skip to Main Content

L’Amministrazione Trump e il futuro della Silicon Valley

Peter Thiel Silicon Valley Trump

Spetterà a Peter Thiel vagliare le nomine presidenziali e selezionare quale delle promesse elettorali di Trump diventeranno le politiche del 45esimo presidente degli Stati Uniti. Thiel sarà l’ago della della bilancia tra il neo-presidente e la Valle del Silicio

Il Venture capitalist Peter Thiel si unirà alla squadra di transizione del presidente eletto Donald Trump, una mossa che solidifica il potere del membro del consiglio di Facebook Inc. e che potrebbe aiutare la Silicon Valley ad avere voce in capitolo nella prossima amministrazione.

Peter Thiel, 49 anni, è l’unico uomo della Silicon Valley ad avere scommesso apertamente su Trump. Ed è anche l’uomo che ha abbandonato, poco pacificamente, la società che aveva co-fondato con Elon Musk, Paypal, da cui viene il suo conto in banca a nove zeri.

silicon valley trump presidenteOra Thiel potrebbe entrare nella squadra di governo. Anzi, secondo Bloomberg ne è già dentro. Non solo: a lui dovrebbe spettare l’arduo compito di vagliare le nomine presidenziali e selezionare quale delle promesse elettorali di Trump diventeranno le politiche del 45esimo presidente degli Stati Uniti. Insomma, potrebbe essere l’ago della bilancia tra Trump e la Valle del Silicio. Una buona notizia per il mondo tecnologico.

O forse no. Nonostante le credenziali tech di Peter Thiel (oltre ad aver co-fondato PayPal, ora sostiene circa 200 start-up attraverso il suo Founders Fund and Mithril Capital ),non è in linea con le idee della Valle del Silicio. E il suo spporto a Trump ha attorato numerose critiche: sono saltati anche dei finanziamenti a causa del suo orientamento politico.

Quello per cui la Silicon Valley ha tanto disprezzato le idee di Trump durante la campagna elettorale, infatti, sembra essere condiviso da Thiel. L’imprenditore ha dichiarato che i commenti del neo-presidente sulle donne fossero “chiaramente offensivi e inappropriati”, è rimasto in silenzio su immigrazione e altre questioni di politica che preoccupano la Silicon Valley, come neutralità della rete e il rimpatrio del denaro estero delle aziende tecnologiche americane.

Trump sembra essere poco propenso all’immigrazione e favorevole ad un Paese poco inclusivo, mntre la Valle del Silicio ritiene “che le politiche di immigrazione progressive aiutano ad attrarre e a mantenere alcune delle menti più brillanti della terra – scienziati, imprenditori, e creatori”.

Sulla questione net neutrality, invece, il neo presidente si era espresso, schierandosi contro la linea di Barack Obama, che vietava agli Isp di offrire servizi a pagamento per garantire trasmissioni prioritarie ai fornitori di contenuti, come Netflix. In un post del 2014, infatti, il neo presidente commentava la posizione di Obama in difesa della net neutrality come “un attacco a internet” e ancora un “rovesciamento del potere”.

E c’è poi la questione degli investimenti all’estero e del denaro che si trova oltreoceano. “Se sarò eletto presidente”, diceva Trump in campagna elettorale, “chiederò ad Apple di cominciare a produrre il suoi dispositivi sul nostro territorio invece che in Cina. Che benefici abbiamo noi se tutti si fa laggiù”.

Le posizioni di Trump in materia sono chiare, quelle di Thiel un poco meno. E’ ancora presto dire se la sua nomina al Governo potrà portare buoni frutti per la Silicon Valley, certo è che sarà lui a fare da inermediaro tra due pensieri opposti.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie da EnergiaOltre!

Errore

Back To Top

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie da EnergiaOltre!

Errore