C’è chi si lamenta che il telefono cellulare è uno strumento di tortura che ti perseguita dovunque. Ma poi non stacca gli occhi dallo schermo nemmeno quando cammina per strada. E c’è chi depreca l’uso abnorme dei social però appena può si trasforma in un leone da tastiera. Sono solo due esempi di banale vita quotidiana che però mostrano una caratteristica anomala della nostra epoca. La tendenza diffusa è attribuire alle innovazioni tecnologiche la responsabilità o, peggio ancora, la colpa del nostro comportamento. La verità è esattamente l’opposto: siamo soprattutto noi a farci male da soli usando in maniera maldestra quello che il progresso tecnologico ci offre. Per averne la conferma basta leggere “Il problema siamo noi. Stupidità umana e Intelligenza Artificiale” di Danilo Broggi (Guerini e associati, 200 pagine, 21 euro).
Per obbligo di mestiere, va innanzi tutto sottolineata l’originalità della costruzione del libro. Non è un saggio tradizionale ma una raccolta di articoli dell’autore pubblicati sulla rivista “Longitude”. In concreto è una sorta di monitoraggio durato cinque anni con cui Broggi ha analizzato l’impatto dell’innovazione sul nostro comportamento in molteplici settori. Spaziando dall’economia al mondo del lavoro, dalla geopolitica alla cultura digitale, il risultato è uno scenario globale che coglie le grandi tendenze ma non trascura particolari forse meno noti che invece, inseriti nel quadro generale, rivelano la loro importanza. La varietà di temi affrontati non tralascia, per esempio, il peggiore insuccesso della politica del nostro tempo e cioè la scelta di non andare a votare da parte di un numero sempre più consistente di elettori. Aiuteranno forse a riconquistare la loro fiducia le “macchine per votare” che “Il problema siamo noi” racconta. Un altro tema di grande interesse è quello del mondo del lavoro. L’automazione che ha già desertificato le fabbriche sta producendo un effetto analogo sulle banche. Nulla stronca però le aspirazioni. Dai sondaggi emerge che un lavoratore su tre vorrebbe cambiare lavoro e la percentuale è ancora più elevata tra i giovani. Il limite, come evidenzia Broggi, è che ciò più possibile in condizioni di piena occupazione che nel presente sono un miraggio. Perfino in Cina, nonostante il boom, molti degli 11 milioni di laureati all’anno hanno difficoltà a trovare un impiego adeguato al loro titolo di studio.
Fin qui i fatti riportati da “Il problema siamo noi” aiutano senza dubbio a conoscere meglio la realtà. Il contributo più importante del libro è però un altro ed è aver individuato qual è la minaccia che incombe sulla società moderna. Attraverso i vari capitoli si arriva a una sorta di reductio ad unum che svela il vero colpevole: l’individualismo sfrenato che in tutti i campi a partire dalla politica ha preso il sopravvento nella nostra epoca. E anziché prendersela con l’innovazione, con il cellulare, con internet o con l’intelligenza artificiale, sarebbe il caso di farsi un esame di coscienza e imparare a usarli in maniera più consapevole e più condivisa.







