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La scuola italiana andrà a lezione da Apple?

Azzolina Letta

Il post di Giordano Alborghetti che commenta il Protocollo d’intesa «per la realizzazione di attività destinate a rinforzare le competenze digitali dei docenti» siglato da Ministero dell’Istruzione, Apple e Osservatorio Permanente Giovani-Editori

 

Ministero dell’Istruzione, Apple e l’Osservatorio Permanente Giovani-Editori hanno siglato un Protocollo d’intesa «per la realizzazione di attività destinate a rinforzare le competenze digitali dei docenti», dice l’Oipge presieduta da Andrea Ceccherini.

Questa notizia ufficiale riprende questo protocollo.

Che dei privati possano fra di loro addivenire ad un accordo nulla osta, ci mancherebbe, quello che onestamente stride è che il Ministero dell’Istruzione decida di fare un’intesa con un’azienda privata, utilizzando soldi pubblici e di fatto, così scritto ieri da Repubblica, “Ovviamente l’intero progetto Education di Apple presuppone l’uso del Mac oppure dell’iPad, e di applicazioni che arrivano anche dal mondo della Mela”.

Quindi la scuola e l’università pubbliche già ampiamente nelle mani di Google e Microsoft a breve saranno anche nelle benefiche mani di Apple. Di fatto la scuola che dovrebbe formare persone libere insegnando ad essere veri cittadini, anche digitali, produrrà dei consumatori.

La riprova di quanto scrivo sono le parole dette dall’amministratore delegato di Apple: “Per questo sono preoccupato da aziende e governi che sorvegliano i cittadini. Noi non lo faremo mai — ha spiegato Tim Cook — non vi tratteremo mai come prodotti, ma come clienti, quindi con dignità e rispetto”.

Di fatto per queste aziende gli studenti sono dei clienti ai quali vendere i loro prodotti, così come fanno le altre BigTech.

Quindi in questo modo si continua a perpetrare quello che è chiamato lockin vendor, ovvero continuare a tenerti legato ai miei prodotti. Una bellissima gabbia dorata ma pur sempre una gabbia.

A proposito ancora delle parole di Tim Cook “Noi non vi sorveglieremo mai” direttamente da Wikipedia: “I dati ottenibili comprendono quindi email, chat, chat vocali e videochat, video, foto, conversazioni VoIP, trasferimento di file, notifiche d’accesso e dettagli relativi a siti di reti sociali. Per ottenere ciò, PRISM si serve della collaborazione di vari fra i maggiori service provider, tra cui i principali sono Google, Facebook, Microsoft, Skype, Apple, Yahoo, AOL e altri”.

A proposito del ruolo che dovrebbe avere la scuola, qualche giorno fa avevo risposto ad un tweet allegando questa foto.

“Vi allego questa foto primo perché è una macchina da scrivere Olivetti, le migliori al mondo, poi perché l’insegnamento della dattilografia prevedeva che tu saresti stato in grado di scrivere su qualsiasi macchina da scrivere a prescindere dalla marca. Lo stesso vale per quando fai la patente di guida. Mentre invece usando i pc e i software ad essi connessi, non è così. Sei spinto ad usare solo una determinata marca. Nella pratica ti obbligo ad usare solo i miei prodotti. Quello che manca oggi è da parte di molte persone, questa consapevolezza. Tutto qui”.

Quello che trovo ulteriormente preoccupante è quanto la scuola pubblica non stia facendo nulla per uscire da questa catena alla quale si è legata molti anni fa, legando a suo volta gli studenti.

Ricordo a tutti che ogni investimento che Microsoft, Apple e Google fanno sul nostro territorio, prevede poi un grosso ritorno economico che viene portato nei paradisi fiscali inaridendo il Paese.

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