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Metaverso goodbye! In Meta altri licenziamenti in Reality Labs

Chi negli anni scorsi, pur di accontentare uno spirito neocolonialista da sempre insito nella razza umana, s'è scapicollato per acquistare un lotto di terreno digitale nella Frontiera del Terzo millennio, è rimasto con un pugno di mosche in mano. Ormai nel Metaverso non crede nemmeno più Mr. Facebook che aveva cambiato il nome del gruppo in Meta. E nella divisione continuano i tagli dato che gli investimenti promessi a Trump costringono a tenere d'occhio le spese

Sarebbe dovuta essere la divisione che avrebbe dovuto fare entrare i social network nel Terzo millennio, impalcando universi paralleli a base di realtà aumentata, avatar 3D con cui interagire e chi più ne ha più ne metta, invece Reality Labs rischia solo di essere la divisione più martoriata da tagli e licenziamenti di Meta, dopo aver rappresentato per troppo tempo una imponente voce di spesa e non di profitto nei bilanci conservati in quel di Menlo Park.

META TAGLIA ANCORA IN REALITY LABS

Secondo fonti citate dal New York Times, l’azienda avrebbe in programma il taglio di circa il 10% del personale della divisione, pari perciò a 1.500 unità dal momento che il team globalmente conterebbe 15.000 membri.

Per il quotidiano della Grande Mela la mannaia dei licenziamenti dovrebbe abbattersi anzitutto sui team impegnati su visori VR e sulla piattaforma social basata sulla realtà virtuale. Al momento risulterebbero perciò risparmiate le attività legate alla realtà aumentata e ai wearable che potrebbero essere con più facilità messe al lavoro sugli altri progetti, a iniziare da quelli più promettenti legati agli smart glasses.

QUESTA SETTIMANA RIUNIONE CAPITALE

Che l’ora sia solenne lo dimostrerebbe anche il fatto che Andrew Bosworth, CTO di Meta e responsabile di Reality Labs, ha convocato per questa settimana una riunione interna definita, secondo voci di corridoio, come la “più importante dell’anno”.

L’ABBAGLIO DI ZUCK

Più che una colpa della divisione, un clamoroso inciampo di Mr. Facebook, l’ormai ex enfant prodige della Silicon Valley che nei primi anni Duemila trasportò in massa la popolazione mondiale nel terreno digitale dei social network mentre vent’anni dopo ha perso la sua scommessa di effettuare una nuova transumanza, questa volta nelle lande virtuali del Metaverso.

META, CAMBIO NOME RIMASTO A METÀ?

Che ci fosse la sua firma dietro la volontà di trasformare il Gruppo nella realtà più importante a presidio del Metaverso era noto e soprattutto provato dal cambio del nome della società in “Meta” che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto trasmettere subito l’idea che quelle praterie vergini in realtà avessero già un padrone: Mark Zuckerberg.

L’INESISTENTE “CASA NEL METAVERSO”

Zuck non è stato il solo vittima di questo abbaglio multimiliardario. Secondo una risalente ricerca di Scenari Immobiliari dal titolo ‘La casa nel Metaverso’ gli investimenti in case e lotti di terreni digitali sarebbero dovuti ammontare a  3,5 miliardi nel 2025. Ora che ci siamo lasciati alle spalle quell’anno possiamo dire di sapere come sia andata davvero. Metaverso ed Nft sono stati velocemente cancellati dalla memoria collettiva e dai piani editoriali delle riviste hi-tech, sostituiti dagli algoritmi di Intelligenza artificiale e robot umanoidi che potrebbero realmente rivoluzionare il modo in cui viviamo.

IL MATTONE VIRTUALE NON BATTE QUELLO REALE

Chi, pur di accontentare uno spirito neocolonialista da sempre insito nella razza umana, s’è scapicollato per acquistare un appezzamento di terreno digitale nella Frontiera del Terzo millennio su cui edificare una villona virtuale da rivendere magari al doppio o al triplo della cifra investita, passato l’entusiasmo iniziale è rimasto con un pugno di mosche in mano. Sempre la datata ricerca di Scenari Immobiliari ricorda che dal 2018 al 2022 gli investimenti che riguardano il settore immobiliare nel Metaverso hanno quasi raggiunto quota 2,5 miliardi di euro a livello mondiale. Il tonfo è passato sotto silenzio, ma come si anticipava Mr. Facebook non è stato il solo a scommettere sul cavallo sbagliato.

I CONTI DI META CORRONO, NONOSTANTE IL METAVERSO

La differenza è che Meta, nonostante il buco nero del Metaverso (eravamo arrivati a contare 45 miliardi di dollari finiti in fumo, ma sarebbero molti di più: il Financial Times annota infatti che la sola Reality Labs avrebbe perso oltre 70 miliardi di dollari in neanche un lustro), è stata ampiamente ripagata dal vecchio modello di business basato sulla profilazione dell’utenza per annunci pubblicitari sartoriali. Ancora nel terzo trimestre 2025, infatti, Menlo Park festeggiava il suo fatturato trimestrale più alto di sempre, 51,2 miliardi di dollari.

Ma c’era già, in quei numeri incolonnati, la spia di un segnale dall’arme che non è sfuggito né alle alte sfere né agli analisti: nei medesimi tre mesi l’utile netto è crollato dell’83% su base annua, a causa, oltre di una tassa una tantum da 15,9 miliardi di dollari, della spesa sostenuta per la realizzazione di infrastrutture per l’Intelligenza artificiale, a cominciare dai data center. E proprio su quel fronte piovono incessanti le richieste della Casa Bianca: Mark Zuckerberg ha garantito a Trump di investire l’astronomica cifra di 600 miliardi sul suolo americano, così da rendere gli Usa competitivi rispetto alla Cina e al contempo tirare la volata all’economia statunitense.

LA CORSA AGLI INVESTIMENTI LASCIA I BILANCI SENZA FIATO?

Tema fondamentale per The Donald che intende arrivare alle elezioni di medio termine dimostrando che gli States stanno facendo capolino in quella “golden age” promessa in campagna elettorale. Per questo ha chiamato a sé le Big Tech che fatturano maggiormente invitandole caldamente a investire nei 50 Stati americani. Apple per non essere da meno ha promesso al tycoon una cifra analoga a quella di Meta. Questa previsione di spesa costringe Menlo Park a blindare i bilanci e soprattutto a frenare le spese dei progetti improduttivi. E il primo sulla lista era proprio il Metaverso, pronto a trascinare nell’oblio pure i relativi visori sui quali, è noto, Meta ha investito tantissimo.

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