Innovazione

Vi spiego che cosa non quadra (ancora) nella fattura elettronica

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L’approfondimento del commercialista Giuliano Mandolesi sull’e-fattura

Se l’Agenzia delle Entrate, al forum organizzato dai dottori commercialisti il 15 gennaio, in attesa del reale banco di prova previsto tra la fine del mese di gennaio ed i primi quindici giorni del mese di febbraio, ha con soddisfazione esposto i buoni risultati dal punto di vista puramente tecnico della fattura elettronica, restano però ancora irrisolti molti dei problemi pratici legati gestione giornaliera dell’adempimento da parte delle imprese.

Dal punto di vista tecnico infatti, come è stato anticipato proprio da ItaliaOggi, la percentuale di scarto registrata del 5.66%, secondo quanto dichiarato dal direttore AdE Antonino Maggiore e dal vicedirettore delegato alla gestione della Efattura Paolo Savini dovrebbe restare invariata anche a regime, quando i flussi di invio di Efatture raggiungeranno i numeri stimati di circa 4.7 milioni giornalieri, cifre lontanissime però da quelle attuali proprio per via dei problemi di carattere gestionale riscontrati in questa fase di rodaggio e di seguito esposti.

L’auto-proroga.

La depenalizzazione del regime sanzionatorio per i primi sei mesi di entrata in vigore dell’adempimento con possibilità per gli esercenti e professionisti di emissione della fattura entro i termini della liquidazione periodica Iva, sia essa mensile o trimestrale, introdotta con l’intento di agevolare il periodo di prima applicazione del nuovo strumento è di fatto stata utilizzata come proroga autoconcessa.

Il risultato è che molte imprese, anche di grandissime dimensioni, ancora non emettono la fattura elettronica o, nel migliore dei casi, lo faranno a ridosso del termine ultimo previsto entro il 16 febbraio per i contribuenti con Iva mensile e addirittura il 16 maggio per quelli in trimestrale.

Il disagio è per gli acquirenti è doppio, dovranno infatti monitorare che tutte le fatture richieste verranno effettivamente emesse ed in caso contrario ricontattare l’esercente (dopo magari mesi dall’effettuazione dell’operazione) oppure utilizzare il procedimento di autofattura per mancata emissione.

La digitalizzazione.

Sia dal punto di vista delle infrastrutture sia dal punto di vista dell’informatizzazione della popolazione l’Italia non è di certo ai primi posti dell’UE e l’introduzione della Efattura è stata mal digerita sotto entrambi gli aspetti.

Si sono registrate infatti problematiche relative alla connessione internet in alcuni comuni montani che attualmente hanno enormi difficoltà sia nell’accesso al sistema sia nell’invio e nella ricezione delle fatture trovandosi nella materiale impossibilità di operare così come disagiati sono anche i contribuenti meno informatizzati alcuni dei quali hanno delegato completamente gestione a terzi con ulteriori costi o in alcuni drastici casi, hanno addirittura chiuso l’attività.

Il rischio di perdita del diritto alla detrazione.

Conseguenza diretta del mix dei primi due problemi, quello dell’auto proroga e quello della carenza di “digitalizzazione”, è la più seria delle criticità ovvero il rischio di rinuncia o perdita del diritto della detrazione Iva da parte degli acquirenti.

Più grave e attualmente già riscontrata è di certo la rinuncia alla detrazione iva dell’acquirente che, scoraggiato da file o input negativi dell’esercente preferisce non chiedere il documento fiscale che consente la detraibilità dell’imposta sul valore aggiunto.

Per certi versi casistica meno grave della rinuncia ma attualmente più pregnante, è la posticipazione del diritto detrazione Iva.

La posticipazione è la conseguenza diretta dell’auto proroga e si realizzerà soprattutto nel caso di soggetti con liquidazione trimestrale che, potendo emettere il documento entro il 15 maggio, di fatto trasleranno la detrazione degli acquirenti non più nel momento di effettuazione reale dell’operazione ma in alcuni casi anche 4 mesi dopo (valendo come data quella della ricezione documentale).

 

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