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L’intelligenza artificiale farà bene o male al private banking?

Gian Maria Mossa, ad di Banca Generali: “L’intelligenza artificiale non rappresenta un rischio per il settore del private banking, ma un acceleratore del modello di servizio”

 

L’intelligenza artificiale farà bene o male al private banking?

Nel pieno di una fase di forte volatilità sui mercati, il dibattito sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale nel settore finanziario si è acceso anche nel wealth management. In occasione della presentazione dei risultati finanziari 2025 di Banca Generali, l’amministratore delegato Gian Maria Mossa (nella foto) ha illustrato la propria visione sul ruolo dell’AI nel private banking, delineando uno scenario in cui la tecnologia si configura come leva di supporto e non come minaccia.

IL SELLOFF IN BORSA E LE REAZIONI DEL SETTORE

La scorsa settimana, il timore per le potenziali implicazioni dei nuovi strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale ha colpito in Borsa, come un ciclone, i titoli del wealth management in tutto il mondo. In Italia, a risentirne sono state in particolare le reti quotate, da Fineco a Banca Generali, passando per Banca Mediolanum e Azimut (qui l’approfondimento di Start Magazine).

Dopo il selloff, dall’industria del risparmio gestito e dagli analisti è emerso un orientamento condiviso: il business della gestione patrimoniale non dovrebbe temere i nuovi tool potenziati dall’AI, considerati incapaci di sostituire il rapporto fiduciario tra banker e cliente.

“NIENTE PAURA”: L’AI COME ACCELERATORE DEL MODELLO DI SERVIZIO

Nel commentare la reazione dei mercati, Gian Maria Mossa ha affermato che “l’intelligenza artificiale non rappresenta un rischio per il settore del private banking, ma un acceleratore del modello di servizio”.

Un pensiero sintetizzato nell’esortazione “niente paura”. Secondo il top manager della banca del Leone, la gestione della complessità patrimoniale delle famiglie italiane, in particolare quelle private, non può essere affidata a un chatbot.

“Nella gestione della complessità patrimoniale delle famiglie italiane non vedo troppo spazio per una macchina, anche se intelligente. È un overshooting che credo si riassorbirà: la relazione di lungo periodo tra cliente e banker non è sostituibile”, ha spiegato Mossa contestualmente alla presentazione dei risultati 2025 della banca, aggiungendo che “la fiducia, il supporto emotivo nei cali di mercato e la comprensione dei bisogni, infatti, restano elementi umani insostituibili”.

TECNOLOGIA E RELAZIONE: UN BINOMIO COMPLEMENTARE

Nell’attuale scenario di incertezze geopolitiche che si riflettono sui mercati globali, la posizione espressa dall’amministratore delegato di Banca Generali è che l’AI non sia destinata a sostituire i consulenti, ma a potenziarne l’attività. L’Intelligenza Artificiale viene descritta come uno strumento in grado di aumentare produttività, qualità del servizio e capacità di risposta, senza sottrarre centralità alla relazione fiduciaria.

Per l’istituto, l’AI rappresenta una tecnologia disruptive al servizio del talento delle persone: un supporto per semplificare i processi, incrementare l’efficienza operativa e consentire ai professionisti di dedicare più tempo alla consulenza personalizzata.

LE INIZIATIVE DI BANCA GENERALI: DALLA PIATTAFORMA IN HOUSE A GRACE

La private bank ha già avviato un percorso di integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei propri processi. Il primo passo è stato il rafforzamento del supporto all’operatività quotidiana attraverso lo sviluppo di strumenti e applicazioni dedicate alle attività giornaliere: dalla piattaforma di consulenza costruita interamente in house agli strumenti digitali per la gestione dei processi operativi, fino alle soluzioni per effettuare simulazioni di portafoglio e accedere rapidamente alle informazioni sui prodotti.

In questo contesto si inserisce GRACE, un chatbot sviluppato internamente per assistere i professionisti della rete nella ricerca di informazioni e dati, con l’obiettivo di liberare tempo da destinare alla consulenza.

“Per il nostro settore l’AI è una disruption molto positiva e sono molto ottimista sull’innovazione tecnologica e sui suoi benefici in termini di produttività, raccolta e risultati finanziari”, ha concluso Mossa.

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