Innovazione

Leonardo-Finmeccanica, Telespazio e non solo. Ecco i prossimi esperimenti a bordo della Iss con Parmitano

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Ecco gli esperimenti, finanziati dall’Asi, frutto di accordi trasversali stipulati con Esa e Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, e della collaborazione con vari soggetti pubblici e privati, tra cui Telespazio, joint venture tra Thales Company e Leonardo (ex Finmeccanica), Kayser Italia, Argotec e Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (Cira). L’articolo del blogger Matteo Massicci su tutti gli esperimenti italiani a bordo della Stazione Spaziale Internazionale con Luca Parmitano nel 2019

Presentati ieri a Roma, nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), gli esperimenti italiani che vedranno coinvolto Luca Parmitano nella sua prossima esperienza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale a partire da luglio 2019, periodo previsto per il lancio. Cornice dell’incontro le celebrazioni per i 20 anni della Iss.

Beyond, questo il nome della missione, vedrà inoltre impegnato l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) nel ruolo di comandante della stazione, la prima volta di un italiano. A chiusura della mattinata il collegamento telefonico con Luca Parmitano dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, e la prima apparizione ufficiale di Piero Benvenuti nella veste di commissario straordinario di Asi dopo la revoca del mandato a Roberto Battiston.

Gli esperimenti, finanziati dall’Asi, sono il frutto di accordi trasversali stipulati con Esa e Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, e della collaborazione con vari soggetti pubblici e privati, tra cui Telespazio, joint venture tra Thales Company e Leonardo, Kayser Italia, Argotec e Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (Cira), responsabili dello sviluppo, della realizzazione e della sicurezza dei progetti.

Come per tutte le attività svolte a bordo della Stazione Spaziale, che è da considerarsi a tutti gli effetti un laboratorio di ricerca e un dimostratore di nuove tecnologie, anche gli esperimenti che vedranno protagonista Luca Parmitano rappresenteranno un’occasione unica per accrescere le nostre conoscenze e per sviluppare soluzioni innovative in vari settori di interesse: non solo esplorazione spaziale, ma anche fisica e medicina. Di seguito una descrizione dei progetti e delle loro finalità nel breve e lungo periodo.

ACUSTIC DIAGNOSTIC

Uno degli effetti fisiologici derivanti dalla lunga permanenza in microgravità è l’alterazione della pressione dei fluidi del cranio. Tale condizione può influire in maniera negativa sull’udito. Acustic Diagnostic si propone quindi di valutare gli eventuali danni a carico dell’apparato uditivo degli astronauti confrontando i risultati di numerosi esami condotti prima, durante e dopo la missione. A bordo della ISS i test verranno effettuati per mezzo di uno strumento poco invasivo, che costituisce la parte principale del progetto, in grado di misurare i segnali generati nell’orecchio interno in risposta a stimoli acustici. La frequenza dei segnali registrati costituirà un indicatore affidabile della qualità della prestazione uditiva. I risultati ottenuti avranno implicazioni sulla progettazione di future missioni di esplorazione del sistema solare di lunga durata. Lo strumento, grazie alle sue ridotte dimensioni e alla sua alta sensibilità, potrebbe inoltre trovare applicazioni cliniche nella diagnosi dei disturbi uditivi. L’Università di Tor Vergata sarà responsabile dell’esperimento insieme ad ALTEC, azienda partecipata (Thales Alenia Space – ASI) specializzata nella fornitura di servizi ingegneristici e logistici a supporto delle missioni spaziali, in collaborazione con INAIL, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università la Sapienza e Campus Bio-Medico di Roma.

NUTRISS

Nutrition Monitoring for The International Space Station è un progetto a cura dell’Università di Trieste che ha come obiettivo quello di monitorare e contrastare un altro degli effetti della microgravità sull’organismo degli astronauti, ovvero la perdita di massa muscolare. L’esperimento prevede il monitoraggio mensile della massa e della composizione corporea di Luca Parmitano durante la sua permanenza sulla ISS attraverso appositi dispositivi. Associando questi parametri alla misura dell’apporto nutritivo sarà possibile sviluppare una dieta personalizzata al fine di prevenire la perdita di massa magra. Le probabili ricadute del progetto riguarderanno il miglioramento delle prestazioni fisiche e la qualità della vita dell’astronauta durante il volo spaziale e l’ottimizzazione delle fasi di recupero degli stessi astronauti una volta rientrati sulla Terra. I dati sperimentali ottenuti potrebbero inoltre consentire l’elaborazione di iter terapeutici per la gestione di pazienti immobilizzati, di quelli malnutriti o di quelli obesi.

AMYLOID AGGREGATION

Lo spazio ci può aiutare a comprendere come insorgono ed evolvono le malattie neurodegenerative. E’ questa l’idea alla base di Amyloid Aggregation, progetto curato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. È ormai risaputo che la comparsa di malattie come il morbo di Alzheimer è associata alla presenza di aggregati proteici nel cervello in grado di innescare la formazioni delle cosiddette placche amiloidi che danneggiano le cellule neuronali. L’esperimento intende quindi verificare se gli astronauti coinvolti in missioni spaziale di lunga durata possano essere maggiormente predisposti a sviluppare una tale condizione a seguito della prolungata permanenza in microgravità. Per farlo i ricercatori hanno sviluppato provette contenenti peptidi di varia natura e un liquido di reazione. Una volta raggiunta la ISS, Parmitano provvederà a unire i due elementi a vari intervalli di tempo dando il via alla reazione di aggregazione. Una volta conclusa questa prima fase la miscela verrà congelata. I campioni congelati verranno infine confrontati con campioni ottenuti a Terra con lo stesso procedimento, in modo da individuare eventuali differenze nella velocità di formazione degli aggregati. La ricerca fornirà dati utili per comprendere se gli astronauti siano più suscettibili a sviluppare malattie neurodegenerative e quali siano i meccanismi biologici alla base delle placche amiloidi, aumentando così le possibilità di sviluppare terapie efficaci.

LIDAL

Light Ion Detector for Altea è uno dei tre progetti destinati alla missione Beyond coordinati dall’Università di Tor Vergata. Lo strumento rappresenta l’aggiornamento di uno dei sistemi già a bordo della ISS, Altea, responsabile del monitoraggio della radiazione a bordo della stazione. La radiazioni rappresentano uno dei maggiori rischi per le missioni spaziali umane e, al momento, il più grande problema per la progettazioni di viaggi di lunga durata verso altri pianeti. Per cercare di sviluppare soluzioni volte a mitigare gli effetti dannosi delle radiazioni dobbiamo comprendere più a fondo la natura di queste ultime, studiando a quali tipo di particelle sono associate. Sarà proprio questo lo scopo di LIDAL. Grazie a una maggiore sensibilità, questo esperimento sarà infatti in grado di ampliare lo spettro delle particelle cariche individuabili responsabili della radiazione, misurandone anche parametri caratteristici come la velocità.

MINI-EUSO

Il Multiwavelenght Imaging New Instrument of Extreme Universe Space Obserrvatory può essere considerato un visore per la visione notturna della Terra estremamente sofisticato. Realizzato da una collaborazione internazionale di 16 nazioni guidate da Italia e Russia, lo strumento è già entrato in servizio durante la missione VITA di Paolo Nespoli. Questo piccolo ma potente telescopio montato a bordo della ISS osserva le emissioni notturne in banda ultravioletta provenienti dalla nostro pianeta, dall’atmosfera o dallo spazio profondo e scarica i dati così ottenuti su una memoria usb, supporto che può facilmente essere riportato a Terra dagli stessi astronauti al termine del loro periodo di permanenza sulla stazione. L’esperimento, coordinato dall’Università di Tor Vergata in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica, è dedicato allo studio dei meteoriti e di eventuali tracce di materia esotica contenuta al loro interno e che potrebbe provenire da stelle di quark o di neutroni, al monitoraggio e al tracciamento di detriti spaziali, alla ricerca di raggi cosmici di alta energia e allo studio della bioluminescenza marina.

IPERDRONE

Come è possibile valutare lo stato di salute delle strutture esterne di un oggetto già in orbita come la Stazione Spaziale Internazionale? E’ presto detto, ci sarebbe bisogno di uno strumento capace di volare e di operare in coordinamento con la stazione e che, in caso di necessità, sia in grado di effettuare rientri a Terra autonomi trasportando strumentazione, carichi utili al funzionamento della ISS o componenti e materiali degli esperimenti condotti a bordo. Sono proprio queste le finalità di IPERDRONE, progetto realizzato dal CIRA il cui primo volo è previsto nell’autunno del 2019, momento in cui Parmitano dovrebbe già aver assunto il ruolo di comandante delle ISS. Questo drone spaziale, avente le fattezze di un piccolo cube-sat, è stato ideato per essere utilizzato sia come sistema di rientro dall’orbita bassa che come strumento a disposizione della stazione, rimanendo ancorato alla stazione nei momenti di inattività.

XENOGRISS

Tra gli esperimenti che verranno condotti da Luca Parmitano a bordo della ISS c’è spazio anche per i più giovani. Si, perché Xenogriss è stato selezionato all’interno del concorso dell’ASI “Youth ISS Science 2019” dedicato alle proposte riguardanti esperienze da condurre in microgravità. Ad aggiudicarsi la vittoria gli studenti dell’ITIS ‘A.Meucci’ di Firenze, che collaboreranno attivamente nella realizzazione del progetto. L’esperimento, che verrà condotto su un modello animale, avrà come obiettivo principale quello di studiare la crescita e la rigenerazione dei tessuti nelle particolari condizioni presenti sulla stazione spaziale. I girini, gli animali scelti per la sperimentazione, verranno monitorati contemporaneamente sia a bordo della stazione che a Terra. Comparando le osservazioni sarà possibile aumentare la conoscenza dei meccanismi di riparazione dei tessuti e aiutare a trovare nuove strategie terapeutiche per una migliore gestione dei pazienti che soffrono di problemi di cicatrizzazione.

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