Innovazione

Leonardo, ecco perché la Brexit è una sciagura per l’ex Finmeccanica

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Sarebbe una sciagura per Leonardo-Finmeccanica la Brexit. E’ quanto emerge tra l’altro dal rapporto curato da The European House Ambrosetti con il gruppo ex Finmeccanica presieduto da Gianni De Gennaro e guidato dall’amministratore delegato, Alessandro Profumo.

Ma oltre all’allarme, nello studio presentato di recente a Cernobbio ci sono auspici e consigli a governo e Parlamento per scongiurare effetti negativi per Leonardo derivanti dalla Brexit.

Ecco tutti i dettagli su questo dossier presenti nella ricerca intitolata “La filiera italiana dell’Aerospazio, della Difesa e della Sicurezza. Come creare sviluppo industriale, nuove competenze tecnologiche e crescita per il sistema-Paese”.

CHE COSA C’E’ SCRITTO NEL RAPPORTO AMBROSETTI-LEONARDO SULLA BREXIT

“L’uscita dall’Ue del Regno Unito (tradizionale partner industriale italiano) rischia di rafforzare l’asse franco-tedesco, esponendo l’Italia al pericolo di un suo indebolimento e marginalizzazione nello scenario della Difesa”. E’ questa la frase clou del rapporto che sta facendo discutere esperti del settore e uomini delle istituzioni.

Non solo: nell’ipotesi Brexit, “la possibile esclusione dell’industria britannica da progetti strategici per l’UE nel settore AD&S rischia di rendere più fragile l’intera filiera europea del comparto (si veda il box seguente dedicato ai possibili effetti della Brexit sulla Difesa europea)”, è scritto.

IL CASO DELL’AGENZIA SPAZIALE EUROPEA

L’Agenzia Spaziale Europea rappresenta uno dei casi di maggior successo al mondo in termini di cooperazione in ambito spaziale, con 22 Stati Membri, dei quali solamente due (Norvegia e Svizzera) non fanno parte dell’Unione Europea, cui potrebbe presto aggiungersi il Regno Unito, a seguito degli effetti della Brexit.

GLI EFFETTI NEGATIVI

Tuttavia, nonostante non vi sia l’intenzione del Regno Unito di abbandonare la membership all’interno dell’Esa, “i negoziati sulla Brexit potrebbero determinare rilevanti effetti negativi sulle dinamiche di cooperazione in ambito spaziale”, si legge nelle conclusioni della ricerca.

LE CONSEGUENZE PEGGIORI

Le conseguenze di maggior peso riguarderebbero anche le aziende britanniche che partecipano a programmi spaziali europei. Infatti, i contratti finanziati in ambito europeo hanno come prerequisito che le aziende che richiedono di partecipare siano basate all’interno di un Paese dell’Ue.

INCOGNITA BREXIT PER LEONARDO E L’ITALIA

“L’incertezza su tale meccanismo ha già limitato il coinvolgimento dell’industria britannica ai bandi comunitari – dice il rapporto – Questo possibile effetto collaterale non è limitato alle imprese britanniche, ma anche a quelle imprese con sede in uno Stato Membro ma che hanno localizzato nel Regno Unito una importante quota della loro attività di R&S”, proprio come il gruppo Leonardo.

GLI SCENARI NEGATIVI PER LEONARDO E L’ITALIA

Un secondo punto importante riguarda i finanziamenti ai programmi spaziali ancora in corso, rimarca lo studio Ambrosetti-Leonardo: il governo britannico finanzia circa il 12% del budget annuale del programma Galileo (sistema satellitare di navigazione globale che fornisce un servizio di posizionamento accurato e affidabile, garantendo l’interoperabilità con il sistema GPS statunitense e GLONASS russo) e il sistema industriale britannico ha contributo con circa il 14% del lavoro totale svolto per il programma.

I TIMORI SULLA RINEGOZIAZIONE DEI PROGRAMMI SPAZIALI

Quindi, rileva criticamente il rapporto, “la rinegoziazione degli accordi sulla partecipazione del Regno Unito ai programmi spaziali europei rappresenta un passaggio delicato e può produrre ripercussioni anche sulla partnership britannica con l’Ue (e i singoli Stati Membri) su temi di Difesa e Sicurezza”.

RAFFORZARE LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Ma che cosa può e deve fare l’Italia per scongiurare scenari negativi per il gruppo Leonardo? Il rapporto elenca tre proposte. Prima proposta: “Svolgere un ruolo più attivo nel mercato AD&S europeo, anche alla luce del suo posizionamento come 5° contributore al budget della NATO (8,1% del totale nel biennio 2018-2019), rafforzando la propria partecipazione a programmi di cooperazione comune in ambiti di sicurezza interna ed esterna (PESCO, Agenzia Europea per la Difesa, Agenzia Spaziale Europea, ecc.), con particolare attenzione alla stabilizzazione delle aree nel bacino del Mediterraneo (Nord Africa e Medio Oriente)”.

SUPERARE LA FRAMMENTAZIONE DEI FORNITORI

Seconda proposta: “Contribuire proattivamente alla identificazione di requisiti comuni per il procurement di equipaggiamento e sistemi per la difesa e la sicurezza, superando l’attuale frammentazione degli standard tra i 28 Stati Membri UE per raggiungere una unificazione dei requisiti a livello europeo”.

LE ALLEANZE AUSPICATE CON ISRAELE E ARABIA SAUDITA

Infine il rapporto consiglia all’Italia di “partecipare ad iniziative di co-sviluppo internazionale, sia nel settore aeronautico sia in quello spaziale, in progetti ad alto potenziale sul fronte economico-commerciale (ad esempio, Israele nel settore spaziale; Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e ASEAN nell’aeronautica), anche per mantenere il prestigio del Paese nel mondo, promuovendo e salvaguardando le competenze-chiave dell’industria AD&S nazionale”.

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