Innovazione

F-35, ecco come Lockheed Martin farà concorrenza a Airbus, Boeing e Dassault in Svizzera

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In questi giorni Lockheed Martin sta presentando i dettagli degli F-35 alla Svizzera per cercare di battere la concorrenza di Airbus, Boeing, Dassault e Saab

Lockheed Martin è a caccia di contratti europei per l’F-35. E’ in lizza in queste settimane per la fornitura all’aviazione svizzera, ma il jet di quinta generazione ha una certa concorrenza.

Lo scorso 31 maggio quattro velivoli stealth F-35A della US Air Force sono arrivati alla base aerea di Payerne in Svizzera, come ha riportato The National Interest.

Da aprile a giugno 2019 Payerne sarà teatro di un’importante e rigorosa campagna di test di valutazione in cui i 5 concorrenti saranno sfidati attraverso varie fasi di analisi e test, per determinare chi sarà l’erede dei cacciabombardieri F/ A-18 C o D Hornets e F-5 Tiger II.

L’AMBITO CONTRATTO SVIZZERO

Gli F-35 rimarranno alla base svizzera fino al 14 giugno e il colosso della difesa statunitense dovrà superare la concorrenza per vincere la gara da 8 miliardi di dollari dell’aviazione svizzera per 40 nuovi velivoli da combattimento.

LA CONCORRENZA A LOCKHEED MARTIN

Lo scorso 25 gennaio oltre Lockheed Martin si sono candidati per vendere i nuovi jet ad Armasuisse anche: la tedesca Airbus con l’Eurofighter, la statunitense Boeing con l’F / A-18 Super Hornet, la francese Dassault con il Rafale e la svedese Saab con il Gripen E.

Tra aprile e luglio 2019, i cinque candidati saranno in Svizzera per test aerei e di terra per un periodo di due settimane ciascuno. Questi test completeranno lo stesso programma con l’obiettivo di verificare le capacità dell’aeromobile e i dati delle offerte presentate dai diversi produttori.

DECISIONE PREVISTA NEL 2020

Le valutazioni continueranno fino al 2020. Armasuisse ha chiesto ai produttori di presentare i prezzi per 30 o 40 aeromobili, compresi i missili logistici e guidati, tra gli altri criteri per le offerte. L’aviazione spera di iniziare a schierare i nuovi aerei entro il 2025 per ripopolare la propria fotta. Ad aprile  l’aviazione svizzera è ridotta a soli 10 jet pronti con piloti a tempo pieno.

L’ARSENALE DELL’AVIAZIONE SVIZZERA

Nel 2018 l’aviazione svizzera possedeva 30 F / A-18C / D Hornets più 53 F-5E / F. Con la flotta degli F-5 che si restringe e vola a tempo parziale, l’aviazione svizzera fa sempre più affidamento sui suoi 30 F / A-18. Per durare a lungo, gli F / A-18 necessitano di aggiornamenti strutturali per questo Armsuisse si è decisa a comprare.

LO STATO DEL PROGRAMMA F-35

La commessa svizzera farebbe proprio comodo alla Lockheed Martin. Sebbene undici Paesi si siano già impegnati per gli ordini dell’F-35 sia come partner formali del programma Jsf (Australia, Canada, Danimarca, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Turchia e Regno Unito) sia in regime di Foreign Military Sales (Israele, Giappone, Corea del Sud e Belgio), con l’aumento della produzione, il colosso del Maryland sta cercando di espandere ulteriormente la sua presenza a livello globale. Lockheed Martin sta guardando anche ad altri potenziali paesi acquirenti come Singapore, Grecia, Romania, Spagna e Polonia.

Il direttore esecutivo del programma congiunto F-35, Mathis Winter, ha dichiarato che la flotta globale è composta da più di 390 F-35. Questo numero si gonfierà fino a quasi 500 entro la fine del 2019. La produzione aumenterà quando i test operativi si concluderanno nell’autunno del 2019 e il programma entrerà allora in produzione a pieno ritmo.

“Per prepararsi a maggiori quantità, gli esperti di produzione di tutto il governo degli Stati Uniti stanno lavorando con i nostri partner industriali per consegnare pezzi di qualità in tempo e a costi accessibili”, ha affermato Mathis. “Per raggiungere l’efficienza, il programma ha incorporato una serie di iniziative di performance e incentivi lungo l’intera catena di fornitura per supportare le linee di produzione F-35 in Italia, Giappone e Stati Uniti.”

PESANO LE INCERTEZZE ITALIANE

Ma sulle scelte finali di questi potenziali acquirenti pesano i costi e le incertezze legate al programma, tra cui la partecipazione italiana. Come ha sottolineato la rivista Rid diretta da Pietro Batacchi, “l’Italia avrebbe dovuto acquisire ed impegnarsi per 38 velivoli entro il 2020, ma come noto questo numero è sceso a 27-28, ed al momento, non c’è nessun impegno per i velivoli successivi al lotto n.14 (una decisione in tal senso avrebbe dovuto essere presa entro dicembre 2018). Questo porterà un ulteriore rallentamento al programma. Per produrre un singolo aereo, dunque, si impiegano più ore di lavoro ed essendo il prezzo fissato nei contratti stipulati da Lockheed Martin con il Pentagono, ciò si traduce in un aumento dei costi di produzione. Un costo che presumibilmente si ripercuote sul costo complessivo del programma”.

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