Innovazione

L’International Computer Science Institute punta il dito contro Android. Più di mille app spia

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International Computer Science Institute contro Android

L’International Computer Science Institute ha messo a nudo 1.325 app per Android. Tutti i dettagli

 

Non è stato un buon PrivacyCon 2019 per Google. L’International Computer Science Institute si è infatti presentata sul palco della manifestazione con una ricerca (qui il documento completo) che mette sul vetrino 88.000 applicazioni disponibili nel Play Store, tra cui diverse per Android. Risultato? La maggior parte, tra cui alcune particolarmente diffuse, raccoglie dati all’insaputa dell’utente (leggi anche: App, robot, assistenti virtuali. Quante spie all’ascolto). Spesso persino anche contro la volontà dello stesso.

COSA DICE L’INTERNATIONAL COMPUTER SCIENCE INSTITUTE

Secondo quanto è stato anticipato, l’International Computer Science Institute ha messo a nudo 1.325 app per Android (la lista precisa sarà divulgata solo in occasione della prossima conferenza Usenix di agosto) che, senza autorizzazioni di sorta, raccolgono i dati personali da fonti come le connessioni Wi-Fi domestiche e aziendali o anche le coordinate gps per la geolocalizzazione e il codice Imei attraverso le foto stoccate nel dispositivo.

TRA LE APP SPIA ANCHE SAMSUNG HEALT E INTERNET BROWSER?

Sono invece 153 app le app capaci di sfruttare parassitariamente altri software cui l’utente ha concesso l’autorizzazione a particolari dati così da ricavarli per esempio attraverso la lettura della scheda SD. Tra queste, accusa l’International Computer Science Institute, spiccano applicazioni molto note e usate da circa mezzo miliardo di utenti (o, per lo meno, installate su 500 milioni di dispositivi), come l’Internet Browser e Samsung Health. Non consentire l’accesso diretto ai dati non impedirebbe a queste app di ricavarli in altro modo.

LA REPLICA DI GOOGLE

E se ora il mondo attende con ansia la metà di agosto, quando si terrà a Santa Clara, in California, il 28esimo USENIX Security Symposium per scoprire quanto sono a rischio i dati e a causa di chi (le associazioni sui consumatori potrebbero eventualmente avviare cause collettive), Google ha intanto risposto alle accuse mosse dall’ICSI. Il colosso statunitense ha infatti dichiarato che queste “falle” evidenziate nel rapporto saranno schermate con l’arrivo di Android Q, il prossimo sistema operativo previsto, vuole il caso, proprio per agosto. Delle presunte violazioni, intanto, è stata messa al corrente anche la Federal Trade Commission (FTC), l’agenzia indipendente del governo degli Stati Uniti a tutela dei consumatori.

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