Innovazione

Ecco i vantaggi della rete unica Tim-Open Fiber. Il paper di Bassanini

di

Franco Bassanini

Che cosa si legge nelle conclusioni del paper “Le tlc in Italia, fra competizione infrastrutturale e infrastruttura unica” scritto da Franco Bassanini sulle prospettive di una rete unica Tim-Open Fiber

“Nel caso di Tim, la società dei servizi, ancora detentrice in partenza di quasi il 50% del mercato retail delle tlc fisse, una volta alleggerita dal peso di buona parte del debito, liberata dall’onere di dovere investire nello sviluppo della nuova rete Ngn e nella manutenzione della infrastruttura in rame, e liberata infine dai vincoli e dai limiti imposti all’operatore verticalmente integrato, potrebbe concentrare le sue risorse sullo sviluppo e il marketing di nuovi servizi e sulla difesa della sua ancora significativa quota di mercato, potrebbe esaminare ipotesi di consolidamento cross-border al fine di creare un campione europeo dei servizi di TLC, e potrebbe valutare ipotesi di integrazione con l’offerta di contenuti”.

E’ uno dei passaggi salienti contenuti nel paper “Le tlc in Italia, fra competizione infrastrutturale e infrastruttura unica” scritto da Franco Bassanini, costituzionalista, ex ministro, fondatore del centro studi Astrid, già presidente di Cassa depositi e prestiti, attuale presidente di Open Fiber (società controllata da Cdp ed Enel per la realizzazione della fibra ottica).

Il paper, svelato oggi dal Corriere della Sera e compulsato da giorni da addetti ai lavori del settore, analizza tra l’altro i !punti decisivi a vantaggio del merger fra le due infrastrutture”, ossia quella di Tim e quella di Open Fiber; progetto in cantiere da mesi.

“La società della infrastruttura unica non verticalmente integrata – suscettibile di attrarre investitori di lungo termine interessati all’asset class della fibra (per la quale c’è oggi crescente appetito) – sarebbe invece in condizione di imprimere una forte accelerazione agli investimenti nella realizzazione della rete di ultima generazione (FTTH e infrastruttura passiva della rete 5G), che rappresenta un fattore decisivo per la crescita e la competitività del Paese nella Gigabit Society dei prossimi anni”, si legge nel paper al vaglio anche della presidenza del Consiglio oltre che delle società interessate.

ECCO DI SEGUITO ALCUNI BRANI DELLE CONCLUSIONI DEL PAPER DI BASSANINI:

I punti decisivi a vantaggio del merger fra le due infrastrutture:

a) Il primo deriva dal fatto che, ancora oggi, circa il 90% delle famiglie e delle PMI italiane sono connesse su infrastruttura TIM, direttamente o tramite altri SP (OLO). Lo stesso piano industriale di Open Fiber prevede di poter raggiungere il break even fra cinque anni contando sulla migrazione di poco meno del 50% del mercato retail sulla sua infrastruttura in fibra; prevede dunque che fra 5 anni ancora almeno il 50% dei clienti finali (famiglie e imprese) navigheranno su infrastruttura di Telecom Italia, in buona parte ancora ibrida;

b) Il secondo deriva dal fatto che, allo stato, nelle aree grigie la convenienza a investire è modesta/insufficiente, e quelle aree rischiano di restare servite ancora per molti anni dalla sola infrastruttura ibrida di TIM, della quale – a bocce ferme, e dunque al netto di eventuali incentivi o contributi pubblici – tutti i SP di servizi di TLC saranno costretti a servirsi per collegare famiglie e imprese residenti in quelle aree. Dunque quelle aree (quasi 10 milioni di unità immobiliari e oltre 1.500.000 imprese) sarebbero condannate per anni, in mancanza della unificazione delle due infrastrutture di TIM e Open Fiber, a un nuovo digital divide.

Se viceversa, per effetto della aggregazione/fusione tra le due infrastrutture, la Newco della infrastruttura unica potesse migrare il 100% delle unità immobiliari connesse da infrastruttura in rame/ibrida verso FTTH, essa potrebbe agevolmente assicurare a proprie spese la copertura in fibra anche delle aree grigie, e dunque connettere la totalità delle famiglie e delle imprese del Paese. Servire la totalità delle unità immobiliari del Paese con infrastruttura FTTH (salvo FWA per le case sparse) implica ovviamente maggiori investimenti (mettere più fibre nei cavidotti o sulle linee aeree per connettere non il 50% degli utenti ma tendenzialmente il 100%), ma si tratterebbe di un aumento frazionale dei capex, a fronte di ricavi raddoppiati.

Riassumendo, l’infrastruttura unica (FTTH, e potenzialmente 5G) avrebbe i seguenti principali vantaggi:

  • eviterebbe una inefficiente duplicazione di investimenti;
  • favorirebbe una forte accelerazione nella costruzione di una infrastruttura di rete di ultima generazione a copertura nazionale (FTTH, 5G, edge cloud computing), e dunque renderebbe più facile recuperare il ritardo del nostro Paese rispetto ai Paesi più avanzati;
  • consentirebbe di prevedere regole e metodologie di tariffazione assai più favorevoli agli investimenti (RAB);
  • renderebbe possibile spalmare in tariffa i costi una tantum della migrazione dal rame alla fibra, costi che oggi rappresentano di fatto una sorta di barriera all’accesso universale alla fibra
  • renderebbe più facile imporre e far rispettare obblighi di servizio universale (rectius, di “copertura universale”) evitando l’emergere di un nuovo digital divide tecnologico e garantendo a tutti il “diritto alla connessione Internet più veloce, più sicura e più affidabile”.
  • spalmando il costo degli investimenti su un numero di utenti più che raddoppiato, renderebbe possibile mantenere ai Service Provider (TIM, Vodafone, Wind3, Fastweb, Iliad, Tiscali, ecc.) i prezzi già applicati nelle Aree Nere più remunerative anche nelle meno remunerative Aree Grigie, in modo da consentire loro di migrare le rispettive clientele dalla infrastruttura in rame sulla infrastruttura in fibra senza aumentare il costo dell’abbonamento per il cliente finale, nonostante la migliore qualità della connessione e dei servizi. In questa ottica, il valore dell’infrastruttura tradizionale di TIM non è dunque costituito solo dal valore dei suoi asset patrimoniali (cavidotti, linee aeree, centrali, armadi, e le linee in fibra ottica dove integrabili nella rete infrastrutturale unica), ma soprattutto dal valore della quota di mercato (famiglie e PMI) che ancora si avvale della medesima infrastruttura tradizionale, ancorché meno performante; o, più esattamente, dal valore del cash flow generato da questa quota di mercato, nel fisso ancora molto rilevante.

Quale potrebbe essere, infine, l’interesse di TIM e dei suoi azionisti alla fusione fra le due reti infrastrutturali? Chi contrasta il progetto della infrastruttura unica sottolinea che TIM verrebbe privata della proprietà di un asset fondamentale per il conto economico della società, ma anche di un importante sottostante del suo debito, nonché della possibilità di continuare a usare la proprietà e gestione della infrastruttura per erigere barriere a difesa della sua posizione dominante sul mercato dei servizi di TLC. In senso opposto, un’altra parte degli analisti, anche sulla base di qualche esperienza di altri Paesi (ultimo, il caso della separazione della Telecom Céca), ritiene che la separazione proprietaria della rete genererebbe valore per gli azionisti, tanto dal lato della erogazione di servizi di TLC quanto dal lato della gestione e valorizzazione della infrastruttura.

La società della infrastruttura (rectius, i suoi azionisti) realizzata la aggregazione/fusione con Open Fiber, beneficerebbe dei consistenti vantaggi regolatori attribuibili a un operatore non verticalmente integrato, della possibilità di concentrare le risorse nella accelerazione degli investimenti sulla rete in fibra, e di programmare e gestire uno switchoff integrale dal rame alla fibra, man mano che il roll out della infrastruttura FTTH procede; potrebbe anche, alla fine, ottenere il riconoscimento degli stranded cost per l’anticipata chiusura/dismissione della rete in rame (divenuta di sua proprietà per effetto della aggregazione fra le due infrastrutture ex TIM e Open Fiber).

I vantaggi in termini di efficienza degli investimenti, di incremento dei ricavi e di riduzione dei costi di gestione sarebbero, assai probabilmente, tali da consentire di assicurare agli utenti finali (famiglie e imprese) prezzi di abbonamento in linea con quelli attualmente pagati, se non addirittura inferiori, nonostante la assai migliore qualità della connessione. Ma anche da consentire, nello stesso tempo, di gestire senza tensioni e conflitti il personale in eccesso proveniente da Tim.

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