Innovazione, Reti per la crescita

Ecco tutte le scintille tra Open Fiber e Tim

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Che cosa hanno detto Francesco Nonno, di Open Fiber, e Guido Ponte, di Tim, nel corso del convegno annuale di Aiip dove è stato presentato lo studio I-Com “Cantiere digitale”. Articolo di Giusy Caretto 

Nessuna tregua tra Open Fiber e Tim. Modelli di business diversi, idee diverse, stesso obiettivo: portare la banda ultra larga agli italiani. E così ci si ritrova con due concorrenti e due reti. Più volte si è ipotizzato di una possibile pace tra i due operatori e di una possibile fusione delle reti, ma più volte è arrivata anche la smentita. E il tema, comunque, resta al centro della contesa fra Vivendi ed Elliott che si sfidano su Tim.

Che tra le due società non scorra buon sangue è stato chiaro anche oggi, in occasione del convegno annuale di Aiip (Associazione italiana internet provider), in cui è stato presentato lo studio di I-Com “Cantiere Digitale – Lo Stato di avanzamento nelle reti e nei servizi”. La copertura a banda ultra larga in Italia cresce, ma la domanda ancora no: e il nostro Paese resta indietro rispetto all’Ue.

Proprio su questo punto Francesco Nonno, direttore regolamentazione Open Fiber, e Guido Ponte, chief economist di Tim, hanno espresso pareri differenti.

E’ NATO PRIMA L’UOVO O LA GALLINA?

Open Fiber si dice tranquilla, per ora il suo compito è lavorare per portare la fibra“vera” nelle “case degli italiani” e “la domanda crescerà da sé. E’ importante che l’Italia abbia una buona infrastruttura: l’offerta genererà la domanda”.

Di posizione completamente diversa, invece, Ponte: “Davvero che crediamo che la domanda si crei da sola?”, ha risposto Guido Ponte alle parole di Francesco Nonno. “Non è così, e questa è un’evidenza di qualche anno. L’Italia resta indietro rispetto agli altri Paesi europei perché nonostante una buona infrastruttura la domanda fatica a crescere. E questo non è un problema che si può risolvere con la bacchetta magica. A noi operatori di tlc non resta che fare squadra anche con aziende non strettamente di telecomunicazioni per far conoscere i nostri servizi agli utenti”.

I NUMERI DELL’ITALIA

In tema banda larga, l’Italia ha accumulato un certo ritardo sia sulla diffusione delle infrastrutture, sia dal punto di vista della penetrazione dei servizi digitali. Soffermandoci sul tema della banda larga, la copertura ha oramai raggiunto la quasi totalità delle abitazioni in Europa, così come in Italia. Cresce a rilento, invece, la domanda: in Italia la percentuale delle abitazioni connesse alla broadband è del 79%, al di sotto della media Ue. Le connessioni in fibra, invece, sul totale degli abbonamenti sono pari solo al 22%.

TIM ED OPEN FIBER: POSSIBILE TREGUA?

Le scintille tra Francesco Nonno e Guido Ponte, comunque, non stupiscono affatto. La rivalità tra le due aziende è nota. E proprio sul tema caldo della possibile fusione delle due reti, ipotesi che Carlo Calenda, ministro uscente dello Sviluppo economico, ha più volte messo sul tavolo per non disperdere le risorse, si era espressa qualche settimana fa Elisabetta Ripa, amministratore delegato di Open Fiber, dicendo che l’idea non le era gradita (a differenza del fondo Elliott,  che sta cercando di sfilare il controllo di Tim a Vivendi).

“Questa faccenda della società unica della rete non ci appassiona. Noi abbiamo un mandato e lo stiamo portando aventi con determinazione”, aveva affermato la Ripa ad Affari e Finanza, il supplemento del lunedì di Repubblica. “Anche perché al Paese l’infrastruttura in fibra e la banda ultra larga servono già oggi e serviranno ancora di più domani e OpenFiber è l’unica società che sta davvero posando”.

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