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Icq

Icq, il fiore del Web 1.0 è ormai appassito

La Big Tech russa VKontakte chiuderà con la fine di giugno Icq, uno dei software più popolari per la messaggistica istantanea della prima era di Internet, almeno fino all'avvento di Msn (già spento da anni)

Anche gli internauti hanno un cuore e anche loro si commuoveranno alla notizia che Icq, ovvero la “chat del fiorellino”, chiuderà per sempre tra nemmeno un mese, prima della fine di giugno. Una commozione naturale, quasi dovuta, nonostante l’app (così si chiamano oggi i programm) non fosse più usata da nessuno, superata ormai da altri modi di comunicare assai più rapidi e comodi.

LA STORIA DI ICQ

Chi è approdato sul Web negli anni ’90 certamente ricorderà il logo col fiorellino, tra i primi programmi a permettere una comunicazione immediata tra utenti di Internet che potesse rappresentare una reale alternativa alla gratuità delle mail e, nel mondo reale, agli sms.

Creato nel 1996 dalla società israeliana Mirabilis era stato acquisito due anni dopo da America on Line (meglio nota come Aol) per poco più di 400 milioni di dollari mentre nei primi anni Duemila raggiunge l’apice del successo con 300 milioni di download.

FIORI E FARFALLE

Negli stessi anni, però, arriva un concorrente destinato a imporsi: Msn, contrassegnato dalla storica farfallina variopinta. Il fatto che il rivale fosse preinstallato sui sistemi operativi Microsoft, unito a un maggior numero di funzioni e a una semplicità d’uso maggiore (per aggiungere altri utenti bastava avere la loro mail, mentre con Icq serviva conoscerne lo User Identification Number, o Uin, l’equivalente di un numero di telefono e naturalmente serviva ricordarsi il proprio) fa sì che Redmond in giro di pochissimo possa mettere a segno il sorpasso su Aol.

DAGLI USA ALLA RUSSIA

L’evoluzione del panorama e qualche sbaglio strategico di troppo portano Aol a cercare un acquirente per Icq: lo compra Mail.Ru che nel medesimo periodo è impegnata nella creazione di un ecosistema virtuale alternativo a quello del social americano Facebook col ben noto VK.

Per il colosso russo è un affare: strappa infatti Icq alla metà del prezzo pagato a suo tempo dagli americani (200 milioni di dollari) e lo innesta nella propria strategia di offrire software specchiati a quelli occidentali (oltre a VK al posto di Facebook, non dimentichiamo Telegram per sostituirsi a WhatsApp) e lo rende anche app per l’allora giovane sistema operativo Android.

VK PUNTA TUTTO SUL PROPRIO WORKSPACE (CONTRARIAMENTE A META)

Anche se ormai più nessuno, specie in Occidente, utilizzava ancora Icq, occorre tenere in considerazione che è sopravvissuto assai più a lungo del suo storico rivale Msn, dismesso nel 2013 per via di una strategia di mercato interna a Microsoft volta a favorire esclusivamente Skype.

Per i pochi che ancora sfruttavano Icq, la software house russa suggerisce di spostarsi su VK Messenger se si è utenti privati e VK WorkSpace se lo si utilizza a livello lavorativo. Piccola curiosità: VK WorkSpace sopravvivrà all’originale Usa Meta Workplace, in via di smantellamento. A quanto pare i cloni russi hanno maggior longevità degli originali occidentali.

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