Innovazione

Google, le nuove regole per il diritto all’oblio

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Google dovrà garantire il diritto all’oblio anche fuori i confini europei

L’avvento di internet e della rete aprono nuovi scenari, nuove opportunità, ma anche nuovi ed importanti problemi.  Uno di questi? La permanenza in rete delle informazioni sugli utenti. Nel gergo tecnico, la questione viene definita diritto all’oblio. Proprio in questi giorni, una sentenza del Garante della privacy su un cittadino italiano, ha imposto a Google la cancellazione dei dati su tutti i motori  di ricerca. Approfondiamo.

Il Diritto all’Oblio

Il diritto all’oblio è la garanzia ad essere dimenticati dalla rete e, dunque, a non restare esposti a tempo indeterminato alle conseguenze dannose che possono derivare al proprio onore o alla propria reputazione da fatti commessi in passato o da vicende nelle quali si è rimasti in qualche modo coinvolti.

Prime regole a livello Ue

La  tematica è stata più volte affrontata anche a livello europeo. Delle prime regole a livello comunitario sono entrate in vigore il 25 maggio 2016  e sanciscono il diritto ad ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo.  Nonostante il regolamento, il diritto all’oblio non conosce un’espressa regolamentazione nel nostro ordinamento interno, ma resta di matrice esclusivamente giurisprudenziale.

La sentenza su Google

Anche Google dovrà garantire il diritto ad essere dimenticati. Nei confini  nazionali e fuori. In  base a quanto deciso dal Garante per la privacy, infatti, Google ha l’obbligo di deindicizzare gli url riguardanti un cittadino italiano, residente negli Stati Uniti, da tutti i risultati della ricerca, nelle versioni europee del motore e in quelle extraeuropee. Insomma, dovrà cancellare i dati da tutti i motori.

L’utente chiedeva la deindicizzazione di numerosi url europei ed extraeuropei che rimandavano a messaggi o brevi articoli anonimi pubblicati su forum o siti amatoriali, contenenti informazioni false e non verificate gravemente offensive dell’onore di tale utente. Negli scritti si parlava di gravi reati connessi alla sua attività di professore universitario.

Il Garante ha dunque deciso che la “perdurante reperibilità” sul web di contenuti non corretti e inesatti avesse un impatto “sproporzionatamente negativo” sulla sfera privata del ricorrente.

Nelle Linee guida i Garanti europei individuano in particolare proprio nel trattamento dei dati sulla salute uno dei criteri da tenere in considerazione per un corretto bilanciamento tra diritto all’oblio e diritto/dovere all’informazione a causa del suo maggiore impatto sulla vita privata, rispetto ai dati personali “comuni”.

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