Innovazione

Lo spettro Gdpr per Google

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Google, sulla scia Linkedin e Facebook, deve adeguarsi alla nuova normativa europea in fatto di privacy, il Gdpr che entrerà in vigore il 25 maggio. I fatti, le indiscrezioni e le analisi. L’approfondimento di Chiara Rossi

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica sulla violazione dei dati di 86 milioni di utenti, il fantasma dell’onta che ha colpito Facebook potrebbe minacciare anche la società di Mountain View. Da un’analisi del Wall Street Journal, emerge infatti che in termini di raccolta dati personali senza la nostra consapevolezza o consenso esplicito, Google è una minaccia ben più grande rispetto a Facebook, non solo perché è uno dei motori di ricerca più utilizzati al mondo, ma per tutti gli altri strumenti e servizi che ci mette a disposizione.

E dalla raccolta di questi dati, insieme al controllo sui dati raccolti “da terzi” (third party data, le informazioni estratte da altri inserzionisti ed editori che si appoggiano a Google), nascono i 20 miliardi di dollari di introiti, sui i 110 miliardi complessivi di entrate dell’anno scorso.

Gli analisti si aspettano che il Gdpr vada a intaccare proprio gli attuali approcci alla pubblicità mirata, sebbene la società di Sundar Pichai non abbia specificato il potenziale impatto sul mondo degli investimenti.

IL PIANO DI GOOGLE

Per il Financial Times, il gigante di Mountain View ha elaborato un piano per uniformarsi al diktat del Gdpr pensato per proteggere le sue attuali pratiche di gestione dei dati quando si tratta di informazioni degli utenti raccolte da inserzionisti ed editori – le cosiddette “terzi parti”. Nel frattempo, Google ha affermato che “è già necessario che gli editori e gli inserzionisti ottengano il consenso dei loro utenti finali per l’utilizzo dei nostri servizi pubblicitari sui loro siti web, come richiesto dalla vigente normativa UE” aggiungendo che il nuovo regolamento andrà a “perfezionare ulteriormente questa pratica”.

LE MINIERE DI DATI DI BIG G

Secondo il Wall Street Journal, il motore di ricerca di Mountain View ha a disposizione svariati mezzi per raccogliere dati su dati. Primo fra tutti Google Analytics: la numero uno delle piattaforme di analisi di siti web. Utilizzato nei siti di circa la metà delle più grandi aziende negli Stati Uniti, ha una copertura totale da 30 a 50 milioni di siti. Nel frattempo, i miliardi di persone che possiedono un account Google vengono monitorati in molti più modi. Google utilizza infatti la cronologia di navigazione e di ricerca, le app che abbiamo installato, dati demografici come età e sesso e, dalle sue analisi e altre fonti, dove abbiamo fatto acquisti nel mondo reale. Poiché si basa sul tracciamento cross-device, può individuare gli utenti registrati indipendentemente dal dispositivo su cui si trovano. Agli utenti Android dell’applicazione Gmail verrà chiesto di abilitare l’accesso alla fotocamera e al microfono del dispositivo ancora e ancora fino a quando non diranno di sì. Allo stesso modo, su Android, Google Maps chiede agli utenti di attivare i servizi di localizzazione, utile è vero, ma che consente annunci con targeting geografico.

CONTRO IL CALIFORNIA CONSUMER PRIVACY ACT

Quello che fa insospettire è che Google si sia già opposto alla California Consumer Privacy Act, una proposta di voto che apparirà nel ballottaggio del novembre 2018, per stabilire maggiori diritti alla privacy dei consumatori. Concederebbe a quest’ultimi tre protezioni di base: il diritto di comunicare a un’azienda di non condividere o vendere le informazioni personali, il diritto a sapere dove e a chi vengono venduti o condivisi i dati e il diritto di sapere che i fornitori di servizi stanno proteggendo le tue informazioni.

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