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Le sei “B” del lavoro ibrido

Programma

Pubblichiamo un estratto dal Position Paper della Hybrid Workplace Alliance, il documento finale del gruppo di lavoro promosso dall’Istituto per la Cultura dell’Innovazione, in collaborazione con Start Magazine e Innovative Publishing, ora disponibile

 

L’aggettivo “ibrido” non è di per sé così attraente – non come “innovativo”, “digitale”, “smart” o “agile”. Eppure, l’espressione “lavoro ibrido” è entrata nel linguaggio comune da quasi due anni a questa parte, in concomitanza con l’esplosione della pandemia da coronavirus, che ha costretto a “rimescolare” le regole del mondo professionale. Nel senso più immediato, l’espressione è stata usata per indicare proprio la mescolanza tra casa e ufficio: tra l’attività lavorativa svolta nella sede aziendale e quella, prevalente o addirittura esclusiva, svolta dal domicilio o comunque da remoto, a causa delle restrizioni sanitarie.

Fin da subito, tuttavia, è stato chiaro che non si trattasse solo, né principalmente, di alternare le scrivanie, trovando per quest’alternanza un’etichetta più o meno seducente: ma di ripensare integralmente il modo di lavorare, dando seguito a una esigenza già maturata su più fronti, e ora divenuta ineludibile. Con questo obiettivo è nata nel 2021 la Hybrid Workplace Alliance: un tavolo di lavoro permanente, dedicato alla trasformazione del (posto di) lavoro, che ha preso le mosse dai contributi raccolti nel quadrimestrale Start Magazine del primo trimestre 2021, dedicato allo smart working. Un concetto diventato troppo di moda, troppo in fretta, che meritava un approfondimento sostanziale.

Il lavoro dell’Alliance ha preso le mosse dalla fortunata formula che sintetizza in tre “B” gli elementi essenziali dello smartworking: “bits”, “bricks” e “behaviors” – la progettazione degli spazi fisici, la disponibilità di risorse e strumenti digitali, la pratica di comportamenti e relazioni organizzative. La ricerca condotta sull’evoluzione in corso ha permesso di individuarne altre tre per mettere più precisamente a fuoco la transizione verso il lavoro ibrido: “background”, riferito al contesto ambientale e sociale in cui la nuova forma di organizzazione si muove; “biases”, riferito alla comprensione invalsa nella cultura comune a proposito delle forme nascenti di lavoro; e “bureaucracy”, inerente la traduzione legislativa, normativa e amministrativa della transizione. In ciascuno di questi campi sono emerse novità sostanziali durante gli ultimi mesi.

Dal lavoro dei membri della Alliance è così scaturita un’accezione del termine “ibrido” più sfaccettata: un crocevia nel quale non solo casa e ufficio, ma passato e futuro, personale e professionale, fisico e virtuale si incontrano e si scontrano in una difficile transizione – dal lavoro come l’abbiamo conosciuto e vissuto a quello che lentamente, faticosamente ma inesorabilmente sta diventando.

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