto di far passare il Mac dai processori Intel ai chip di produzione propria. Tutti i dettagli

 

Apple è sul punto di far passare il Mac dai processori Intel ai chip di produzione propria. Una mossa che, nel lungo termine, potrebbe significare seccature e scelte difficili per sviluppatori e consumatori. Secondo Bloomberg la casa della Mela potrebbe annunciare i suoi piani di cambiamento in occasione della Worldwide Developer Conference, che si terrà questo mese. Il trasferimento non è una sorpresa in sé visto che da tempo Bloomberg ma anche Axios ne hanno dato notizia. La novità è semmai che il cambiamento sembra imminente.

DURO COLPO PER INTEL

Il passaggio rappresenta un duro colpo per Intel, da tempo leader americano dei microprocessori. Che si tratti di una vittoria per Apple dipende da quanto si risparmierà sui costi e dall’aumento delle prestazioni, oltre che da quanto Cupertino sarà in grado di gestire la transizione senza perdere clienti e sviluppatori di app.

NON È LA PRIMA VOLTA

Apple ha cambiato due volte i tipi di chip che alimentano la linea Mac. Nel 1994, è passato dai chip Motorola che hanno alimentato i primi Macintoshes ai chip PowerPC, sviluppati congiuntamente da IBM e Motorola. Quindi, a partire dal 2005 , è passato da PowerPC a Intel.

I PROBLEMI PER I CONSUMATORI

La vera domanda da porsi in questo caso è come reagiranno i consumatori: “Il cambiamento – si legge su Axios – crea dilemmi sia per i clienti che decidono cosa comprare e quando, sia per gli sviluppatori di software che allocano scarse risorse di programmazione. I consumatori e le aziende che vogliono acquistare un computer Mac nel prossimo anno o giù di lì dovranno decidere tra due opzioni non proprio grandiose: comprare uno degli ultimi vecchi computer, e accettare che tra un paio d’anni ci sarà un nuovo software non funzionante. Oppure comprare una delle prime macchine nuove, anche se potrebbero non supportare ancora completamente tutto il software di cui si potrebbe aver bisogno”.

I PROBLEMI PER GLI SVILUPPATORI

Gli sviluppatori a loro volta, dovranno affrontare un dilemma tutto loro: quando mettere risorse per ottimizzare i programmi chiave per i nuovi chip. Anche dopo che Apple avrà annunciato ufficialmente la novità e fornirà gli strumenti adatti, gli sviluppatori sanno che la base di potenziali utenti per il nuovo software partirà da zero. Tanto è vero che l’ex boss di Windows Steven Sinofsky ha delineato alcune delle sfide in modo più dettagliato nell’ambito di un thread su Twitter parlando a tutto campo di quella che ha definito una “scelta di libertà” da parte di Appel.

APPLE HA UN’OTTIMA ESPERIENZA NELLE TRANSIZIONI

Apple ha comunque un’ottima esperienza in questo campo, avendo gestito le transizioni dei chip del passato – così come il passaggio dal classico Mac OS a OS X – con discreto successo. Ci sono state delle difficoltà e alcune applicazioni hanno richiesto anni per essere convertite, ma alla fine ce l’hanno fatta, e la piattaforma è stata resa più forte per questo. “Ci sarà probabilmente una sorta di livello di compatibilità che permetterà alle applicazioni esistenti progettate per i chip Intel di funzionare sui nuovi chip prodotti da Apple – così come gli strumenti per aiutare gli sviluppatori a convertire i loro programmi senza partire da zero. Detto questo, approcci di questo tipo possono rallentare le prestazioni”.

LE RAGIONI DELLA TRANSIZIONE

Questa transizione, tuttavia, si differenzia da quelle precedenti di Apple per un duplice ordine di ragioni: innanzitutto, si legge su Axios, “il Mac non è più il centro del business di Apple. La maggior parte delle entrate di Apple proviene dagli iPhone e da altre linee di prodotti non-Mac, tra cui iPad, periferiche e servizi. E, a proposito di iPhone e iPad, Apple non sta passando a un’architettura nuova di zecca, ma piuttosto a chip basati su ARM simili a quelli che alimentano i dispositivi iOS di Apple. Questo significa che parte del lavoro può essere trasferito da applicazioni iOS esistenti”.

In secondo luogo, le motivazioni di Apple per il cambio “includono probabilmente l’opportunità di tagliare i costi, aumentare le prestazioni e il desiderio di controllare il proprio destino. Ma anche se l’azienda soddisfa tutti questi desideri – e gestisce bene la transizione – l’intera comunità Mac è probabilmente destinata a soffrire a breve termine”.

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