Se, nella curiosa visione del mondo di Elon Musk, l’irrefrenabile impulso a legiferare porta il legislatore europeo a essere inteso come “Quarto Reich“, molto presto il Regno Unito sarà accusato dall’egoarca del Web di collaborazionismo col presunto nazifascismo comunitario: il governo di Sua Maestà è infatti in procinto di introdurre una legge che renderà illegale la creazione di immagini intime non consensuali in risposta non solo alla grandinata di immagini avvilenti ed eroticheggianti sfornate senza batter ciglio dal chatbot Grok frutto dell’AI di xAi, startup di Musk, ma anche e soprattutto del fatto che – viene lamentato – il social X finora non abbia fatto alcunché per impedirne la circolazione.
NEL REGNO UNITO SI INDAGA SU GROK
Si tratta di un doppio colpo assestato dall’Isola all’impero di Musk: l’Ofcom, Office of Communications, l’autorità regolatrice indipendente per le società di comunicazione nel Regno Unito, poche ore prima aveva annunciato l’avvio di una inchiesta su X per i medesimi motivi.
L’organismo di controllo ha affermato di avere aperto il fascicolo essendo pervenute “segnalazioni profondamente preoccupanti” sull’utilizzo del chatbot per creare e condividere immagini di persone nude, financo “immagini sessualizzate di bambini”.
Nel caso in cui X dovesse essere ritenuto responsabile di avere infranto la legge, Ofcom potrebbe in via teorica comminare una multa fino al 10% del suo fatturato mondiale o 18 milioni di sterline, a seconda di quale sia l’importo maggiore.
LE REPLICHE DI X E DI MUSK
Interpellata dalla emittente BBC, X ha rimandato a una dichiarazione pubblicata dal suo account Safety all’inizio di gennaio: “Chiunque utilizzi Grok o inciti a creare contenuti illegali subirà le stesse conseguenze di chi carica contenuti illegali”.
Meno diplomatica la replica di Elon Musk che, in una conversazione con un utente che gli chiedeva se fosse preoccupato per la questione e come mai le autorità inglesi non avessero preso in considerazione altre Ai, ha affermato che il governo del Regno Unito fosse in realtà alla ricerca di una “qualsiasi scusa per la censura”.
STARMER VA ALL’ATTACCO
“Se X non riesce a controllare Grok, lo faremo noi”, ha affermato parlando coi suoi senza troppi giri di parole il Primo ministro britannico Keir Starmer, aggiungendo che il governo agirà rapidamente per rispondere al problema. Per il capo del governo inglese la piattaforma statunitense, stante l’immobilismo dimostrato finora, sarebbe prossima a perdere il proprio “diritto di autoregolamentarsi”.
NON SOLO GROK, IL REGNO UNITO HA UN PROBLEMA CON MUSK
L’uomo più ricco del mondo, che al di qua dell’oceano è già finito sotto accusa più volte per i suoi post e per il mancato controllo delle fake news circolanti sul suo social, ha incrociato in diverse occasioni le lame con Starmer: nell’estate del 2024 scrisse che la guerra civile nel Regno Unito fosse ormai inevitabile e commentando il tweet pubblicato dal Primo ministro inglese in cui garantiva la tolleranza zero del governo contro i ripetuti attacchi alle comunità musulmane e alle moschee compiuti dalle frange dell’estrema destra aveva attaccato: “Non dovresti preoccuparti piuttosto degli attacchi contro tutte le comunità?”.
L’anno dopo, nel settembre 2025, Elon Musk ha utilizzato il proprio account per sostenere la manifestazione dell’“orgoglio bianco” organizzata a Londra dal pregiudicato di estrema destra Tommy Robinson e, collegandosi con la piazza gremita (almeno 150mila persone hanno sfilato chiedendo il rimpatrio dei migranti), aveva dichiarato: “La violenza sta arrivando: combattete o morirete”. Dichiarazioni “pericolose” per Keir Starmer, da cui però colleghi di governo e opinione pubblica attendevano ben altre prese di posizione.
STARMER HA ESAURITO INFINE LA PAZIENZA?
Finora il Primo ministro britannico ha sempre abbozzato evitando di citare direttamente Musk. In una dichiarazione del gennaio 2025 aveva detto: “Coloro che diffondono bugie e disinformazione non sono interessati alle vittime degli abusi, sono interessati solo a se stessi”, prendendosela genericamente con chi è solo “alla disperata ricerca di attenzioni”.
Ma la sensazione è che adesso Starmer, volente o nolente, sia pronto a portare lo scontro con l’uomo più ricco del mondo a un altro livello, anche perché la norma in questione agitata contro X, la Data (Use and Access) Act che renderebbe reato creare deepfake o anche solo richiederli non risulterebbe ancora in vigore, nonostante sia stata approvata nel giugno 2025 e per questo proprio il governo Starmer è stato accusato di tergiversare. Non manca chi maligna che l’attesa sarebbe dovuta alla paura di incorrere nella cattiva pubblicità che Musk potrebbe scatenare contro l’esecutivo britannico sfruttando proprio il megafono di X.
EPPUR IL REGNO UNITO SI MUOVE CONTRO GROK
In una dichiarazione, la Segretaria per la Tecnologia, la laburista Liz Kendall, ha esortato l’ente regolatore a non impiegare “mesi e mesi” per concludere la sua indagine e ha chiesto che venga definita una tempistica “il prima possibile”. Parlando poi alla Camera dei Comuni sempre Kendall ha spiegato che il reato “entrerà in vigore questa settimana” e che, oltre al Data Act, la nuova fattispecie criminale sarà intesa come “prioritaria” anche nell’Online Safety Act. Si attendono ora le repliche via X di Elon Musk.



