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Ecco cosa posterà Facebook su Cambridge Analytica (e non solo)

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Facebook diritti civili

Tutte le ultime novità su Facebook nel punto di Chiara Rossi

Il social network è ancora sulla graticola dopo la rivelazione che le informazioni personali raccolte da 50 milioni di profili Facebook, poi diventati 87, sarebbero state usate impropriamente dalla società di consulenza politica Cambridge Analytica.

SE SEI STATO SPIATO, MARK TE LO DICE

Oggi Facebook ci rivelerà se il nostro è profilo è stato violato. Da questo pomeriggio sarà attiva in cima al newsfeed, ossia il flusso di notizie nella home, una funzione che consente agli utenti di sapere se i propri dati sono stati utilizzati da Cambridge Analytica. La funzionalità ad hoc avrà anche un link per mostrare tutte le app che vengono utilizzate e le informazioni da esse condivise, permettendo quindi agli utenti di decidere se cancellarle o meno.

CHI SONO GLI 87 MILIONI

La maggioranza degli utenti violati (70 milioni sugli 87 complessivi) sono statunitensi. Un milione circa i britannici. In Italia i profili a rischio sarebbero 214.134.

CON CUBEYOU FACEBOOK NON CI RICASCA

Non c’è pace per Mark Zuckerberg. Dopo le accuse del sito Cncb, Facebook ha sospeso Cubeyou, una società di analisi dati simile a Cambridge Analytica.
Secondo Cnbc, CubeYou ha sfruttato uno dei suoi quiz sulla personalità (“You Are What You Like” noto anche come “Apple Magic Sauce”) con la scusa della “ricerca accademica senza fini di lucro” collegata all’università di Cambridge, al fine di favorire operatori marketing a scovare clienti. Dopo le accuse della Cnbc, Facebook non ha avuto altra scelta se non sospendere la collaborazione con CubeYou per indagare più a fondo. “Se rifiutano o sfuggono al nostro controllo, le loro app saranno bandite da Facebook”, fa sapere Ime Archibong, vice presidente per le partnership di Facebook in una dichiarazione, “lavoreremo inoltre con l’Information Commissioner’s Office del Regno Unito per chiedere all’Università di Cambridge ragguagli sullo sviluppo delle app presso il suo Centro di Psicometria, visto questo caso e l’abuso di Kogan”. Kogan sta per Aleksander Kogan, il ricercatore che ha realizzato il quiz usato da Cambridge Analytica.

DOMANI L’AUDIZIONE DI MARK

Oggi Mark Zuckerberg incontrerà privatamente alcuni membri del Congresso statunitense, hanno rivelato a Reuters alcuni assistenti, che hanno chiesto di non essere identificati perché gli incontri non sono stati resi pubblici. Gli incontri avvengono un giorno prima delle audizioni ufficiali di domani in cui sarà chiamato a testimoniare sullo scandalo Cambridge Analytica. Secondo Reuters, a Capitol Hill Zuckerberg incontrerà anche parlamentari presenti nelle due commissioni convocatrici. Per domani è programmata la prima audizione congiunta delle commissioni Giustizia e Commercio del Senato, per mercoledì quella delle commissioni per Energia e Commercio della Camera.
Il minimo che tutti si aspettano dalla testimonianza dei prossimi due giorni è che Zuckerberg si assuma le proprie responsabilità e riconosca un “iniziale” fallimento nel quantificare il numero di persone coinvolte dalla fuga di dati.

IL QUESTION TIME CON LA STAMPA

Qualche colpa se l’è assunta per forza pure lui. In una conference call con i giornalisti organizzata venerdì scorso, Zuckerberg ha accettato la colpa per la fuga di dati ammettendo che avrebbe dovuto fare di più per controllare e supervisionare gli sviluppatori di app terze come Cambridge Analytica nel 2014. Mark ha sostenuto la legislazione esistente che impone ai social media di rivelare le identità degli acquirenti di annunci di campagne politiche online e ha annunciato l’introduzione di un nuovo processo di verifica per le persone che acquistano annunci “problematici”. Queste misure sono progettate per scoraggiare qualsiasi tipo di ingerenza in elezioni e o guerre informatiche. A chi gli ha chiesto se si sente ancora la persona giusta per guidare Facebook nel futuro, Mark non ha avuto dubbi: resta sempre lui la persona giusta per dirigere la compagnia che ha fondato.

INTANTO L’EX NUMERO UNO DI CAMBRIDGE ANALYTICA RINCARA LA DOSE

“Facebook dovrebbe compensare i suoi due miliardi di utenti per i loro dati”. Esordisce così Brittany Kaiser, l’ex direttrice di Cambridge Analytica, in un articolo a sua firma pubblicato sul Financial Times. “Le grandi compagnie tecnologiche si stanno trasformando in cleptocrazie digitali. La violazione di 87 milioni di profili Facebook effettuata dalla mia ex azienda”, prosegue Kaiser, “è stata tutt’altro che eccezionale: le politiche dei social network hanno consentito a migliaia di aziende, app e mediatori di raccogliere e utilizzare dati simili per anni”. Non a caso “la scorsa settimana la piattaforma ha riconosciuto che tutti i suoi 2,2 miliardi di utenti potrebbero aver avuto compromessi i loro profili” ha sottolineato l’ex direttrice di Cambridge Analytica che definisce i big Data il “nuovo petrolio”. “L’anno scorso – si legge sul Ft – questi dati hanno superato il petrolio e sono diventati l’asset più prezioso del mondo. Aziende come Facebook, Google e Amazon hanno costruito ricchi monopoli digitali su questi dati a danno dei loro legittimi proprietari ovvero gli utenti”.

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