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Chi sono e cosa fanno le startup Usa attive nella lotta alla pandemia

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Microsoft, Facebook, Twitter, Apple e Google ma anche molte startup stanno scoprendo nuovi modi per fare business durante la pandemia

Non solo paura e recessione. La pandemia di coronavirus sta facendo emergere anche una nuova positiva tendenza della Silicon Valley a proporsi come ‘problem solver’. Secondo quanto riferisce Kia Kokalitcheva di Axios, le aziende tecnologiche, gli imprenditori e gli investitori si sono affrettati a trovare il modo di applicare le loro competenze, le loro risorse e la loro creatività per affrontare il virus e il suo impatto sulla salute pubblica e l’economia.

LE STARTUP PASSATE AI TEST PER IL CORONAVIRUS

Solo per fare un esempio, alcune start-up del settore sanitario, tra cui Everlywell, Carbon Health e Nurx, sono passate rapidamente a lavorare allo sviluppo dei kit di test COVID-19. Ciò malgrado il divieto della FDA – la Food and drug administration Usa – di raccogliere campioni a domicilio che ha bloccato alcuni di questi sforzi.

Anche le start-up di telemedicina come Ro e American Well stanno fornendo servizi di valutazione che cercano di aiutare i pazienti a capire la loro probabilità di infezione. E altre aziende stanno attingendo alle loro attuali catene di fornitura e alle loro competenze.

La società di gestione del trasporto merci Flexport sta utilizzando la sua esperienza nella catena di fornitura per lavorare all’approvvigionamento di forniture mediche.

La società di celle a combustibile Bloom Energy si è assunta il compito di riparare i ventilatori rotti acquistati dalla California.

HP e Carbon hanno messo al lavoro le loro tecnologie di stampa 3D per cercare di accelerare la produzione di apparecchiature mediche.

Infine, molte società di software hanno deciso di offrire alcuni prodotti gratuitamente a chi sta affrontando la crisi. Tra questi il servizio di messaggistica Slack, l’applicazione per la meditazione Headspace e il fornitore di informazioni commerciali Yext.

ANCHE GLI INVESTITORI SONO ENTRATI IN AZIONE

In tale contesto, anche gli investitori sono entrati in azione. Alcuni hanno mobilitato risorse finanziarie per lavorare sul problema, come nel caso della decisione di Y Combinator di accelerare l’accettazione di startup nel suo programma.

Altri hanno lanciato iniziative a sostegno delle loro comunità, come la sponsorizzazione di ristoranti per la consegna di pasti agli operatori sanitari, l’acquisto di attrezzature mediche o la creazione, da parte del cofondatore di Instagram, di un hub commerciale di carte regalo con l’obiettivo di mettere denaro in contanti nelle mani di ristoranti e aziende che non possono operare normalmente.

COSA FANNO I COLOSSI DELLA TECNOLOGIA USA?

Anche i colossi della tecnologia Usa si sono mossi rapidamente per portare a termine i progetti e realizzare nuove soluzioni.

Aziende come Apple e Google si sono messe in testa di procurarsi forniture e hanno dato vita a siti web che forniscono informazioni e guide al pubblico. Microsoft, Facebook, Twitter e altre aziende hanno sponsorizzato un hackathon incentrato sui coronavirus.

Facebook ha rapidamente diffuso informazioni sul coronavirus ai suoi utenti e ha vietato gli annunci per mascherine e cure, mentre Twitter ha emanato regole severe sulla diffusione di informazioni errate sulla pandemia.

Il governatore della California Gavin Newsom ha rivelato che Facebook contribuirà a pagare l’alloggio, l’assistenza all’infanzia, il trasporto e altri costi sostenuti dai professionisti sanitari in pensione che accettano di lavorare durante la pandemia.

LE CRITICHE AI LEADER DELL’HI-TEC

Tuttavia, questo modo di operare ha generato anche qualche critica: alcuni leader dell’hi-tech sono stati criticati anche su Twitter per la loro ‘epidemiologia’ da poltrona.

“Il fondatore di Tesla, Elon Musk, è stato sia un aiuto sia un ostacolo, inizialmente minimizzando la malattia, ma in seguito ha accettato di aiutare a costruire ventilatori e altre apparecchiature”, ha sottolineato la Kokalitcheva nel suo articolo su Axios, aggiungendo che il punto fondamentale è dettato dal fatto che “la maggior parte dei leader e dei lavoratori della Silicon Valley capisce che la lotta chiave in questo momento appartiene alla scienza medica e ai professionisti della sanità, ma sono ansiosi di partecipare e hanno un sacco di idee e risorse”.

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