Ora o mai più. La Commissione europea teme un “danno grave e irreparabile alla concorrenza” da parte di Meta riguardo alla libertà di scelta dei cittadini in merito all’assistente IA che preferiscono utilizzare su WhatsApp. La società di Mark Zuckerberg, infatti, è stata obbligata da Bruxelles a ripristinare l’accesso alla piattaforma per i chatbot di intelligenza artificiale sviluppati da aziende concorrenti, una misura d’urgenza che resterà in vigore mentre prosegue un’indagine antitrust destinata a incidere sul futuro del mercato degli assistenti IA in Europa.
L’INTERVENTO D’URGENZA DI BRUXELLES
La Commissione europea ha ordinato a Meta di consentire nuovamente ai fornitori terzi di assistenti IA l’accesso all’API di WhatsApp Business alle stesse condizioni in vigore prima dell’ottobre 2025. L’azienda dovrà adeguarsi entro cinque giorni lavorativi. La decisione assume la forma di una misura provvisoria, uno strumento utilizzato raramente dalle autorità antitrust europee ma ritenuto necessario in un settore che evolve rapidamente come quello dell’intelligenza artificiale. Secondo Bruxelles, attendere la conclusione dell’indagine potrebbe compromettere in modo irreversibile la concorrenza.
“Nei mercati in rapida evoluzione, la concorrenza può essere compromessa molto prima che venga adottata una decisione definitiva”, ha dichiarato Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea responsabile della concorrenza. Per questo motivo, ha spiegato, le misure resteranno in vigore per tutta la durata dell’indagine.
LE ACCUSE CONTRO META
L’indagine è stata avviata nel dicembre 2025 dopo le denunce presentate da The Interaction Company, società californiana che sviluppa l’assistente IA Poke.com, dalla startup francese Agentik e da un concorrente spagnolo. Al centro delle contestazioni vi è la decisione di Meta di escludere dall’API di WhatsApp Business gli assistenti IA generalisti sviluppati da terze parti, mantenendo invece pienamente operativo il proprio servizio Meta AI.
Per la Commissione, la scelta potrebbe configurare un abuso della posizione dominante detenuta da Meta nel mercato europeo della messaggistica. “Sembra che Meta intenda sfruttare l’enorme portata e la probabile posizione dominante di WhatsApp per favorire il proprio assistente IA ed escludere i concorrenti”, ha affermato Ribera durante una conferenza stampa.
IL NODO DELL’ACCESSO A PAGAMENTO
Dopo aver inizialmente escluso i rivali, Meta aveva riaperto l’accesso alla piattaforma lo scorso marzo introducendo però tariffe per l’utilizzo dell’API. Una soluzione che non ha convinto Bruxelles. Secondo Ribera, i costi richiesti erano talmente elevati da risultare “economicamente insostenibili per i concorrenti”.
La Commissione aveva già contestato formalmente a Meta possibili violazioni delle norme europee sulla concorrenza e aveva successivamente formulato ulteriori accuse dopo l’introduzione delle nuove tariffe. Per l’esecutivo europeo, l’accesso a pagamento rischiava infatti di produrre gli stessi effetti anticoncorrenziali del divieto precedente.
LA CORSA AGLI ASSISTENTI IA
La vicenda si inserisce nel più ampio confronto sul controllo di un mercato destinato a diventare strategico. “I mercati dell’intelligenza artificiale si stanno sviluppando a una velocità eccezionale e gli assistenti IA sono destinati a diventare uno strumento importante attraverso cui i consumatori europei accederanno e utilizzeranno l’intelligenza artificiale”, ha spiegato Ribera.
Secondo la Commissione, la misura serve a garantire che gli utenti possano scegliere liberamente quale assistente utilizzare su WhatsApp. La decisione, ha sottolineato la vicepresidente, preserva “la libertà di scelta dei cittadini europei riguardo agli assistenti di IA che desiderano utilizzare con WhatsApp, senza che tale scelta venga fatta al posto loro”.
La rilevanza della questione, osserva il Financial Times, è aumentata ulteriormente dopo il recente lancio da parte di Meta di un nuovo agente aziendale basato sull’IA, progettato per consentire alle imprese che utilizzano WhatsApp di automatizzare le interazioni con i clienti e aprire nuove fonti di ricavo per il gruppo.
LA REAZIONE DI META
Meta ha annunciato che presenterà ricorso contro la decisione europea. In una nota, l’azienda ha accusato Bruxelles di aver favorito i propri concorrenti. “La Commissione europea ha deciso che OpenAI e alcune delle più grandi aziende del mondo possano utilizzare gratuitamente WhatsApp Business, un prodotto normalmente a pagamento”, ha dichiarato un portavoce della società. “Si tratta di un eccesso regolatorio finanziato dalle molte aziende europee che invece pagano. Faremo ricorso”.
L’azienda sostiene che gli utenti abbiano già accesso a numerose soluzioni di intelligenza artificiale attraverso app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e accordi commerciali, e contesta la necessità dell’intervento europeo.
I RISCHI PER IL GRUPPO DI ZUCKERBERG
La misura provvisoria resterà in vigore fino alla conclusione dell’indagine oppure, al più tardi, fino a giugno 2029. Se Meta non dovesse rispettare l’ordine della Commissione, potrebbe essere soggetta a sanzioni fino al 10% del fatturato annuo globale.
L’inchiesta su WhatsApp viene condotta nell’ambito delle tradizionali norme antitrust europee e non del Digital Markets Act. Il caso rappresenta uno dei primi interventi significativi di Bruxelles nel mercato emergente degli agenti autonomi basati sull’intelligenza artificiale e si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra l’Unione europea e le grandi aziende tecnologiche statunitensi, già coinvolte in diverse indagini e procedimenti regolatori.
IL PASSO INDIETRO DELL’ANTITRUST ITALIANO
L’intervento della Commissione europea ha avuto conseguenze dirette anche sul fronte italiano. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha infatti chiuso il procedimento avviato nel luglio 2025 nei confronti di Meta Platforms, Meta Platforms Ireland Limited, WhatsApp Ireland Limited e Facebook Italy, con cui intendeva verificare una presunta violazione delle norme sull’abuso di posizione dominante legata all’integrazione di Meta AI in WhatsApp e alle condizioni contrattuali che impedivano a soggetti terzi di offrire chatbot e assistenti basati sull’intelligenza artificiale agli utenti della piattaforma.
La decisione non rappresenta un proscioglimento nel merito delle contestazioni. L’Agcm ha spiegato che, dopo l’estensione all’Italia del procedimento avviato dalla Commissione europea lo scorso 15 aprile sull’esclusione dei concorrenti IA da WhatsApp, è venuta meno la competenza dell’autorità nazionale ad applicare le norme antitrust europee sulle stesse condotte. In base al Regolamento CE che disciplina il coordinamento tra Bruxelles e le autorità nazionali, l’apertura di un procedimento da parte della Commissione esclude infatti l’intervento parallelo delle autorità dei singoli Stati membri sugli stessi fatti.




