Innovazione, Reti per la crescita

Agcom, Agid, 5G e Open Fiber. Ecco cosa (non) dicono M5S, Centrodestra e Pd sul digitale

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Idee e proposte su digitale, banda larga, 5G nei programmi elettorali dei partiti in vista del 4 marzo. Tutti i dettagli nell’articolo di Giusy Caretto e Michele Arnese

L’Italia digitale deve correre (non poco) per recuperare il gap con gli altri Paesi europei. Anche nel 2017, infatti, l’Italia non ha superato la prova digitale: ci sono stati pochi progressi e nella classifica del Digital Economy and Society Index 2017 (Desi), la graduatoria annuale che fotografa la digitalizzazione nei 28 Stati dell’Unione europea, l’Italia si era piazzata nuovamente al 25esimo posto, come nel 2016. Qualcosa in questi ultimi 12 mesi è stato fatto,  ma siamo solo all’inizio di questo processo di trasformazione.

Nemmeno la Pubblica amministrazione eccelle in questo campo. In 160 pagine, la  Commissione parlamentare di inchiesta denuncia la grave situazione italiana: mancano persone competenti, i progetti sono portati avanti con ritardi inaccettabili, spesso non vengono nemmeno finiti. Qualche risorsa, in questo senso, il governo lo ha speso. Sono stati stanziati 5,5 miliardi calcolati, 85 euro per ogni cittadino, ma – critica la Commissione di inchiesta – è mancata la capacità di controllo della qualità della spesa. In parole povere, i progetti hanno portato pochi benefici agli utenti.

SPID, IL FALLIMENTO DI UN SUCCESSO

Anche Spid, l’identità digitale che avrebbe dovuto rappresentare una rivoluzione (e una grande semplificazione per i cittadini) non ha riscosso poi così grande successo e, purtroppo, siamo ancora molto distanti dai tassi di adozione di altri paesi, (in Estonia l’identificazione digitale è adottata dal 98% della popolazione).

Il Sistema Pubblico di Identità Digitale, infatti, ha superato i due milioni di utenti e sta per compiere due anni, ma le registrazioni procedono a macchia di Leopardo, con la Lombardia che è la prima della classe, secondo i dati forniti dall’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid).

LA TRAVAGLIATA AGID

Proprio Agid, istituita con il Governo Monti, ha subito di recente cambi al vertice: Renzi ha voluto alla guida dell’Agenzia Alessandra Poggiani che, a nemmeno un anno dal suo insediamento, ha deciso di lasciare la direzione dell’Agenzia per candidarsi alle elezioni regionali del Veneto, da esterna, nella lista Pd di Alessandra Moretti. A prendere il suo posto è stato Antonio Samaritani, ex responsabile ICT della Regione Lombardia (fortemente voluto dalla ministra della Pubblica Amministrazione Marianna Madia). Samaritani aveva (ed ha) il difficile compito di guidare la travagliata Agenzia, che ha avuto una vita contrastata.

SERVE FARE MEGLIO

Pd, Movimento5Stelle, Centrodestra: chi andrà al governo avrà un importante compito, quello di accelerare sul digitale, quello di portare l’Italia al livello degli altri paesi europei, quello di catalizzare la trasformazione di Pubblica Amministrazione ed imprese, per non restare (troppo) indietro.

Ma si farà meglio? Leggendo i programmi sì, l’Italia digitale spiccherà il volo: Lega e Movimento 5 Stelle promettono innovazioni specie nella governance del settore, mentre il Pd sostiene l’idea della creazione di un fondo unico per il digitale.

COSA DICE M5S

Banda larga tra le priorità: il M5S riconosce che la scarsa diffusione è “un problema per lo sviluppo economico, ma anche per quello culturale e sociale”. Per spingere su questo punto, il programma indica “un’unione tra la futura Open Fiber pubblica e la principale infrastruttura di rete del nostro Paese”.

Tale infrastruttura. secondo i Pentastellati, è “essenziale per lo sviluppo reale dell’Italia ed è l’unica opzione per garantire  standard di sicurezza elevati. Tutti gli investimenti infrastrutturali degli ultimi anni, dovranno  fornirci una rete che duri nel tempo, in quanto i dati storici ci dicono che la richiesta di banda  aumenta 10 volte ogni sette anni. Questo aspetto spinge verso il superamento della rete in rame  (100 Mbps simmetrici) e verso la costituzione di un soggetto che fa la rete ma non offre i servizi (non verticalmente integrato)”.

Il programma del M5S parla anche di 5G. “L’Europa ci chiede semplicemente di liberare la banda 700, ma non ci dice né come farlo né come risolvere la situazione delle tv locali e nazionali: tale decisione spetterà al Governo. – si legge nel programma – L’obiettivo del MoVimento 5 Stelle sarà quello di ottimizzare le risorse assegnate all’emittenza locale e nazionale tramite adozione di soluzioni tecniche, con un nuovo sistema di compressione video MPEG4, maggiormente efficiente, in luogo dell’attuale MPEG2”. Il Movimento si ispira alla Francia, dove “hanno deciso di passare alle trasmissioni in standard DVB-T codificate in MPEG4 invece del classico MPEG2, che tradotto vuol dire che i francesi non dovranno cambiare né decoder né tv, dato che la compatibilità è intorno al 90%. Questa soluzione lascerebbe essenzialmente tutto com’è adesso, liberando la capacità necessaria per il 5G, lasciando le tv al loro posto e non incidendo in nessun modo sugli utenti finali”.

E c’è di più. Sempre sul fronte digitale, i Pentastellati vorrebbero “un’unica cabina di regia per cui è importante istituire un nuovo soggetto nel prossimo Governo che semplifichi la governance digitale”, ora suddivisa tra diversi soggetti. “Esiste l’Agid istituita con il Governo Monti, un commissario straordinario all’innovazione sotto la Presidenza del Consiglio, nominato dal Governo Renzi che cerca di sopperire alle mancanze di  organico e di competenze dell’Agenzia, alcuni importanti compiti sono gestiti dall’Agcom”, spiegano nel programma.

COSA PROPONE IL CENTRODESTRA

Idea simile a quella della Lega: nel programma del movimento capitanato da Matteo Salvini sono indicate le intenzioni del Centrodestra (Forza Italia, Fratelli di Italia e, appunto, Lega). I tre partiti riconoscono la necessità di digitalizzare la Pubblica Amministrazione, ma è nel programma elettorale della Lega che è possibile intuire qualcosa in più. Con la Lega al potere, “i data center, gli uffici e i servizi digitali di profilazione di aziende e persone, i sistemi di pagamento in uso nell’Amministrazione Pubblica e nelle società partecipate dalla Pubblica Amministrazione, parimenti a quanto in corso di revisione negli Stati Uniti ed in Russia, sono definiti funzionali e strategici per la sicurezza e l’efficienza dello Stato”. La vera rivoluzione per il settore, invece, sarebbe quella della creazione di un’Autorità delle Comunicazioni che andrà a sostituire “la vigente AGCOM, le direzioni generali dei sistemi informatici dei Ministeri, il commissario per il digitale e l’innovazione, AGID agenda digitale italiana. L’Autorità delle Comunicazioni è l’unica deposta al rilascio dell’identificazione digitale unica per i Cittadini e le Imprese”.

IL PROGRAMMA DEL PD

“Abbiamo realizzato sperimentazioni e un piano strategico per traghettare il pubblico verso un’amministrazione digitale” si legge nel programma del Partito Democratico, che rivendica quanto realizzato dai governi Renzi e Gentiloni e propone alcune manutenzioni. “Il passaggio a un’amministrazione pubblica che agisca stabilmente mediante le tecnologie digitali necessita di ulteriori interventi, nello specifico: a) Anagrafe nazionale della popolazione residente (“i dati devono essere unici e in un unico luogo”); b) Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e Carta d’identità elettronica (“l’identità di una persona è una, è certa, è per sempre”); c) PagoPa, un modo diverso e più naturale per i cittadini di pagare la Pubblica Amministrazione (“per pagare basta un click”); d) Open data e Data analytics (da “questo dato è mio e lo gestisco io” a “questi dati sono aperti e condivisibili”)”, si legge sul programma di partito.

Si resta sul vago, invece, sul tema della banda larga. Il Partito intende accelerare “il piano Banda ultra larga sulle cosiddette aree bianche e grigie dove ancora il 70% delle nostre imprese non trova una adeguata copertura di rete ad alta velocità di connessione, così come sul 5G e sulle reti di connettività a 1 gigabit per secondo nelle aree metropolitane”.

Come accennato, poi, tra levolontà del Pd ceè quella di “Istituire un fondo unico che raccolga tutti i finanziamenti già esistenti per completare la digitalizzazione e catalogazione del patrimonio culturale italiano; di introdurre la formazione al digitale obbligatoria, permanente e strutturale degli operatori; di potenziare le infrastrutture (banda larga in tutti i musei, archivi, biblioteche e altri luoghi della cultura pubblici entro il 2023)”.

 

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