Innovazione

I Repubblicani Usa faranno concorrenza a Facebook e Twitter sulle app

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La destra americana si sta dotando di proprie app così da eludere le regole imposte dai giganti della Silicon Valley sui contenuti ritenuti ostili e offensivi

Social network a misura di conservatore. Secondo un report del New York Times, i repubblicani americani si stanno dotando di un universo digitale parallelo in modo da avere a disposizione app e piattaforme che non imbriglino la propria libertà di espressione “orientata a destra” si intende.

Ormai da tempo i colossi tecnologici della Silicon Valley, Facebook e Twitter in prima fila, hanno messo a punto misure per limitare la diffusione sulle proprie piattaforme di contenuti ritenuti offensivi o fuorvianti.

“Gli utenti con visioni di centro destra percepiscono i principali social network come ostili alle loro opinioni”, ha dichiarato Thomas Peters, amministratore delegato di uCampaign, una start-up di Washington che sviluppa app per candidati repubblicani e campagne di destra. “Stiamo creando uno spazio sicuro per le persone che condividono un punto di vista, che sentono che i social network non sono più luoghi divertenti per loro”.

ECOSISTEMA POPOLATO DA APP

Ecco allora che troviamo un’app per la National Rifle Association, l’organizzazione a favore dei detentori di armi da fuoco degli Usa, che è stata scaricata più di 150.000 volte. Per i sostenitori del presidente Trump c’è l’app Great America, sviluppata da uCampaign, o America First, l’app ufficiale della campagna 2016 di The Donald, che ha alcune funzionalità ancora attive. Per i sostenitori del senatore Ted Cruz c’è Cruz Crew, un’applicazione creata appositamente per la sua campagna di rielezione.

CENSURA ARBITRARIA

Queste app forniscono feed di notizie proprio come Facebook e Twitter, con la differenza che risultano libere dalle linee guida sulle restrizioni e sui contenuti imposte dai giganti della Silicon Valley. Alcune di queste consentono ai sostenitori di commentare i post o di dare il proprio contributo senza il timore che i loro post vengano contrassegnati come offensivi o oltraggiosi. In questo modo tuttavia le app sono un terreno fertile per quei profili utenti che incitano la divisione sociale e diffondono la disinformazione. Se da un lato gli estremisti di destra hanno piena libertà di parola, dall’altro devono comunque sottostare alla censura del promotore dell’app. Come sottolinea Thomas Peters, chiunque negli Stati Uniti può scaricare le app di uCampaign ma permette a una campagna la possibilità di impedire agli interlocutori di postare messaggi contrari alle posizioni di suddetta campagna.

ENGAGEMENT POLITICO COME VIDEOGAME

Attivismo politico come un gioco a punti. Molte di queste app hanno infatti caratteristiche simili ai videogiochi in cui gli utenti possono guadagnare punti per fare donazioni alle campagne o contattare i loro rappresentanti. Accumulare punti consente infatti all’utente sostenitore di raggiungere livelli di status crescente – come “BigLeague” o “Patriot” – oppure di guadagnare un posto nella classifica della app.

L’app Great America ha lanciato il “Fake News Friday”, un momento in cui assegna “punti Trump” agli utenti che pubblicano meme censurati dai social mainstream. L’app National Rifle Association offre invece agli utenti 100 punti per pubblicare un commento e 200 punti se scrivono ai legislatori: “Nessun nuovo controllo delle armi oggi!”.

L’ORIGINE DA UCAMPAIGN

Il Bing Bang di questo universo digitale parallelo è avvenuto nel 2014 quando il signor Peters ha avviato uCampaign con 150.000 dollari. L’investimento iniziale proveniva da Sean Fieler, il presidente dell’hedge fund Equinox Partners e un altro noto donatore di gruppi conservatori. Da allora, uCampaign ha sviluppato dozzine di app per campagne, comitati repubblicani e organizzazioni come il Family Research Council, un gruppo cristiano che si oppone all’aborto e al matrimonio gay. Solo negli Stati Uniti, le app sviluppate da uCampaign sono state scaricate più di 500.000 volte.
Il business si avvia così: i comitati politici pagano all’azienda una commissione una tantum per sviluppare un’app e sostengono in questo modo i costi di servizio mensili.

E LA PRIVACY?

Mentre i colossi tecnologici della Silicon Valley sono nel mirino dei regolari (europei e statunitensi) per l’utilizzo che fanno dei dati personali dei propri utenti, queste app sguisciano via dal radar.
Monitorando le attività dei propri utenti, le app politiche possono raccogliere infatti una grande quantità di dati su di loro e le loro cerchie sociali al di fuori del controllo di Facebook. Le app di uCampaign, ad esempio, chiedono agli utenti il loro nome, indirizzo, numero di telefono e indirizzo e-mail. Inoltre, il Times ha sottolinea che uCampaign ha legami con AggregateIQ, una società di tecnologia politica con sede in Canada. Quest’ultima è oggetto di indagine da parte del governo britannico per via della gestione dei dati personali degli elettori e dei suoi collegamenti con la società madre di Cambridge Analytica, proprio quella Cambridge Analytica che ha trascinato Facebook nello scandalo per la raccolta di informazioni personali di 87 milioni di utenti.

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