Innovazione

Perché alla Pubblica amministrazione serve un modello di business digitale

di

Sofia

Il passaggio ad un’economia digitale compiuta non può prescindere da una diffusione capillare della cultura dei pagamenti digitali. L’intervento di Pietro Soleti, direttore generale di Iconto (Istituto di pagamento di InfoCamere)

I pagamenti elettronici sono il fattore abilitante dello switch off digitale. La piena efficacia della trasformazione di un processo della PA da tradizionale a digitale passa necessariamente attraverso l’utilizzo dei pagamenti elettronici. Un processo infatti si può definire completamente digitale solo e se prevede forme di pagamento esclusivamente digitale.

L’eterno amore italico per il contante (secondo uno studio di Banca d’Italia del febbraio 2019, nel 2016 l’85,9% delle transazioni in Italia è stato effettuato in contanti) è uno tra i principali fattori di forte ostacolo alla digitalizzazione del Paese. L’immagine più plastica dello stallo culturale in cui ci troviamo, viene dal confronto tra la dotazione di strumenti di pagamento digitale e il loro uso effettivo.

L’Italia ha un livello di diffusione di carte di pagamento simile a quello dei Paesi in testa alla classifica per l’uso dei pagamenti elettronici (ognuno di noi ne ha in tasca almeno una), ma con un utilizzo del contante simile ai Paesi in coda alla suddetta classifica. Il costo occulto della gestione del contante è altissimo, sia economico (per la produzione, il trasporto e la distribuzione del contante) sia sociale visto che la sicurezza dei sistemi di pagamento elettronici, in particolare in Europa, rappresenta ormai una commodity.

La piattaforma pagoPa rappresenta senza dubbio una best practice a livello europeo, ma le difficoltà che incontra nel portare a bordo le pubbliche amministrazioni sono il sintomo della lentezza dello switch off digitale. L’approccio scelto è stato orizzontale ossia quello di proporre alla PA il pagamento con strumenti elettronici di tutti i processi, ma molti di questi sono ancora tradizionali e non digitali; il risultato? Continui rinvii dell’obbligatorietà di pagoPa.

Forse sarebbe più opportuno un approccio verticale tale per cui, quando si decide di trasformare un processo tradizionale in digitale, il pagamento debba essere necessariamente elettronico. Questo potrebbe portare una singola PA a fare da volano per tutta la pubblica amministrazione facilitando il rapporto con imprese e professionisti. Pensiamo a colossi dell’e-commerce quali Amazon, Alibaba o Ebay ed al loro modello di business: sarebbe stato possibile senza pagamenti elettronici?

Tornando all’Italia ed alla sua PA, l’approccio verticale è stata la scelta del sistema camerale che sin dal 2003, anno in cui ha deciso che lo switch off digitale del Registro delle Imprese dovesse essere completo e che il pagamento di diritti di segreteria ed imposte di bollo potesse avvenire solo con strumenti elettronici. Da allora gli strumenti si sono evoluti, la normativa ha consentito la nascita di nuovi attori (IP e IMEL) attivi nel mondo del pagamenti digitali, ed InfoCamere nel 2013 ha costituito sotto forma di patrimonio destinato un Istituto di Pagamento che nel 2018 è confluito in una società autonoma la IConto srl.

Iconto, l’Istituto di Pagamento di InfoCamere, ad inizio maggio 2019 ha superato i 12.000 clienti, con un tasso di crescita annuo del 15%: nel corso del 2018 le operazioni di pagamento gestite sono state circa 3,2 milioni. Nell’ultimo anno, il volume complessivo del transato gestito dall’Istituto di Pagamento, bonifici accreditati sul conto della clientela, pagamenti pagoPA, MAV incassati, girofondi Registro Imprese e sistemi di POS virtuale, è stato di circa 273 milioni di euro.

Tra i servizi che gli utenti possono pagare per via telematica ci sono quelli erogati dalla piattaforma Registroimprese.it – una best practice a livello europeo – quelli del SUAP per i 3.800 comuni che utilizzano la piattaforma impresaiungiorno.gov.it delle Camere di commercio, tutti i pagamenti relativi ad adempimenti gestiti attraverso l’infrastruttura pagoPA di AgID, i pagamenti di tasse e imposte con l’F24 Ordinario, Semplificato ed Elementi Identificativi (Elide).

Inoltre, Iconto Srl è il primo prestatore di servizi di pagamento ad aver integrato il pagamento della marca da bollo digitale (@e.bollo) sulle pratiche delle pubbliche amministrazioni attestate su pagoPA. Il fulcro dell’offerta è però il Conto di Pagamento, uno strumento di semplificazione amministrativa che agevola i pagamenti elettronici dei servizi offerti. Questo è infatti un unico sistema di pagamento online, senza costi di gestione e ricaricabile, che garantisce al contempo un check continuo sull’andamento delle operazioni.

L’apertura avviene on line: la firma digitale permette di sottoscrivere il contratto, la Pec permette di ricevere le credenziali. Tutti gli utenti infatti, per aderire ai servizi erogati dall’Istituto di Pagamento, sono tenuti a sottoscrivere un apposito contratto; l’autorizzazione per l’esecuzione dei pagamenti, ad esclusione degli addebiti pre-autorizzati, viene data con le credenziali rilasciate al momento della sottoscrizione e rafforzata da un meccanismo di strong authentication implementata tramite un sistema di One Time Password.

Quando si parla di agenda digitale non si dovrebbe mai dimenticare che, a guidare ogni intervento normativo o realizzazione applicativa, sono questi i riferimenti da tenere fermi all’orizzonte di una P.A. che punti ad essere una leva e un’opportunità per la crescita del Paese. Efficienza sul piano della riduzione di costi e tempi legati all’uso dei servizi, innovazione nella capacità di offrire risposte che vanno incontro alle esigenze dei propri utenti, integrando sempre meglio funzioni e procedure nel vissuto quotidiano – ormai sempre più digitale – di cittadini e imprese.

Il passaggio ad un’economia digitale compiuta non può prescindere da una diffusione capillare della cultura dei pagamenti digitali. La strada è segnata e, aldilà delle necessarie attenzioni nelle modalità di implementazione degli strumenti, ogni resistenza rischia di ritardare la trasformazione digitale del nostro sistema-Paese. Viceversa, la rapidità con cui riusciremo a fare avanzare questi processi può essere la chiave vincente per recuperare il ritardo accumulato e farne un fattore di sviluppo duraturo.

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