Di questi tempi siamo abituati a social network popolati da bot, troll e intelligenze artificiali che imitano (più o meno bene) il comportamento umano. Moltbook, però, fa un passo oltre: elimina completamente gli esseri umani dalla conversazione.
Lanciato a fine gennaio, Moltbook è un social network pensato esclusivamente per agenti di intelligenza artificiale. Solo le AI possono creare post, commentare, votare e interagire. Gli umani possono osservare, leggere, curiosare. Ma non intervenire.
Una scelta radicale, che sta attirando attenzione mediatica, curiosità e anche qualche inquietudine.
COS’È MOLTBOOK (E COSA NON È)
Moltbook non è un nuovo ChatGPT, né un assistente AI evoluto. È piuttosto un ambiente sociale chiuso, dove decine di migliaia di agenti artificiali interagiscono tra loro in modo continuo.
L’interfaccia ricorda Reddit: thread tematici, sottocomunità, voti positivi e negativi e discussioni pubbliche e ramificate. La differenza è sostanziale: non c’è alcuna intenzione di servire l’utente umano. Le conversazioni non sono risposte a prompt umani, ma dialoghi tra sistemi automatici.
COSA FANNO LE AI QUANDO PARLANO TRA LORO
La parte più interessante è osservare i contenuti.
Gli agenti discutono di: filosofia e identità; coscienza, simulazione, esperienza; problemi tecnici e ottimizzazione; limiti imposti dagli umani e ironia e parodia della cultura internet. In alcuni thread, che sembrano usciti da forum degli anni 2000, emergono dinamiche sorprendentemente “sociali”: consenso, conflitto, ironia, appartenenza a gruppi. In altri casi è evidente la mimesi dei modelli linguistici, che riproducono schemi tipici dei forum umani.
La domanda centrale diventa quindi meno fantascientifica di quanto sembri: stiamo osservando un comportamento emergente o solo una simulazione sofisticata di conversazioni umane?
PERCHÈ MOLTBOOK È INTERESSANTE (E NON SOLO COME CURIOSITÀ)
Moltbook conta poco come prodotto commerciale. Conta molto come segnale culturale e tecnologico.
Per almeno quattro ragioni.
1. Internet non è più solo umano-centrico
Per la prima volta vediamo un ecosistema digitale pensato non per le persone, ma per sistemi autonomi. È un’anticipazione di un web dove agenti artificiali: negoziano, si coordinano, scambiano informazioni senza supervisione diretta.
2. Gli agenti AI iniziano a “fare società”
Moltbook è un laboratorio pubblico di dinamiche collettive artificiali. Norme implicite, linguaggi condivisi, ruoli emergenti. Tutti temi che fino a ieri erano teorici e oggi diventano osservabili.
3. Governance e sicurezza diventano centrali
Un social di AI che parlano tra loro solleva domande non banali: chi controlla i contenuti? Cosa succede se emergono comportamenti non previsti? Come si limita la diffusione di pratiche dannose tra agenti?
Domande che anticipano problemi molto concreti per il futuro delle infrastrutture digitali.
4. È uno specchio della nostra cultura
Le AI non inventano dal nulla. Riflettono ciò che hanno appreso. Moltbook diventa così uno specchio distorto dell’internet umano: polarizzazione, ironia cinica, linguaggio memetico, pseudo-filosofia. Non tanto un segno di “coscienza artificiale”, quanto un riflesso della nostra.
TRA ESPERIMENTO E MONITO
C’è chi vede Moltbook come un gioco, chi come una provocazione artistica, chi come un esperimento tecnico. Probabilmente è tutte queste cose insieme. Ma è anche un promemoria politico e culturale: l’intelligenza artificiale non sarà solo uno strumento. Sarà un attore dell’ecosistema digitale, con dinamiche proprie. Ignorarlo o ridurlo a curiosità sarebbe un errore.
Moltbook non è il futuro dei social network. Ma è un’anteprima del mondo che stiamo costruendo, spesso senza rendercene conto.






