Innovazione

Francia, Germania e Olanda non accettano il diktat di Trump contro Huawei sul 5G

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Huawei

Non conosce soste la tenzone fra Stati Uniti e Cina su Huawei. Mentre Francia, Germania e Olanda preannunciano che non seguiranno i consigli di Trump di bandire Huawei nella realizzazione della rete 5G. Ecco il punto della situazione

Tensioni alle stelle fra Stati europei e Stati Uniti. Oggetto del contendere: la rete 5G e il ruolo del colosso cinese Huawei. Ecco le ultime novità.

L’ultima mossa trumpiana, annunciata dal ministro del Commercio, Wilbur Ross, impedirà al colosso cinese delle tlc Huawei di vendere la sua tecnologia negli Usa, ma inoltre renderà più difficile per Huawei comprare parti e componenti dalle società americane. Con conseguenze anche per alcuni gruppi Usa come Qualcomm e Broadcom, ha sottolineato Umberto Rapetto su Start Magazine.

La decisione, voluta dal presidente Donald Trump, “impedirà che la tecnologia americana venga utilizzata da entità straniere in un modo tale da minare la sicurezza nazionale Usa – ha spiegato Ross – o gli interessi di politica estera”.

Gli Stati Uniti imputano al gruppo fondato da Ren Zhengfei di essere il cavallo di Troia usato dal governo centrale cinese per lo spionaggio industriale.

Ma nell’Unione europea il diktat trumpiano non raccoglie troppi consensi. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron, e il premier olandese, Mark Rutte, hanno fatto sapere non intendono seguire il divieto Usa, seppure con sfumature diverse.

La Germania, ha spiegato Frau Angela, «ha già sviluppato un percorso ben strutturato per decidere sulla partecipazione alla rete 5G», all’interno del quale sono formulati i criteri generali di sicurezza che devono valere per tutte le compagnie interessate. «Per noi – ha aggiunto – i criteri sono il punto di partenza decisivo, dopo cui stabiliamo chi partecipa».

Già un mese fa i tedeschi avevano annunciato che Huawei non sarebbe stata esclusa dalla gara per l’assegnazione del 5G, ma ribadire il concetto subito dopo la mossa di Trump ha quasi il sapore della sfida. Anche perché Berlino ha di fatto ignorato il beau geste con cui The Donald ha fatto slittare di altri sei mesi i dazi sulle auto europee e giapponesi per dare più tempo ai negoziati.

Quanto all’Olanda, ha già fatto intendere di non voler subire alcun diktat a stelle e strisce. «Non diremo prima ad altri Paesi o ad altre aziende non valete niente», ha affermato Rutte.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron si è smarcato dagli input della Casa Bianca: «Per il 5G, prestiamo molta attenzione all’accesso alle tecnologie di rete di base per preservare la nostra sicurezza nazionale», ma “non è appropriato lanciare una guerra tecnologica o una guerra commerciale contro qualsiasi paese”, ha detto il titolare dell’Eliseo.

Significative, d’altronde, le parole del numero uno del gruppo francese Orange, Stéphane Richard, in una intervista a Repubblica:

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