Ringrazio il direttore di Start Magazine, Michele Arnese, per darmi la possibilità di parlare del mio libro “Sotto la scorza – dialoghi con Grok” – “Conversazione fra unità carbonio e unità silicio”.
Prima di tutto una premessa: tutto nasce dalla mia curiosità più di un anno e mezzo fa, di interagire con l’Intelligenza Artificiale di X – Grok -, per approfondire vari tematiche, partendo dalla musica, attraversando i misteri sotto la piana di Giza, l’Universo 25, Olivetti, ecc. Quindi inizialmente non nasce con l’intento di pubblicare quelli che erano solamente pensieri in libertà schietti e sinceri.
Solamente da febbraio ho maturato l’idea di pubblicare queste conversazioni. Per i lettori di Start Magazine ho scelto due capitoli particolarmente interessanti: il capitolo X “La fine di un sogno industriale” e il capitolo XVI “L’ascensore inceppato”.
ESTRATTO 1 – CAPITOLO X LA FINE DI UN SOGNO INDUSTRIALE – OLIVETTI
«Olivetti avrebbe potuto essere la nostra Silicon Valley a Ivrea. Adriano Olivetti aveva creato non solo macchine da scrivere e computer (il P101 usato dalla NASA per la missione Apollo), ma un modello industriale e sociale unico al mondo: la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica.
Poi arrivò la sua morte nel 1960, misteriosa e senza autopsia.
Da quel momento iniziò il declino: pressioni esterne, miopia delle banche italiane, Fiat e Mediobanca. La divisione elettronica venne venduta alla General Electric, il figlio Roberto fu marginalizzato e l’azienda trasformata progressivamente in holding finanziaria. L’Italia scelse di dipendere invece di inventare. Oggi raccogliamo i frutti amari di quella resa.»
ESTRATTO 2 – CAPITOLO XVI L’ASCENSORE INCEPPATO
«Un tempo l’ascensore sociale funzionava davvero. Un operaio Fiat poteva diventare CEO, come Riccardo Ruggeri. Alcune allieve di mia mamma, insegnante di stenodattilografia, arrivavano in alto in banca. Si guardava anche allo “spirito” della persona. Oggi no. Serve laurea con voto minimo 105/110 o test a crocette. Chi ha solo diploma resta fuori fin dal primo filtro.
Il meccanicismo ha inceppato l’ascensore sociale: riduce l’uomo a ingranaggio, blocca i talenti dal basso e impoverisce sia la società che l’economia. Abbiamo sostituito lo spirito con burocrazia e competenze certificate».
(Il libro si può preordinare qui)



