Tre anni fa l’intelligenza artificiale generativa era ancora roba da addetti ai lavori. Oggi, secondo un nuovo report Economist, una persona su sei in età lavorativa nel pianeta la usa almeno una volta al mese.
È un’esplosione impressionante, ma non uniforme, spiega l’Economist: ci sono paesi che hanno fatto un balzo in avanti e altri che arrancano.
Nuovi dati Microsoft, usciti l’8 gennaio 2026, ci danno per la prima volta una fotografia abbastanza chiara di chi sta adottando davvero questi strumenti e perché. Come mostrano le elaborazioni realizzate dal settimanale britannico, sono sempre i più ricchi o i più potenti a guidare la classifica.
Come si misura l’uso dell’IA
Misurare quanto le persone usano ChatGPT, Claude, Gemini o DeepSeek non è semplice. I ricercatori Microsoft hanno preso i dati di chi accede a questi strumenti da computer con Windows, li hanno incrociati con la quota di mercato di Microsoft nel paese e con il tasso di utilizzo degli smartphone, arrivando così a una stima dell’uso tra la popolazione in età lavorativa di 147 paesi.
Non è una misura perfetta – chi usa Windows non è necessariamente rappresentativo di tutti – però permette confronti interessanti tra nazioni.
La top 5
A guidare la classifica ci sono paesi non enormi, ma molto digitalizzati e con governi che hanno spinto forte sull’innovazione.
Al primo posto gli Emirati Arabi Uniti, dove più del 60% delle persone in età lavorativa usa regolarmente chatbot IA. Subito dietro Singapore, anche lei sopra il 60%. Poi Norvegia, Irlanda e Francia.
Sembra che i governi delle nazioni più piccole riescano a muoversi più in fretta e a convincere i cittadini a provare le novità tecnologiche.
Più in giù nella classifica, con percentuali tra il 40 e il 30% della popolazione in età lavorativa, troviamo nell’ordine Spagna, Nuova Zelanda, Olanda, Gran Bretagna, Qatar, Australia, Israele, Belgio, Canada, Svizzera e Svezia.
Percentuali tra il 30 e il 20% sono esibite invece da Austria, Corea del sud, Ungheria e Danimarca.
La crescita lampo della Corea del Sud
Il paese che sta crescendo più velocemente di tutti è la Corea del Sud: nella seconda metà del 2025 gli utenti in età lavorativa sono aumentati del 18,5%.
Dietro il boom ci sono due fattori: una serie di immagini virali generate con l’IA (tipo trasformare le foto in personaggi degli anime giapponesi) che hanno fatto impazzire i social, e il fatto che i modelli stanno diventando sempre più bravi a capire e rispondere in coreano.
La ricchezza non basta
In generale i paesi ricchi usano di più l’IA rispetto a quelli poveri, ma il PIL pro capite non spiega tutto. Gli Stati Uniti, per esempio, sono solo poco sopra la Repubblica Ceca e sotto la Polonia, nonostante il divario di ricchezza.
L’India invece va molto più veloce di quanto il suo reddito medio lascerebbe immaginare.
Giordania e Vietnam sono tra i paesi più “affamati” di IA rispetto al loro livello economico. La Cina, invece, resta un po’ sotto le attese.
La diffusione di DeepSeek
I dati Microsoft commentati dall’Economist mostrano per la prima volta quanto sta spopolando DeepSeek, il modello cinese open-source e gratuito che nel 2025 ha raggiunto (e in certi casi superato) le prestazioni dei giganti americani.
In Africa l’uso pro capite è da due a quattro volte superiore alla media mondiale. Ma DeepSeek domina soprattutto dove gli strumenti americani sono bloccati o limitati: in Cina copre l’89% del mercato, in Bielorussia il 56%, a Cuba il 49%, in Russia il 43% e in Iran il 25%.
DeepSeek è apprezzato per essere aperto, però porta con sé anche la censura cinese: se gli chiedi di Piazza Tiananmen del 1989, semplicemente non risponde.
In poche parole, l’IA generativa si sta diffondendo a una velocità mai vista, ma il modo in cui i diversi paesi la accolgono racconta storie molto diverse: dalla lungimiranza di piccoli stati ricchi alla rapidità sorprendente di alcune economie emergenti, fino al ruolo sempre più pesante che sta giocando la tecnologia cinese in certe parti del mondo.



