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Dopo lo stop della Cma alla acquisizione di Activision l’UK teme una Microsoft-Exit?

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Per il presidente di Microsoft l’Ue ora è un luogo più attraente per fare impresa del Regno Unito. La decisione della Cma di bloccare l’acquisizione di Activision rischia di far fuggire all’estero parecchi capitali e la politica è già in fermento. Rivoluzione in vista per l’Antitrust britannica?

Diversi analisti e alcune testate videoludiche inglesi hanno ricondotto il recente post LinkedIn del Primo ministro britannico Rishi Sunak a una risposta, nemmeno troppo indiretta, a ciò che avrebbe “combinato” la Competition and Markets Authority, meglio nota come Cma, ovvero l’autorità antitrust del Regno Unito, negando a Microsoft il permetto di acquisire Activision per la circa di 70 miliardi col rischio di un possibile monopolio della casa di Redmond nel mercato del cloud gaming.

RIVOLUZIONE IN VISTA PER L’ANTITRUST UK?

L’ipotesi al momento resta tale, dato che Sunak, alle prese con la crisi economica del post Brexit, è di fatto alla ricerca di capitali esteri e dunque avanza proposte generiche e non mirate che riguardano la necessità di “stimolare l’innovazione, gli investimenti e la crescita annunciando due decisioni strategiche che vadano a modificare il comportamento dei nostri enti regolatori”. In merito parla però anche di “una sterzata strategica alla Competition and Markets Authority (Cma)” e assicura che “le regolamentazioni future saranno al centro delle decisioni del governo”.

Quel che è certo è che per la Cma la situazione s’è fatta scivolosa, sia perché la sua decisione può allontanare le software house coinvolte e altre multinazionali dall’Inghilterra sia perché, nelle stesse ore, la Commissione europea – in genere accusata proprio dagli inglesi di essere troppo severa e voler operare un controllo eccessivamente invadente nella vita delle imprese – ha invece dato il proprio ok all’acquisizione.

 

L’INTERVENTO (IN DIFESA) DI CMA AL PARLAMENTO SU ACTIVISION

E così ai vertici di Cma, rappresentati da Marcus Bokkerink e Sarah Cardell, è toccato riferire in parlamento, difendendo il perché del loro “no” alla Casa di Redmond. Un incontro aspro, giocato sulla difensiva, in cui non sono mancate le scintille coi parlamentari. “Capisco l’illazione: quando viene presa una decisione che blocca un accordo, ci si chiede se il Regno Unito sia aperto agli affari”, ha detto il presidente della Cma Bokkerink. “Tutte le imprese sanno che c’è una grande differenza tra la costruzione di un’impresa, l’investimento in una nuova impresa, l’investimento in una startup, la creazione di una nuova impresa – c’è una grande differenza tra questo e l’acquisto di un’impresa già affermata, ben consolidata e con posizioni consolidate. Le due cose non sono la stessa cosa.

“Il Regno Unito ha sempre incoraggiato – ed è compito della Cma incoraggiare – mercati aperti e competitivi. Siamo attenti – come è nostro dovere – agli investimenti che consolidano un potere di mercato già radicato.” Interrogata dal Business and Trade Committee sul perché la Cma fosse giunta a una conclusione diversa da quella della Commissione Europea, la dirigente Sarah Cardell ha affermato che la differenza risiedeva nel rifiuto della autorità di accettare il rimedio suggerito da Microsoft di un accordo decennale per salvaguardare l’emergente mercato del cloud gaming.

“La Commissione europea ha concordato che l’accordo avrebbe sollevato problemi di concorrenza, non c’è alcuna differenza tra la Cma e la visione europea”, ha detto Cardell ai parlamentari, “ma la Commissione ha comunque concluso che è opportuno accettare il rimedio [di Microsoft]”, facendo riferimento ai vari accordi conclusi da Redmond pergarantire i titoli di punta di Activision anche su console differenti dalle loro. “Hanno il loro test da applicare e hanno raggiunto il loro punto di vista, e hanno tutto il diritto di raggiungerlo. Ma noi rimaniamo dell’idea, dal punto di vista del Regno Unito, che non fosse appropriato accettare quel rimedio”.

LE PRESSIONI DI MICROSOFT SULLA POLITICA UK

La patria delle teorie liberali si è sentita dire da Brad Smith, presidente di Microsoft che con quella decisione “c’è un chiaro messaggio che emerge, e cioè che l’Unione Europea è un luogo decisamente più attraente per far partire un’impresa rispetto al Regno Unito.” La decisione della Cma per Smith segna “probabilmente il giorno più buio dei quarant’anni di Microsoft nel paese”, e “mina in maniera sostanziale la nostra fiducia nel futuro per quanto concerne la possibilità di sviluppare un business tecnologico in Inghilterra.”

E se le parole di Smith sono apparse macigni a una classe politica che naviga nelle acque perigliose e inesplorate della Brexit, i silenzi del CEO della casa di Redmond, Satya Nadella, fanno ancora più timore. Alla domanda di quello che accadrebbe se l’acquisizione dovesse essere finalizzata, a fronte del blocco imposto dalla Cma Microsoft smetterà di vendere giochi Activision in UK, Nadella, non ha negato, limitandosi a dire: “Aspettiamo che tutto si concluda”, Una Microsoft-exit in piena regola che la politica britannica farà certamente di tutto per scongiurarla.

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