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Intelligenza artificiale, una rivoluzione positiva

Intelligenza Arrificiale

Anche Serger Brin, padre co-fondatore di Google, si stupisce dei profondi cambiamenti, in tutti i settori, che sta portando l’intelligenza artificiale

 

Da sempre, Alphabet Inc, casa madre di Google, ha creduto nello sviluppo e nelle potenzialità dell’intelligenza artificiale. Ma i progressi fatti nel settore hanno sorpreso anche Serger Brin, il co-fondatore dell’azienda.

Parlando al World Economic Forum di Davos, tra dirigenti di imprese, politici ed economisti, infatti, Serger Brin ha raccontato di non aver ma prestato molta attenzione alla tecnologia. Ora di tutto questo si occupa Google Brain e l’intelligenza artificiale tocca qualsiasi ambito della ricerca e delle attività aziendali, compreso il servizio di traduzione e la pubblicità.

Brin, dunque, si è dovuto ricredere. “Questa rivoluzione,” ha ammesso Brin, “è molto profonda e la cosa sicuramente mi ha sorpreso”.

I progressi nel campo dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, infatti, stanno inaugurando una serie di modifiche ai diversi settori, dalla produzione a quello della scuola, e sta minacciando l’eliminazione di tantissimi posti di lavoro. Ma niente paura. La grande rivoluzione inaugurata dall’intelligenza artificiale potrebbe portare all’avvio di nuovi processi, positivi.

Secondo Brin l’automazione potrebbe stimolare l’intelletto umano, la creatività e il lato artistico delle persone. “La tecnologia, infatti, allevia l’uomo dalle attività più banali e ripetitive, e la gente finalmente avrà tempo da dedicare alla creatività e ai propri hobby”.

Tuttavia, ha ammonito Brin è ancora troppo presto per prevedere il futuro. “E’ un momento incredibile ed è molto difficile prevedere cosa potremo realmente fare con l’intelligenza artificiale“, ha detto. “Noi non conosciamo veramente tutti i limiti.”intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale: i robot sostituiranno l’uomo, che sarà sempre fondamentale

L’intelligenza artificiale, dicevamo, sta facendo passi da gigante. Quasi la metà dei lavori attuali potranno essere svolti, nei prossimi anni, dai robot. Ma l’automazione non è certo cosa veloce, come previsto da alcune previsioni allarmanti, e prima che la disoccupazione per cause tecnologiche diventi un problema serio passeranno diversi anni.

Nell’ultimo rapporto del McKinsey Global Institute si sostiene che ben il 49% delle attività (che producono salari complessivi per annui per 15.8 miliardi di dollari), grazie alle attuali tecnologie, potrebbe essere svolto dai robot. Meno del 5% del totale professioni potrà essere completamente automatizzato e nel 60% dei lavori, il 30% delle attività potranno essere svolte automaticamente da robot.

Ma non c’è da preoccuparsi, il processo di automazione “è qualcosa che durerà decenni”, ha affermato James Manyika, direttore dell’istituto e autore del rapporto. “E c’è da aggiungere che l’automazione non sarà decisa solo da ciò che è tecnicamente fattibile”.

“Gli esseri umani – come scrive McKinsey – saranno ancora indispensabili: il guadagno in produttività che noi prevediamo potrà essere raggiunto solamente se gli uomini lavoreranno fianco a fianco con le macchine”.

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