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Libra, tutti i dubbi sulla Facebook Bank

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Fatti, annunci, problemi e incognite sulla moneta Libra di Facebook

 

Chi si aspettava che il lancio ufficiale di Libra potesse fare chiarezza sui progetti monetari di Mark Zuckerberg è rimasto deluso. Più che fornire risposte i documenti pubblicati ieri hanno suscitato numerose domande. E altrettante preoccupazioni fra autorità politiche e regolamentari.

Libra non potrà essere «una moneta sovrana», ha avvertito il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire. «Facebook fermi lo sviluppo di Libra finché il Congresso non avrà esaminato la questione e agito di conseguenza», ha intimato Maxine Waters, presidente del comitato servizi finanziari della Camera Usa. Parole che rischiano di cadere nel vuoto: più che inserirsi nella regolamentazione esistente, la Libra Association intende plasmarla.

I 28 membri fondatori «si impegnano a lavorare con le autorità per dare forma a un contesto regolamentare che favorisca l’innovazione tecnologica mantenendo i più alti standard nella protezione dei consumatori». Con questa dichiarazione di intenti la Libra Association sembra porsi da pari a pari con Stati e autorità monetarie. Si atteggia, in particolare, a banca centrale.

Oltre a investire nell’infrastruttura (un minimo di 10 milioni di dollari) i fondatori della Libra Association, in quanto membri del consiglio, sono infatti anche responsabili della gestione delle riserve (depositi bancari e bond sovrani a basso rischio) funzionali a contenere la volatilità di Libra rispetto alle monete fiat.

Inoltre, il consiglio della Libra Association elegge i membri del board al cui vertice siederà un managing director con poteri di nomina e controllo sul comitato esecutivo: un super-governatore centrale. Chi lo sceglierà? Lo statuto di Libra chiarisce che ogni membro fondatore avrà diritto a non più di un voto in consiglio. Ma nulla dice sulla composizione del board.

Impossibile quindi sapere se e quanti posti si sia riservata Facebook nell’organo esecutivo, magari tramite patti parasociali. Per alcuni osservatori, è difficile immaginare che Zuckerberg abbia davvero accettato di non controllare la sua creatura monetaria. Secondo altri, invece, è possibile che le intenzioni siano genuine perché Facebook non avrebbe interesse a sorvegliare Libra quanto le transazioni effettuate con essa. Si arriva così al tema dei dati generati dallo scambio di Libre e alla loro gestione.

La Libra Association si impegna a proteggere la privacy degli utenti e non conservare dati sulle transazioni. Discorso diverso vale per Calibra, il portafoglio digitale per Libra che Facebook lancerà nel 2020. Nel presentare il progetto Menlo Park ha assicurato che Calibra «non condividerà informazioni o dati finanziari con Facebook o terze parti», a meno che – precisazione determinante – «il cliente non dia il suo consenso». Un po’ come se una banca centrale si impegnasse a non inserire una microspia su ogni moneta, riservandosi però di controllare quando e quanto entra/esce dal portafoglio. Previo consenso del consumatore, ovviamente.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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