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Facebook, ecco perché le autorità si oppongono ai messaggi crittografati

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Facebook

Il procuratore generale americano Barr e le controparti del Regno Unito e dell’Australia hanno scritto una lettera a Facebook, esortandolo a non implementare la crittografia end-to-end attraverso i suoi servizi di messaggistica perché limiterebbe l’accesso delle informazioni alle agenzie delle forze dell’ordine

Di nuovo problemi di privacy per Mark Zuckerberg. Stavolta al contrario. Il procuratore generale degli Stati Uniti Bill Barr e gli omologhi di Regno Unito e Australia hanno scritto una lettera al ceo di Facebook, chiedendo alla società di non implementare la crittografia end-to-end sui suoi servizi di messaggistica. I funzionari dei tre paesi (membri dell’alleanza di intelligence “Five Eyes”) temono rischi per la sicurezza nazionale, non potendo più accedere ai messaggi. Ecco il contenuto della lettera, anticipata dal sito BuzzFeed.

LA LETTERA DEI FUNZIONARI USA, UK E AUSTRALIA

“I cittadini rispettosi della legge hanno la legittima aspettativa di proteggere la loro privacy”, si legge nella lettera, che è co-firmata dal segretario per sicurezza nazionale Kevin McAleenan, nonché dagli omologhi di Regno Unito e Australia. “I miglioramenti della sicurezza nel mondo virtuale non dovrebbero renderci più vulnerabili nel mondo fisico”,proseguono. “Le aziende tecnologiche non devono progettare deliberatamente i propri sistemi in modo da impedire qualsiasi forma di accesso ai contenuti, anche per prevenire o indagare sui reati più gravi”.

IN NOME DELLA SICUREZZA NAZIONALE

I funzionari chiedono pertanto a Facebook di dare la priorità alla sicurezza pubblica nel progettare la sua crittografia end-to-end consentendo alle forze dell’ordine di ottenere l’accesso a contenuti illegali.

TUTTI I NUMERI

“Nel 2018, Facebook ha inviato 16,8 milioni di segnalazioni al National Center for Missing and Exploited Children, oltre il 90% dei 18,4 milioni di segnalazioni totali di quell’anno”, si legge nella missiva.

Il gruppo di Mark Zuckerberg — che possiede Facebook Messenger, WhatsApp e Instagram —  cattura il 99% di contenuti pedopornografici e legati al terrorismo attraverso i propri sistemi secondo i dipartimenti di giustizia dei tre Paesi.

I TIMORI DI BARR&CO

Barr e gli altri sottolineano che, se implementata la crittografia end-to-end, le forze dell’ordine perderebbero un importante strumento nella lotta allo sfruttamento minorile.

LA CRITTOGRAFIA END-TO-END

Per crittografia end-to-end  si intende che solo il mittente e il destinatario dispongono della chiave speciale necessaria per sbloccare e leggere i messaggi. Questo significa che le conversazioni  sono protette con un lucchetto.WhatsApp, app inglobata dal gruppo di Menlo Park nel 2014, ha già implementato questo sistema per le sue chat.

BACKDOOR PERCHÉ NO?

Barr e gli altri funzionari scrivono che è indispensabile prima di implementare un sistema del genere che Facebook includa “un mezzo per l’accesso lecito” ai messaggi che le forze dell’ordine possono richiedere nelle indagini. Una sorta dunque di “backdoor”.

SICUREZZA NAZIONALE VS PRIVACY

Il dibattito sulla crittografia e sicurezza pubblica non è affatto nuovo per il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Basta andare indietro nel 2016, quando l’Fbi ha ottenuto un ordine del tribunale per richiedere l’assistenza di Apple per irrompere in uno degli iPhone di un utente sospettato della sparatoria a San Bernardino. Apple ha rifiutato di decrittare il sistema e alla fine  l’Fbi ha trovato un altro modo per sbloccare il telefono.

LA RISPOSTA DI FACEBOOK

“Siamo fortemente contrari ai tentativi del governo di costruire backdoor perché minerebbero la privacy e la sicurezza delle persone ovunque”, ha sostenuto Facebook nella sua dichiarazione.

“Crediamo che le persone abbiano il diritto di avere una conversazione privata online, ovunque si trovino nel mondo”, ha scritto la società. “Come riconosciuto dai governi degli Stati Uniti e del Regno Unito, il Cloud Act consente alle aziende di fornire informazioni disponibili quando ricevono richieste legali valide e non richiede alle aziende di costruire backdoor.”

APERTURA ALLA COLLABORAZIONE

Quindi Zuckerberg non ha in programma di soddisfare la richiesta di Barr, ma si starebbe consultando con le forze dell’ordine e gli esperti di sicurezza.

“Rispettiamo e sosteniamo il ruolo delle forze dell’ordine nel proteggere le persone”, si legge nella nota di Menlo Park. “In vista dei nostri piani per portare maggiore sicurezza e privacy alle nostre app di messaggistica, ci stiamo consultando da vicino con esperti di sicurezza dei bambini, governi e società tecnologiche. Dedicheremo nuovi team e tecnologie in modo da poter utilizzare tutte le informazioni a nostra disposizione per aiutare a mantenere le persone al sicuro”.

L’ATTENZIONE DI ZUCKERBERG ALLA TUTELA DEI DATI PERSONALI

Dallo scandalo di Cambridge Analytica dell’anno scorso, Facebook ha cercato di mostrarsi più attento alla tutela della privacy degli utenti. All’inizio di quest’anno, Mark Zuckerberg ha rivelato un maggiore interesse verso i gruppi e la condivisione privata. Oltre ad aver annunciato l’idea di riunire le infrastrutture di messaggistica della galassia Facebook come Messenger e WhatsApp. Ed è in questa direzione che si inserisce la crittografia end-to-end tra di loro.

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